Italia

Proteste a Milano, i manifestanti si organizzano: «La vera violenza? Gli stipendi fermi da 30 anni e l'affitto alle stelle»

I gruppi Telegram «Italia in Piazza» e «Movimento 17 ottobre» raccolgono migliaia di iscritti: chi ha organizzato il corteo a Milano critica i disordini dei maranza - Diverse le testimonianze: «Prendo mille euro al mese: i minorenni non hanno futuro se già gli adulti fanno fatica»
©MATTEO CORNER
Michele Montanari
19.10.2026 18:01

Le devastazioni, i saccheggi e gli attacchi alla polizia andati in scena lo scorso weekend a Milano sono difficili da cancellare. Ma siamo convinti che ridurre le proteste dei giovani a violenza e disordini sia profondamente sbagliato e riduttivo. «Ci dissociamo dalle violenze dei maranza, hanno rovinato il nostro messaggio di lotta pacifica anche se una parte del popolo ci sorregge ancora», ha dichiarato quest'oggi all’agenzia stampa AGI Louis, studente universitario di 21 anni, nonché rappresentante della sezione milanese di «Italia in Piazza», il movimento che ha promosso il corteo di sabato. «I maranza hanno esagerato, non è il metodo giusto. Posso arrivare a capire che si incendino i cestini dei rifiuti, ma non quello che è successo. Anche a me è arrivata una sedia addosso e ringrazio gli agenti in borghese che mi hanno protetto con lo scudo. Molti di noi sono tra i feriti», ha aggiunto. Poi ha spiegato i motivi dietro alla manifestazione: «Le nostre battaglie sono quelle del carovita, della sanità scadente, degli stipendi bassi, dei prezzi troppo alti per gli alloggi universitari. Siamo in tantissimi giovani ma l'età varia, dai 13 ai 70 anni».

L'organizzazione su Telegram

Oggi c'è chi critica i media per aver raccontato solo una parte della storia. D'altronde, è inevitabile che gli attacchi alle forze dell’ordine e le vetrine sfasciate facciano più rumore di chi chiede un futuro migliore. Le azioni dei facinorosi provenienti in gran parte dalle province lombarde e dall’hinterland milanese meritano dure condanne. Pure da parte di chi in quella manifestazione ci credeva veramente.

Al momento i gruppi Telegram in cui i giovani si stanno organizzando per le prossime manifestazioni sono due: «Italia in piazza» e «Movimento 17 ottobre». In poche ore hanno raccolto migliaia di iscritti. Proprio in queste ore gli utenti stanno pensando a uno slogan condiviso. C'è chi propone «cogito quindi merito di vivere». «Poco immediato», gli fa notare qualcuno, suggerendo qualcosa di più diretto, come «casa, studio, futuro». Si condividono idee, si riflette ad alta voce. Un admin pubblica il regolamento del gruppo. Il movimento è neutrale: «È vietata qualsiasi bandiera politica o di partito: sole bandiere italiane». Ed è pacifico: «Zero tolleranza per violenza, illegalità, contenuti espliciti, insulti o discriminazioni».

Inutile dire che con così tanti iscritti, la situazione sfugge velocemente di mano. Ci pensa «Andrea» a ricordare le regole: «Non è un’organizzazione per arruolarsi e promuovere violenza. Sono manifestazioni pacifiche. Se pensate che questo sia il ritrovo per inneggiare a scontri, uscite immediatamente dalla chat». Un utente elogia le azioni dei maranza. Viene subito richiamato all’ordine: «Noi siamo contro la violenza e organizziamo manifestazioni pacifiche».

Violenza sì, violenza no

Ma ignorare l’elefante nella stanza è impossibile. C’è chi sostiene le azioni violente e chi propone la devastazione di banche e negozi di lusso. Qualcuno diffonde uno screenshot di un gruppo WhatsApp in cui si chiede ai partecipanti quale marchio internazionale bisognerebbe attaccare per primo. Da Chanel in giù, per intenderci. Si cerca di farli ragionare: «Senza gli istituti di credito non avreste potuto neanche comprare il telefono dal quale state scrivendo». Un altro iscritto al gruppo prende le distanze dai facinorosi: «Io sto con chi ha un ideale e motivi validi, non con quelle m***e che lo fanno solo per saccheggiare i negozi». Sulla questione il dibattito si accende: «Facciamo distinzione: rubare al negozietto che con il mio acquisto paga le lezioni di danza alla figlia è sbagliato. Spaccare una multinazionale che paga i commessi una miseria e vende una maglia a 200 euro è giusto».

Quelli che hanno messo a ferro fuoco Milano, non a torto, sono stati definiti gli «utili idioti» del Governo, visto che hanno completamente distolto l’attenzione dalle problematiche denunciate dai manifestanti. E infatti non sono ben visti: «Per come la vedo io, le opzioni sono due. La prima è continuare a fare casino gratuito e finire per portare acqua al mulino di Salvini, Meloni e Vannacci. L’altra è cercare di organizzarsi seriamente per creare una alternativa seria a questo Governo».

O ancora: «Credo che in un momento come questo debba esserci coesione. Capisco i diversi punti di vista ed è normale che ce ne siano. Credo che ci sia bisogno di estrema organizzazione e attenzione. Non parlerei di violenza ora, soprattutto in canali in cui si può essere rintracciati. La strumentalizzazione avverrà sempre e comunque. C'è un obiettivo comune: criticare questo Governo e cercare di far capire che non si è più disposti a sopportare l'andamento attuale di questa classe politica che non guarda più in faccia nessuno. Dobbiamo trovare degli obiettivi comuni e cominciare a costruire qualcosa di sempre più organizzato e strutturato».

Nel movimento c'è pure chi pensa in grande: «Dobbiamo portare più gente comune dalla nostra parte e far capire che il movimento che sta nascendo è qualcosa che comprende tutti, stiamo lottando per avere voce in capitolo. Una parte difficile è portare i media dalla nostra parte o almeno che mostrino il punto di vista dei nuovi movimenti che stanno nascendo. Non bastano i social, serve una voce che sappia tradurre il linguaggio delle piazze in quello dei giornali. Occorre trovare giornalisti sensibili o creare un ufficio stampa interno. Cercare di coinvolgere persone "famose" (cantanti, fumettisti, scrittori), cercare di portare le persone e l'opinione pubblica dalla nostra parte senza farsi sovrastare con strategie classiche: cercheranno di parlare delle violenze, ma bisogna sempre riportarli sulle motivazioni delle mobilitazioni». 

Mille euro al mese, tra affitto e bollette

Ma al di là delle questioni organizzative, è davvero difficile ignorare le storie personali di molte persone scese nelle piazze. Non sono tutti giovanissimi o studenti: «Io ho 30 anni, faccio fatica a pagare l’affitto. Devo pure pensare a mia moglie e mia figlia», scrive un utente. «Fino a un mese fa mi toccava lavorare 12 ore al giorno per 1000 euro al mese, 6 giorni su 7», ribatte un altro. Una donna prende la parola: «Io full-time a 1000 euro al mese: i minorenni non hanno futuro se già gli adulti fanno fatica». La risposta è immediata: «Immagina prendere 1000 euro al mese, pagare 600 di affitto, 200 di bollette e 100 per la spesa».

Poi c'è chi descrive il futuro incerto di un'intera generazione: «Tra carovita, salari da fame, precarietà e crisi abitativa, siamo alla canna del gas. Eppure nulla di concreto. Movimenti pilotati, infiltrati, manipolati: le solite baggianate. E di quelli che scenderanno in piazza a "fare bordello"", quanti ne resteranno davvero a costruire qualcosa? Nessuno. È la protesta nell'era dell'anestesia digitale: attenzione di dieci secondi, indignazione a comando e impegno pari a zero. Tutto momentaneo, tutto annacquato».

Un altro commento attira la nostra attenzione: «Le vere violenze sono gli stipendi fermi da 30 anni, la benzina a 2 euro al litro, l'aumento dei prezzi, gli affitti fuori scala». Ma la lista è lunga: «Sette o otto euro l'ora sono violenza, i pomodori raccolti per pochi centesimi a cassetta cedendo una fetta della paga al caporale sono violenza, l'intermediario illegale che recluta i braccianti è violenza, l'insegnante precario licenziato a giugno, riassunto a settembre e lasciato d'estate con l'indennità di disoccupazione, subisce violenza. La subisce chi rinuncia a curarsi perché le liste d'attesa non finiscono mai e un'assicurazione privata non può permettersela».

Questi sono i timori della gente che fatica ad arrivare alla fine mese e non vede un futuro, silenziati dai disordini e dalle violenze. Dalle scarpe alla moda e dai vestiti griffati rubati nei negozi milanesi. Dalle azioni di giovani facinorosi con più firme addosso che peli sul viso.

In questo articolo: