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Un funzionario iraniano: «Alcuni degli scontri più pesanti e il maggior numero di morti si sono verificati nelle aree curde nel nordovest dell'Iran» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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21:36
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Iran, «i manifestanti hanno attaccato l'ambasciata palestinese»
Il Jerusalem Post, citando il media iraniano Asr Iran, riferisce che centinaia di manifestanti hanno assaltato la residenza dell'ambasciatore dell'Autorità nazionale palestinese Salam al-Zawawi a Teheran, ferendolo e causando ingenti danni.
Circa 200 manifestanti l'8 di gennaio, riporta questa sera il media iraniano, hanno attaccato la residenza scandendo slogan, lanciando molotov e forzando l'ingresso. Anche alcuni membri del personale dell'ambasciata sono rimasti feriti.
Secondo quanto riferito, l'ambasciatore al-Zawawi dopo l'assalto è stato trasferito in ospedale per ricevere cure mediche. La moglie, la sua famiglia e i membri dello staff dell'ambasciata si sono rifugiati nel seminterrato della residenza in attesa che le forze di sicurezza li salvassero, ha scritto Asr Iran. Successivamente, la polizia è entrata nella residenza «affrontando gli aggressori».
21:32
21:32
Paura in Iran per l'attivista Erfan
A dieci giorni dall'arresto in Iran, il destino di Erfan Soltani continua a preoccupare. Perché le notizie sul conto di questo giovane, diventato simbolo delle proteste contro il regime, arrivano poche e incerte, vista anche la spessa coltre di opacità sulla situazione nel Paese innalzata dalle autorità con il blocco del web.
Intanto, Teheran è tornata a tuonare contro Washington, all'indomani di un botta e risposta di fuoco tra Ali Khamenei e Donald Trump. «Un attacco alla Guida suprema equivale a una guerra totale contro il popolo iraniano», ha avvertito il presidente Masoud Pezeshkian dopo che il presidente americano aveva definito l'ayatollah «un uomo malato» ed evocato la necessità di «una nuova leadership in Iran».
Nelle ultime ore segnali contraddittori sono arrivati sulla di Erfan, arrestato lo scorso 8 gennaio a Karaj, ad ovest di Teheran. Per lui era stata inizialmente annunciata la condanna a morte, poi ritrattata dalle autorità iraniane, tanto che lo stesso Trump aveva «ringraziato» il regime per aver fermato le esecuzioni dei manifestanti arrestati. Ma a riaccendere la preoccupazione era stata la notizia che fosse stato «brutalmente ucciso sotto la custodia della Repubblica Islamica», forse in seguito a un pestaggio in carcere, diffusa da ambienti dell'opposizione iraniana e rilanciata anche dall'account ufficiale su X in farsi del ministero degli esteri israeliano. Poco dopo è arrivata la smentita: «Erfan è vivo e ha potuto incontrare la sua famiglia», ha fatto sapere l'ong Hengaw citando Somayeh Malekian, una donna che in un video inviato dall'estero dice di essere una sua parente. Il ministero israeliano ha quindi cancellato il post sul conto di Erfan.
Resta tuttavia l'ansia per il 26enne ancora in carcere per aver protestato in piazza, mentre secondo un funzionario iraniano, citato dalla Reuters, è di almeno 5000 persone uccise, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, il bilancio delle manifestazioni degli ultimi giorni. La magistratura continua a promettere il pugno duro contro chi ha appoggiato le proteste. «Gli arresti proseguiranno», ha detto il portavoce Asghar Jahangir, aggiungendo che alcuni atti sono configurabili come reato di «guerra contro Dio», punibile con la pena di morte.
Tuttavia sembrano arrivare anche indicazioni di una calma apparente: oltre al graduale ripristino di alcune funzionalità di Internet, tra cui le ricerche su Google, le autorità hanno autorizzato la riapertura delle scuole, chiuse da una settimana, e delle università. Il regime intanto sembra perdere i primi pezzi: secondo Iran International il vicecapo di fatto della missione iraniana presso l'Onu a Ginevra, Alireza Jeyrani Hokmabad, ha chiesto asilo in Svizzera e manifestato l'intenzione di non tornare in patria per il timore di potenziali ripercussioni legate ai continui sconvolgimenti nel paese.
21:32
21:32
Dirigente licenziato in Iran, si era rifiutato di bloccare Internet
Alireza Rafiei, amministratore delegato di Irancell, il secondo operatore di telefonia in Iran, è stato licenziato per non aver obbedito alla decisione delle autorità di applicare il blocco degli accessi a Internet: lo ha riportato l'agenzia di stampa Fars.
Lo scorso 8 gennaio, l'Iran aveva interrotto senza preavviso tutte le telecomunicazioni, mentre si moltiplicavano gli appelli a partecipare alle manifestazioni antigovernative inizialmente innescate dalla stagnazione economica. Da allora, l'accesso generale a Internet è quasi impossibile in Iran, anche se nelle ultime ore hanno iniziato a essere revocate certe restrizioni per alcuni siti stranieri, come Google.
«Alireza Rafiei è stato sollevato dall'incarico dopo circa un anno alla guida dell'azienda Irancell», ha indicato Fars. «Le autorità competenti hanno deciso di licenziare l'amministratore delegato di Irancell invocando il »mancato rispetto delle regole annunciate in situazione di crisi«, ha aggiunto l'agenzia.
18:48
18:48
Il presidente siriano annuncia di aver firmato un accordo di cessate il fuoco con il leader delle forze curde
Il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha annunciato oggi di aver firmato un accordo di cessate il fuoco con il leader delle forze curde in Siria, Mazloum Abdi, dopo due giorni di rapide avanzate delle forze siriane nei territori a lungo controllati dai curdi nel nord e nell'est del paese.
«Raccomando un cessate il fuoco completo», ha detto Sharaa ai giornalisti al palazzo presidenziale dopo un incontro con l'inviato statunitense in Siria, Tom Barrack, aggiungendo che un accordo era stato firmato a distanza con Abdi, che non ha potuto viaggiare a causa delle condizioni meteorologiche.
La presidenza ha pubblicato il testo dell'accordo firmato in 14 punti, che include l'integrazione delle Forze democratiche siriane (Sdf) e delle forze di sicurezza curde nei ministeri della difesa e degli interni, l'immediata consegna al governo delle province di Deir Ezzor e Raqqa controllate dai curdi e l'assunzione di responsabilità da parte di Damasco per i prigionieri dell'Isis e le loro famiglie trattenuti nelle prigioni e nei campi controllati dai curdi.
18:27
18:27
A Davos ci sarà anche Isaac Herzog
Il presidente israeliano Isaac Herzog si unirà martedì al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, per una visita di due giorni. Nell'ambito della visita, Herzog parteciperà alla sessione plenaria centrale del Forum, terrà riunioni politiche e interverrà in vari forum internazionali. Lo riferisce il portale di notizie Ynet.
15:45
15:45
Israele: oltre 4.200 camion di aiuti umanitari sono entrati nella Striscia di Gaza tra l'11 e il 17 gennaio
Oltre 4.200 camion di aiuti umanitari sono entrati nella Striscia di Gaza tra l'11 e il 17 gennaio, in base agli accordi in vigore. Lo ha dichiarato l'agenzia israeliana che gestisce il trasferimento degli aiuti umanitari (COGAT)
Secondo l'unità di coordinamento del ministero della difesa israeliano, i convogli trasportavano alimenti, forniture mediche e attrezzature per i rifugi, sulla base delle priorità indicate dalle organizzazioni internazionali.
Nello stesso periodo, sono entrati anche otto camion con cassonetti per i rifiuti a sostegno delle operazioni di igiene e sanità, mentre sette ambulanze sono state donate a un'organizzazione medica registrata per rafforzare la risposta sanitaria.
Il 12 gennaio, decine di residenti della Striscia con doppia cittadinanza o in possesso di visti validi hanno lasciato Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom, proseguendo verso la Giordania tramite il ponte Allenby. È stato inoltre completato il coordinamento per la rotazione del personale umanitario delle organizzazioni registrate e autorizzate. Prosegue infine l'ingresso di tende, indumenti e materiali per la protezione invernale, in linea con il piano concordato con i partner internazionali.
14:07
14:07
«Ucciso in Iran il giovane Erfan, simbolo della protesta»
Secondo alcune fonti, riportate sul conto del ministero degli esteri israeliano in lingua farsi della rete sociale X, Erfan Soltani, il 26enne iraniano diventato un simbolo delle proteste in Iran, «è stato brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica».
Arrestato durante una manifestazione con l'accusa di propaganda contro il sistema islamico e di aver agito contro la sicurezza nazionale, è stato portato in carcere a Karaj, fuori Teheran. La magistratura iraniana aveva smentito la condanna a morte in una dichiarazione riportata dalla televisione di Stato. Ma da ieri sera sulle reti sociali si è diffusa la notizia che invece Soltani è stato ucciso.
14:05
14:05
Proteste in Iran, i morti potrebbero essere oltre 16mila
Il bilancio delle vittime della repressione delle proteste in Iran supererebbe i 16'500 morti, secondo un rapporto redatto da medici iraniani citato dal domenicale britannico The Sunday Times. Il documento indica nello specifico che la maggior parte delle vittime sono giovani sotto i 30 anni e che altre 330'000 persone sono rimaste ferite, con gran parte delle uccisioni avvenute nell'arco di due giorni.
«Questo è un livello di brutalità completamente nuovo», ha detto al giornale il professor Amir Parasta, chirurgo oculista iraniano-tedesco che ha contribuito a creare la rete di medici che ha messo a punto il documento. «Questa volta stanno usando armi di livello militare e quello che stiamo vedendo sono ferite da arma da fuoco e da schegge alla testa, al collo e al torace».
Il rapporto precisa che i dati sono stati raccolti dal personale di otto importanti ospedali oculistici e 16 pronto soccorso in tutto l'Iran. Aggiunge che i medici sono stati in grado di comunicare utilizzando la tecnologia vietata Starlink durante il blocco di Internet. Il rapporto segnala anche un elevato numero di lesioni agli occhi: le forze di sicurezza avrebbero fatto ricorso anche a fucili da caccia, con almeno 700 persone che hanno perso la vista.
12:59
12:59
L'Iran valuta di ripristinare internet gradualmente
Le autorità iraniane stanno valutando di ripristinare «gradualmente» l'accesso a internet dopo il blocco delle comunicazioni, riporta l'agenzia di stampa France-Presse (Afp) citando media locali.
Afp aggiunge esser riuscita stamani a connettersi a internet dall'ufficio di Teheran, sebbene la maggioranza dei provider web e mobili restino interrotti.
Le chiamate internazionali sono possibili da martedì e la messaggistica di testo è stata ripristinata ieri. Sempre ieri sera, l'agenzia di stampa semiufficiale iraniana Tasnim ha riferito che «le autorità hanno annunciato che anche l'accesso a internet sarebbe stato gradualmente ripristinato», senza fornire altri dettagli.
L'Iran avvierà il ripristino «graduale» dell'accesso a internet, bloccato dall'8 gennaio a causa delle proteste nazionali iniziate il 28 dicembre, ha dal canto suo riferito all'agenzia di stampa italiana Ansa una non meglio definita «fonte informata».
Le piattaforme Instagram, Telegram, X, Facebook e YouTube erano già state vietate in Iran alcuni anni fa, spingendo gli utenti a utilizzare reti private virtuali (VPN, dall'inglese virtual private network), ma anche queste sono state vietate dall'8 gennaio.
11:53
11:53
Iran, «Almeno 5mila persone sono morte durante le proteste»
Un funzionario iraniano ha dichiarato che le autorità hanno accertato che almeno 5000 persone sono state uccise durante le proteste in Iran, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza. Il funzionario incolpa «terroristi e rivoltosi armati» per l'uccisione di «iraniani innocenti», scrive l'agenzia di stampa britannica Reuters sul suo sito.
Il funzionario, che ha preferito restare anonimo data la delicatezza della questione, ha anche riferito all'agenzia che alcuni degli scontri più pesanti e il maggior numero di morti si sono verificati nelle aree curde nel nordovest dell'Iran, una regione in cui i separatisti curdi sono stati attivi e dove le tensioni sono state tra le più violente nei passati periodi di disordini.
«Non si prevede che il bilancio finale aumenti drasticamente», ha affermato il funzionario, aggiungendo che «Israele e gruppi armati all'estero» hanno sostenuto e equipaggiato coloro che sono scesi in piazza.
Le autorità iraniane attribuiscono regolarmente la colpa dei disordini ad avversari stranieri, tra cui Israele, acerrimo nemico della Repubblica islamica, che ha lanciato attacchi militari contro l'Iran a giugno.
L'organizzazione non governativa (ong) Human Rights Activists in Iran (Hrana, ong con sede negli Stati Uniti che si dedica alla promozione e alla difesa dei diritti umani in Iran), ha indicato ieri che il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 3308, con altri 4382 casi in fase di revisione. L'organizzazione ha inoltre confermato oltre 24'000 arresti.
Per uno studio realizzato da Iran International, organizzazione d'opposizione basata a Londra, la stima invece arriva ad oltre 12'000 vittime.
Analogamente a quanto affermato oggi dal funzionario citato da Reuters, Hengaw, ong per i diritti umani registrata in Norvegia che si concentra sulla denuncia e la documentazione delle violazioni dei diritti umani in Iran, in particolare contro la minoranza curda, sostiene che alcuni degli scontri più violenti durante le proteste scoppiate a fine dicembre si siano verificati nelle aree curde del nordovest.
08:41
08:41
Il punto alle 8
Oggi dovrebbero riaprire le scuole in Iran. Erano chiuse dal 10 gennaio in risposta all'ondata di proteste che hanno invaso la repubblica islamica. Intanto ieri le autorità iraniane hanno annunciato di aver arrestato alcuni esponenti della minoranza Bahai, accusati di essere membri attivi in quelle che hanno definito «rivolte». Nel frattempo, il presidente Usa Donald Trump ha affermato che «è giunto il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran». Khamenei, ha aggiunto, «è colpevole della completa distruzione del paese e dell'uso di violenza a livelli mai visti prima». Secondo il tycoon, affinché l'Iran continui a funzionare «la leadership dovrebbe concentrarsi sulla corretta gestione del paese, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull'uccisione di migliaia di persone per mantenere il controllo sul paese».
Per quanto riguarda Gaza, infine, stando al portale israeliano Ynet, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe esteso l'invito a far parte del Board of Peace anche al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, o a qualcuno che lo rappresenti.
Intanto però il sito statunitense di notizie politiche Axios, citando alcune fonti, secondo le quali il premier israeliano non è stato consultato nella scelta dei componenti del Consiglio, che include a livello esecutivo e non solo anche Turchia e Qatar, scrive che la pazienza degli Stati Uniti di fronte alle obiezioni di Netanyahu sul Consiglio per la pace è molto ridotta: Gaza «è il nostro show, non il suo. Abbiamo gestito le cose negli ultimi mesi come nessuno pensava fosse possibile, e continueremo ad andare avanti».
Secondo Axios, Netanyahu non è stato consultato perché non ha voce in capitolo, hanno riferito alcune fonti americane. «Se vuole che ci occupiamo di Gaza, lo faremo a modo nostro. Che si concentri sull'Iran e lasci a noi il compito di gestire Gaza», hanno aggiunto spiegando che gli Stati Uniti stanno facendo un «favore» a Netanyahu. Se il piano «fallisce potrà dire ve lo avevo detto. Sappiamo che se avrà successo, si prenderà il merito», hanno osservato.
