Il reportage

Povera Milano, il giorno dopo: «Come il far west»

Tra vetrine rotte, cocci da raccogliere e scaffali rimasti vuoti la città corre per tornare «a fatturare» – Ma chi lavora al fronte è ancora sotto choc Se la protesta diventa un furto di massa, il conto del carovita si fa ancora più salato
Milano, 19 ottobre 2026 - danni ai negozi dopo le manifestazioni contro l'aumento del caro vita del week end - guerriglia urbana © CdT/Davide Illarietti
Davide Illarietti
19.10.2026 20:28

Il manichino ribaltato per terra, pancia in su, con ancora i vestiti addosso, sembra la vittima sulla scena del delitto. È lì così da un giorno, tra i vetri rotti e gli scaffali saccheggiati.

«Poteva andare peggio» sospira il direttore che svapa per calmarsi davanti al negozio della Champions, uno dei tanti rimasti chiusi ieri in centro a Milano dopo le razzie di sabato e domenica. «Siamo scappati tutti al sesto piano, personale e clienti. Faccio ancora fatica a parlarne. Per fortuna nessuno si è fatto male».

Il weekend dei cristalli

Ma qualcosa è morto per davvero, nel weekend “dei cristalli” meneghino, e non è solo il manichino vestito da «tamarro» che i passanti osservano attraverso la vetrina. «Ci siamo chiusi nel magazzino e abbiamo chiamato i soccorsi» racconta Cristian, due civici più in là. «Quando sono arrivati, i vandali avevano già devastato altri due negozi». La sensazione di sicurezza, la tranquillità associata all’idea stessa di shopping è andata in frantumi in non uno, ma due pomeriggi di follia nel cuore della città-simbolo dell’economia italiana. E con essa la fiducia dei commercianti, che raccolgono i cocci il giorno dopo.

«L’impressione è di essere stati abbandonati a noi stessi». Ludovica, commessa, spazza i vetri sulla soglia della boutique Risorgimento. Le grucce alle pareti sono vuote, lei ancora non se ne capacita. «Siamo un negozio per signore» sottolinea. I vandali erano ragazzini, quasi tutti maschi, a parte qualche piccola «gangster» adolescente. «Non sono il nostro target, non so se mi spiego. Che cosa se ne fanno di un intero stock di pellicce?».

È lo spaesamento che nasce davanti all’ovvietà del male - «le venderanno su Vinted» butta là un collega - non per il reato in sé ma per la dinamica, le proporzioni. Nell’arco di poche ore nel capoluogo lombardo sono state colpite decine di negozi e fermati oltre duecento «manifestanti» quasi tutti minorenni, il cui unico obiettivo - sta qui la differenza - era il vandalismo.

«Ma quale protesta!»

La più colpita è via Torino, non a caso, l’arteria che collega il Duomo ai Navigli, obiettivo più «commerciale» che politico. Del resto, se il pretesto era una manifestazione contro il carovita - organizzata per sabato dal comitato «Italia in piazza» sulla scia dell’autunno caldo francese - le razzie sono state fomentate dal tam-tam sui social fino a domenica pomeriggio, quando l’orda è tornata per il «bis» mischiandosi alla clientela dei negozi. «Ma quali manifestazioni, è stato un furto di massa» riassume bene un addetto alla sicurezza (originario del Senegal) che di taccheggi e «maranza» se ne intende. «Non avevo mai visto una cosa simile».

Dolcetto o rapina

La protesta per il “diritto allo shopping” che diventa furto e basta. Il risultato ricorda il day-after di un Halloween arrivato in anticipo. La violenza non ha risparmiato le pensiline dei tipici tram milanesi, i paraventi di un caffé con vista sulla Galleria Vittorio Emanuele ai cui tavolini siedono di nuovo turisti arabi e americani, all’apparenza sempre inconsapevoli (o indifferenti). Le vetrine addobbate per la festa dei morti si alternano con quelle rotte per davvero, dove l’orda dei baby-vandali ha giocato a «dolcetto o scherzetto» senza chiedere nulla, prendendosi tutto.

«Io penso che sia solo l’inizio» dice la commessa di una nota catena di pizzerie d’asporto. «L’hanno fatto una volta, poi due. Il prossimo weekend che cosa ci aspetta? Speriamo almeno vadano da un’altra parte». Di fianco alla porta, una ragnatela di crepe nel vetro è il ricordo lasciato da un ragazzino - «avrà avuto dodici anni» - che ha lanciato un palo spartitraffico di ferro, mentre dentro i clienti mangiavano. «Per fortuna non ero da sola» racconta la commessa. «Ci siamo barricati qui dentro con la clientela: Per quanto tempo? Sarà stata un’ora».

Un giovane collega annuisce e butta fuori il fumo della sigaretta - qui molti fumano, forse per decomprimere - con l’aria un po’ western di chi si farebbe giustizia da solo. «Siamo lasciati a noi stessi. Qualche settimana fa al supermercato qui di fronte hanno accoltellato un addetto alla sicurezza. Sta diventando davvero il far-west».

Se tutto va bene domani siamo di nuovo operativi
Responsabile Carrefour via Torino

Tornare a fatturare

Attraversata la strada, un cartello spiega che il Carrefour di via Torino oggi è chiuso («Ci scusiamo con la clientela») e gruppi di curiosi si fermano a fotografare. Non si può entrare, ma le facce di quelli che escono - dipendenti, operai addetti alle riparazioni - la dicono lunga su cosa c’è all’interno.

«È un gran casino» ammette un responsabile che non è autorizzato a commentare, deve occuparsi di far ripartire la macchina il più presto possibile. I video circolati in rete mostrano scene che ricordano gli assalti ai supermercati durante la pandemia di COVID, negli Stati Uniti, o quelli ai forni di manzoniana memoria.

Nel day-after milanese prevale la fretta di tornare al «business as usual» - «se tutto va bene domani siamo di nuovo operativi» promette il responsabile del Carrefour - anche se di «usual» in tutto questo non c’è niente.

Poco più avanti il negozio di Footlocker, il più amato dai giovani vandali e per questo diventato il simbolo della devastazione, si barrica dietro a dei pannelli di compensato che sembrano arrivati tardi. In realtà, servono a proteggere il lavoro del vetraio, che è già venuto a prendere le misure. «Mi servono due lastre sei per tre, fammele avere per stasera, dai dai».

Metro in mano, consuma il marciapiede una telefonata dopo l’altra. Dentro, i dipendenti si preparano alla prossima razzia di clienti - si spera - paganti. Gli scaffali sono di nuovo pieni di scarpe. Tra due weekend è di nuovo Halloween, quello vero.

In questo articolo: