Riaperto l’oleodotto Druzhba, il petrolio russo torna a scorrere: l'UE vicina al mega-prestito a Kiev

Il petrolio russo torna a scorrere verso l’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba, dopo quasi tre mesi di interruzione per i danni causati da un attacco di droni attribuito ai russi. La notizia non arriva da sola: i ministri europei del COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) hanno approvato in via preliminare lo sblocco del prestito di 90 miliardi di euro urgenti per Kiev, nonché il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La procedura formale di approvazione si concluderà domani, ha fatto sapere la presidenza dell'Unione europea.
Una chiusura controversa
L'oleodotto Druzhba, evidenzia la Reuters, è diventato una delle infrastrutture più controverse d'Europa in seguito a un attacco di droni avvenuto nell'Ucraina occidentale, che ha portato all’interruzione delle forniture di petrolio russo a Ungheria e Slovacchia suscitando grande preoccupazione nei due Paesi.
Il gruppo petrolifero ungherese MOL Group nelle scorse ore ha fatto sapere che l’Ucraina ha ripreso a pompare l’oro nero verso occidente: «MOL prevede che le prime spedizioni di petrolio greggio, a seguito della riattivazione della sezione ucraina del sistema di oleodotti, arrivino in Ungheria e Slovacchia entro domani (giovedì) al più tardi» si legge in una nota.
Ieri sera, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un messaggio su Telegram aveva annunciato che Kiev «ha completato i lavori di riparazione del tratto dell'oleodotto Druzhba danneggiato lo scorso gennaio da un attacco attribuito alle forze russe», aggiungendo che l’oleodotto sarebbe presto tornato a funzionare.
Il manufatto dal nome eloquente («druzhba» in russo significa «amicizia») è stato costruito all'inizio degli anni Sessanta e trasporta petrolio dalla Russia all'Europa centrale, transitando attraverso l'Ucraina. Sebbene Kiev abbia tentato di danneggiarlo diverse volte, in gennaio l’attacco che ha messo ko l'infrastruttura nell'Ucraina occidentale sarebbe stato sferrato dai russi, bloccando il flusso di petrolio verso Occidente. Nonostante l’interruzione sia stata attribuita a Mosca, l’ormai ex premier ungherese Viktor Orbán, leader europeo più vicino al Cremlino, ha sempre posto il veto in seno all’UE al versamento di un prestito da 90 miliardi di euro a Kiev, affermando che avrebbe sostenuto l’ex Repubblica sovietica solamente quando Budapest avrebbe riavuto il suo petrolio. Orbán però oggi non ha più voce in capitolo in seguito alla sconfitta elettorale contro Péter Magyar, il quale oggi intende rilanciare le difficili relazioni tra Ungheria e UE. L’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica ceca hanno approvato il prestito, ma non parteciperanno al pagamento. Per quanto riguarda il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il primo ministro slovacco Robert Fico aveva affermato che il suo Paese avrebbe continuato a bloccarlo fino a quando l'oleodotto non fosse stato «effettivamente riaperto».
Per Kiev «una questione di vita o di morte»
Druzhba, con una rete di 5.500 chilometri è l’oleodotto più lungo del mondo. Oggi è gestito dal colosso russo a partecipazione statale Transneft, tuttavia la sua costruzione risale agli anni Sessanta e, quindi, all’Unione Sovietica. Fornisce alle raffinerie di Germania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia il petrolio proveniente dagli Urali, dalla Siberia occidentale e dal Mar Caspio. Da quei tubi, prima della guerra in Ucraina, passavano tra i 750 e gli 800 mila barili di greggio al giorno. L’oleodotto, negli anni, è diventato una fonte di impieghi (diretti e indiretti), assumendo un’importanza centrale per diversi Paesi europei, sempre più dipendenti dalla Russia.
Come detto, dopo qualche ora dopo l’annuncio della ripartenza di Druzhba, i funzionari UE riuniti a Cipro hanno approvato in via preliminare gli ingenti aiuti a Kiev. «L'Ucraina ha davvero bisogno di questo prestito ed è anche un segnale che la Russia non può resistere a lungo sull'Ucraina», ha dichiarato Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell'UE, prima dell'incontro.
Ieri sera, Zelensky aveva reso noto di aver discusso con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e con il presidente del Consiglio europeo, António Costa, le modalità per sbloccare il prestito: «Non ci possono essere più motivi per bloccarlo. L'UE ha chiesto all'Ucraina di riparare l'oleodotto Druzhba, distrutto dalla Russia. Lo abbiamo riparato. Ci auguriamo che anche l'UE rispetti gli impegni presi». Kiev dovrà restituire i fondi solamente se la Russia in futuro pagherà le riparazioni del Paese invaso e devastato dalla guerra.
Il vice primo ministro ucraino Taras Kachka, citato dalla BBC, ha definito i finanziamenti dell'UE «una questione di vita o di morte» per Kiev, aggiungendo che due terzi di essi saranno destinati al rafforzamento delle esigenze di difesa di Kiev, mentre il resto sarà impiegato per un'assistenza finanziaria più ampia.
Stop al petrolio kazako verso la Germania
Nonostante la riapertura dell’oleodotto, la Russia ha intenzione di interrompere il flusso di petrolio kazako attraverso Druzhba verso una raffineria nella Germania orientale, a partire dal primo maggio. Lo ha riferito il Ministero dell'energia tedesco all'AFP.
La filiale tedesca della compagnia petrolifera statale russa Rosneft ha comunicato alle autorità di regolamentazione tedesche che il Ministero dell'energia russo ha ordinato l'interruzione delle forniture.
Rosneft Germania «sta attualmente valutando le implicazioni» della chiusura dell'oleodotto per la raffineria e «sta utilizzando tutte le opzioni disponibili per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento in Germania», ha affermato il Ministero citato dal Guardian. Mosca, dal canto suo, ha confermato la sospensione delle spedizioni di oro nero dal Kazakistan parlando di motivi «tecnici». «Dal primo maggio, i volumi di petrolio kazako precedentemente trasportati in Germania attraverso l'oleodotto Druzhba saranno infatti reindirizzati verso altre rotte logistiche disponibili. Ciò è dovuto alle attuali capacità tecniche», ha dichiarato ai giornalisti il vice primo ministro russo Alexander Novak.
Il governo tedesco ha posto Rosneft Germania sotto amministrazione controllata in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe di Vladimir Putin, nel febbario 2022, e alle sanzioni UE contro il settore energetico russo.
