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Polonia, dieci anni di guerra sulla Corte: tutte le tappe

Dal 2015 a oggi, lo scontro sui giudici costituzionali ha attraversato governi e presidenti – Ecco come si è arrivati alla notte di Varsavia
©Piotr Nowak
Red. Online
31.10.2026 14:15

La crisi che oggi paralizza il Tribunale costituzionale polacco non nasce venerdì sera. È l'ultimo capitolo di uno scontro sulla legittimità dei giudici che dura da oltre dieci anni e che ha attraversato governi e presidenti di segno opposto. Ecco le tappe principali.

2015, cinque giudici e due nomine rivali

Tutto comincia nel giugno 2015. La coalizione uscente di centro (PO-PSL) modifica la legge per far eleggere dal Parlamento cinque giudici costituzionali prima delle elezioni di ottobre. L'8 ottobre il Sejm uscente li nomina, ma il presidente Andrzej Duda si rifiuta di farli giurare. Vinte le elezioni, il PiS dichiara nulle quelle nomine e il 2 dicembre ne elegge altri cinque, che Duda fa giurare subito. Il giorno dopo il Tribunale stabilisce che tre delle nomine precedenti erano legittime e due no. Il centro aveva dunque forzato le regole per due seggi, mentre il PiS ha occupato anche i tre già assegnati. I tre giudici contestati diventano noti come «giudici supplenti».

2016-2023, la Corte sotto controllo politico

Il PiS cambia più volte le regole di funzionamento del Tribunale. Nel marzo 2016 la Corte giudica incostituzionali le prime modifiche, ma il governo di Beata Szydło si rifiuta di pubblicare la sentenza. Nel dicembre 2016 Julia Przyłębska diventa presidente del Tribunale. Nel 2021 la Corte europea dei diritti dell'uomo stabilisce che il Tribunale, in quella composizione, non è un organo «costituito per legge». Nello stesso anno i giudici polacchi mettono in discussione il primato di alcune norme del diritto europeo sulla giustizia.

2024-2025, il tentativo di Tusk

Arrivata al potere dopo le elezioni dell'ottobre 2023, la coalizione di Donald Tusk fa del ripristino dello Stato di diritto una priorità. Nel marzo 2024 il Sejm contesta con una risoluzione lo status dei tre giudici del PiS e la legittimità di Przyłębska. Duda blocca le due riforme presentate a settembre, sottoponendole al Tribunale stesso. A dicembre Duda nomina presidente della Corte Bogdan Święczkowski, ex procuratore nazionale e vicino all'ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Il governo, intanto, smette di pubblicare le sentenze del Tribunale nella Gazzetta ufficiale.

2026, i giuramenti negati

A marzo il Sejm elegge nuovi giudici. Il presidente Karol Nawrocki, eletto nel 2025 con il sostegno del PiS, ne fa giurare solo una parte, contestando la procedura. Gli esclusi giurano davanti a un notaio in Parlamento, ma Święczkowski non li ammette. Il 12 maggio il Tribunale dà ragione al capo dello Stato: il presidente non è obbligato ad accettare ogni nomina. Lo stesso mese la Corte di Strasburgo adotta una misura provvisoria che chiede di non ostacolare l'insediamento dei nuovi giudici. La Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa precisa che il ruolo del presidente nel giuramento dovrebbe essere solo cerimoniale.

Ottobre 2026, lo scontro dentro il Tribunale

A ottobre giura in Parlamento anche Maciej Berek. Il 30 ottobre la giudice Anna Korwin-Piotrowska sospende per un mese Święczkowski e il vice Bartłomiej Sochański e assume la guida della Corte. La vecchia dirigenza parla di decisione illegale. Sette giudici entrano nell'edificio scortati dal Servizio di protezione dello Stato. Nella notte arriva Nawrocki, che denuncia un tentativo di presa di un organo costituzionale. Oggi Święczkowski ha annunciato che cercherà di riprendere il controllo del Tribunale, mentre Korwin-Piotrowska ha convocato un'Assemblea generale dei giudici per il 3 novembre.

Che cosa c'è in gioco

La posta va oltre le nomine. Quando le sentenze non vengono pubblicate e le istituzioni non concordano sul loro valore, l'incertezza ricade su leggi che riguardano cittadini, imprese, fisco e servizi pubblici. E a ogni cambio di potere sono arrivate nuove interpretazioni, anziché una soluzione condivisa.

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