L'approfondimento

Romania, un’isola latina in un oceano slavo: ecco perché

L’Europa orientale è un terreno di coesistenza fra popolazioni molto differenti, sia tra gli slavi stessi sia tra componenti giunte da più lontano
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Luca Lovisolo
05.03.2026 11:03

Pensando alla Romania, ci si chiede come sia possibile che in una regione europea abitata a maggioranza da popolazioni slave si trovi un Paese di lingua neolatina. L’Europa orientale è un terreno di coesistenza fra popolazioni molto differenti, sia tra gli slavi stessi sia tra componenti giunte da più lontano. È questo retroterra, che rende così acuti e spesso difficili da comprendere per noi gli accesi contrasti etnici che macerano in Europa orientale e che esplodono, talvolta, in conflitti sanguinosi.

Tutt’oggi in Romania vivono minoranze ungheresi, tedesche, rom e slave; la loro importanza storica può esse superiore a quella numerica attuale. Alla fine del regime di Nicolae Ceaușescu, dopo il 1989, la Romania non vive scontri etnici violenti, come accade invece nella vicina ex Jugoslavia. Eppure, appena sollevata la cappa del comunismo, la questione della minoranza ungherese riemerge con forza; intanto, gli appartenenti alla minoranza tedesca svuotano le città popolate secoli addietro dai loro antenati e fuggono verso la Germania, spinti dalle penose condizioni in cui Ceaușescu abbandona il Paese. Proprio la minoranza tedesca ha dato i natali alla sinora unica scrittrice d’origine romena premio Nobel per la letteratura (2009), Herta Müller.

La comunità ebraica, da parte sua, in Romania occupa funzioni chiave ancora a inizio Novecento, riporta André Tibal nelle memorie dei corsi tenuti a Parigi tra il 1926 e il 1929 per la sede europea della Fondazione Carnegie. Viene decimata nei decenni successivi dal regime antisemita asservito alla Germania di Hitler.

Le origini della latinità: da Traiano ai principati romeni

L’Impero romano s’installa nella regione sotto la guida dell’imperatore Traiano, nel secondo secolo dopo Cristo. Traian, oggi, è uno dei nomi di battesimo più popolari in Romania. Roma conquista ed espande la Dacia, che comprende, nel momento della sua massima estensione come provincia romana, un territorio molto simile alla Romania di oggi. Da essa prende il nome la celebre marca romena di automobili. I Romani conferiscono alla provincia l’identità latina che la contraddistingue tuttora, quasi due millenni dopo.

Durante il Medioevo si rafforzano i principati che nel quattordicesimo secolo si consolidano in tre grandi entità: la Moldavia, la Transilvania e la Valacchia. Sono esposti senza posa alle brame incrociate dei popoli circostanti.

La Valacchia, a sud, sconfigge l’Ungheria nel 1330 e si istituzionalizza come voivodato, una forma di principato elettivo diffusa a quelle latitudini. È articolata in distretti governati da giudici, detti in romeno «județi»: è il nome che tuttora definisce in Romania le amministrazioni che in Italia si chiamano province. La Valacchia cade poi sotto la dominazione ottomana e vi rimane per circa due secoli.

La Moldavia, una colonna della Romania

La Moldavia, a nord, nel Medioevo condivide la sottomissione ai Mongoli con la vicina antica Rus’, Stato predecessore dell’odierna Ucraina. L’indebolirsi dei Mongoli permette la nascita dei tre Stati slavi che conosciamo oggi (Ucraina, Bielorussia e Moscovia, poi Russia) e l’emergere del principato romeno di Moldavia, nel quattordicesimo secolo.

La Moldavia storica è situata in un’area simile all’omonima regione romena e alla Repubblica di Moldova di oggi, ma è più estesa; deve lottare contro l’Ungheria, la Polonia e la Moscovia, che puntano al Mar Nero. Stefano III il Grande («Stefan cel Mare», 1433-1504) fa della Moldavia uno dei pilastri della futura Romania unita. La vittoria sugli Ottomani, resa possibile dall’alleanza con la Polonia, dura poco: a inizio Cinquecento la Moldavia cade anch’essa in mano turca.

La Transilvania e le sue diversità

La Transilvania, la regione centro-occidentale della Romania, confina con l’Europa centrale ed è protetta sul lato opposto dai monti Carpazi. Cade dopo l’anno Mille sotto la dominazione ungherese. Tra dodicesimo e tredicesimo secolo vi arrivano i coloni germanici; in tedesco, la Transilvania prende il nome di «Siebenbürgen».

Le diversità della Transilvania risaltano ancora oggi nella cultura della regione, nell’architettura delle città e nella presenza di comunità cattoliche e protestanti, pressoché assenti nel resto della Romania, a maggioranza ortodossa.

Il tentativo del principe della Valacchia Michele il Coraggioso (1558-1601) di unire il suo principato alla Transilvania e alla Moldavia, per formare un primo Stato unitario romeno, ha vita brevissima. Indebolitasi la presenza ungherese, la Transilvania resta qualche decennio autonoma e poi, a fine Seicento, diventa provincia dell’Impero austroungarico.

Cantemir, un umanista e un padre della Romania

A inizio Settecento compare una figura chiave della storia e della cultura romene, Dimitrie Cantemir (1674-1723). Cantemir è per breve tempo principe di Moldavia ed è un umanista di prima grandezza, cresciuto a contatto con la cultura occidentale nella Moldavia sottomessa ai turchi. È autore di una monumentale storia dell’Impero ottomano, redatta in latino e tradotta già a suo tempo in diverse lingue europee.

L’opera che scolpisce Cantemir nella memoria dei romeni, però, è la «Storia degli antichi Romeni-Valacco-Moldavi» («Hronicul vechimei a Romano-Moldo-Vlahilor»). Con abbondanza di fonti accademiche e folcloriche, Cantemir razionalizza il fondamento della latinità dei romeni e della loro lingua. Riconosce l’esistenza di più varianti della lingua romena, ma sottolinea che proprio la lingua è un elemento unificante dei principati in cui è articolata la Romania: «Anche noi moldavi ci definiamo romeni, e la nostra lingua non è il daco e non è il moldavo, è il romeno; tanto che, quando chiediamo a uno straniero se parla la nostra lingua, non gli chiediamo “parli moldavo?”, ma “parli romeno?”».

Una distinzione artificiale tra lingua romena e lingua moldava comparirà, per ragioni politiche, nella Moldavia sovietica, con l’intento di spezzare il legame fra la porzione di Moldavia storica diventata repubblica sovietica e quella rimasta parte della Romania.

La sconfitta contro i Turchi

Per combattere contro la persistente invadenza dell’Impero ottomano, Cantemir concorda un’alleanza con Pietro il Grande di Russia e muove guerra. La campagna, però, si conclude con la sconfitta di Stănilești (1711). In conseguenza, la Moldavia resta sotto il controllo turco e Cantemir è costretto a rifugiarsi sotto l’ala del potente alleato moscovita.

Cantemir muore nei pressi di Kyjiv, in Ucraina, allora parte dell’Impero russo. La sconfitta militare non cancella la sua opera intellettuale, che consolida la consapevolezza dell’unità dei romeni intorno alla radice latina. È anche grazie all’appartenenza al ceppo linguistico latino, che in Romania, nei decenni successivi, si diffonde la conoscenza dell’Illuminismo francese.

Siamo ancora lontani dall’unità romena: Valacchia e Moldavia restano sotto il controllo degli Ottomani, che sostituiscono i sovrani locali con governanti di origine greca. Intanto, l’Impero austro-ungarico controlla, oltre alla Transilvania, anche la Bucovina. Sul fronte opposto, l’estendersi dell’Impero russo sul Mar nero aumenta le pressioni di Mosca su tutta la regione.

L’unione dei principati: nasce la Romania moderna

La realizzazione della Romania unita deve attendere l’Ottocento: sotto la guida di Alexandru Ioan Cuza (1820-1873) si uniscono i principati di Moldavia e Valacchia; nel 1862 costituiscono il primo nucleo della Romania moderna, con l’assunzione ufficiale di questo nome e la designazione di Bucarest come capitale del nuovo Stato unitario.

Mancano all’appello la Transilvania e la Bucovina. Le due regioni si uniscono alla Romania a seguito della caduta dell’Impero austroungarico, alla fine della Grande guerra (1918); sono di nuovo perdute ma poco dopo riconquistate durante il secondo conflitto mondiale, quando però metà della Bucovina e della Moldavia cadono sotto l’Unione sovietica. Queste porzioni di territorio formano oggi la regione ucraina di Černivci (Cernauți, in romeno) e la Repubblica di Moldova.

La «Ville Lumière» dell’Est nel primo Novecento

La latinità della Romania e la stretta relazione sorta con la Francia sono i tratti che ancora a inizio Novecento distinguono Bucarest dalle altre capitali di quello spicchio d’Europa orientale. Fino alla Seconda guerra mondiale, la lingua più corrente in Romania dopo il romeno è il francese. La cultura accoglie forti influenze dai movimenti parigini, anche grazie alle reciproche migrazioni di esponenti della scena intellettuale.

L’appellativo di «Parigi dell’Est» che gratifica Bucarest in quegli anni non si deve solo alla grandiosa architettura della città, prima delle distruzioni perpetrate dal regime di Ceaușescu: nasce anche dagli intensi rapporti politici con Parigi e dalla diffusione di una «art de vivre» alla francese presso le élite romene. La Romania è tutt’oggi Paese membro dell’Organizzazione mondiale della francofonia, con il 12% della popolazione che parla francese come lingua straniera, conferma il rapporto «La langue française dans le monde» del 2022 (fonte: Organisation mondiale de la francofonie).

L’ascesa del regime comunista e la collocazione della Romania nella sfera sovietica, alla fine della Seconda guerra mondiale, oscurano la «Ville Lumière» dell’Est. La Romania ne riemerge nel 1989: la sua vicenda ci offrirà molti altri spunti per i prossimi articoli.

Questo approfondimento fa parte di una seria curata dal ricercatore indipendente Luca Lovisolo in esclusiva per CdT.ch. Per leggere la prima puntata clicca qui

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