Proteste e violenza, l'Italia corre ai ripari con i soldati a Milano: e «nasce un nuovo reato»

«Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no». Lo ha scritto su X la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, con tanto di video in cui elenca le misure approvate «per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini».
Dopo i disordini in alcune città italiane, con Milano messa a ferro e fuoco da gruppi di giovani «maranza», il Consiglio dei Ministri, nelle scorse ore, ha approvato un decreto-legge che introduce «disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile». Meloni, riferendosi alla violenza contro le autorità e i saccheggi avvenuti nei negozi del Capoluogo lombardo, ha parlato di «scene inaccettabili» che «nessuno può pensare di minimizzare». Le nuove misure, ha aggiunto, mirano a dare «un nome a chi si nasconde dietro a un cappuccio». Di fatto, in Italia «nasce un nuovo reato»: la «partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche», per gruppi superiori a 5 persone.
La premier è quindi entrata nei dettagli: «Se durante una manifestazione ti unisci a un gruppo di 5 o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a 5 anni di carcere e fino a 20 mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o sei hai ferito qualcuno la pena aumenta, e aumentano le pene anche per chi devasta in gruppo». Chi organizza e promuove raggruppamenti violenti, anche «tramite strumenti informatici e telematici», rischia invece fino a 12 anni di carcere. Per tutti questi «delitti» è consentito l’arresto in flagranza differita. Inoltre, si legge sul sito del Governo italiano, «sono rese procedibili d’ufficio anche le lesioni personali cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni».
Giorgia Meloni ha evidenziato: «Applichiamo un principio semplice: “chi rompe paga” e se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori. Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l'ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un'auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo». La sanzione amministrativa «in caso di violenza a persone o cose, commessa da un minore, anche se non imputabile», è comminata ai genitori: si va da 500 a mille euro. La cifra raddoppia in caso di reiterazione del reato.
Minori imputabili e soldati a Milano
Con il nuovo decreto-legge, inoltre, è stata introdotta «la presunzione di imputabilità per i minori che hanno compiuto i 14 anni: la capacità di intendere e di volere si presume fino a prova contraria». Al contrario di quanto avviene per chi è minore di 14 anni, i ragazzi tra i 14 e i 18 anni possono ora essere processati senza attenuanti legate all’età. Rispetto all’articolo del Codice penale finora in vigore, «il minore è considerato imputabile a meno che la difesa non riesca a dimostrare concretamente la sua incapacità di intendere o di volere al momento del fatto». Precedentemente, era l’accusa a dover provare la maturità caso per caso.
Anche ai minorenni, inoltre, viene applicato l’arresto in flagranza differita (cioè non quando la persona è colta sul fatto, ma quando vengono raccolte prove a suo carico entro 48 ore), purché il reato sia dimostrabile, anche attraverso video. Nel testo ministeriale si legge: «Le norme sul processo penale minorile sono adeguate di conseguenza, anche in materia di misure cautelari. Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili. Quando un minore, anche non imputabile, partecipa a determinati reati, a chi esercita la responsabilità genitoriale si applicano sanzioni amministrative, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Sono inoltre agevolate le procedure per il risarcimento dei danni: per quelli a beni pubblici può disporlo direttamente il prefetto, mentre i privati danneggiati possono ottenerlo più rapidamente con un decreto ingiuntivo».
Sul piano della prevenzione, «l’accompagnamento e il trattenimento presso gli uffici di polizia per un massimo di 12 ore (il cosiddetto "fermo preventivo"), già previsti in occasione di manifestazioni, sono estesi alle specifiche operazioni di polizia svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone. Si applicano, anche nei confronti dei minorenni, ai soggetti per i quali, sulla base di elementi concreti, vi sia fondato motivo di ritenere che attuino condotte di concreto pericolo per la sicurezza». Il questore «può inoltre disporre il divieto di radunarsi con persone determinate in luoghi specificamente individuati, per una durata non superiore a un anno, anche nei confronti di minori che hanno compiuto i quattordici anni. Il divieto si applica a chi abbia tenuto in gruppo comportamenti intimidatori o violenti e sia già stato destinatario di provvedimenti di prevenzione o condannato per delitti contro la persona o il patrimonio», si legge ancora nel testo del decreto. Inoltre, «per consentire la convalida degli arresti nei termini di legge in occasione di eventi con un numero rilevante di arresti, è prevista una procedura accelerata per l’applicazione di magistrati agli uffici giudiziari interessati».
Fino al 31 dicembre 2026, il contingente delle forze armate impiegato per il controllo del territorio (nell’ambito dell’operazione «Strade sicure») è stato incrementato di 500 unità per la sola città di Milano, con una spesa di 4,7 milioni di euro. «Il contingente verrà messo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per concorrere ai servizi che dovranno essere svolti nella città per il controllo del territorio e la sicurezza pubblica della città», ha spiegato ieri il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Con gli ulteriori soldati previsti nel Capoluogo lombardo il numero totale di membri delle forze armate impiegati per la sicurezza sul territorio nazionale sale quindi a quota 7.300 unità.
Quel bambino di 11 anni
La premier italiana, nel suo video su X, ha poi aggiunto: «Quasi 200 agenti feriti e danni che solo a Milano, secondo Confcommercio, valgono circa un milione di euro. Chi c'era in quelle piazze? Centinaia di giovanissimi, moltissimi di loro minorenni, arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno. È un fenomeno che dobbiamo affrontare con serietà, anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare. Però voglio essere chiara, non c'è l'idea politica, non c'è disagio sociale, non c'è opposizione al Governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce».
Giorgia Meloni ha quindi evidenziato un caso specifico: quello di un giovanissimo filmato e diventato virale sui social. Nel video in questione si vede il piccolo, con volto coperto, avvicinarsi alla telecamera con fare minaccioso, mentre chi lo filma afferma allibito: «Ma sei alto un metro e 30». La premier ha commentato: «C'è un dato che, dal mio punto di vista, dovrebbe far riflettere tutti: il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni. Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa. Noi non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro. Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o magari per farsi pubblicità finisca per giustificarli. Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo dall'inizio del mandato. E continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno. Ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza, in primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo».
La presidente del Consiglio ha infine chiesto unità nel condannare le violenze, indipendentemente dalle idee politiche.
