Scontro all'aeroporto LaGuardia: «L'allarme non ha funzionato, l'autopompa non aveva il transponder»

Il nullaosta ad attraversare una pista dell'aeroporto di New York LaGuardia, dato da uno dei due controllori del traffico aereo di turno in quel momento a un mezzo dei Vigili del Fuoco, è arrivato appena dodici secondi prima che il volo AC 8646 di Air Canada, operato da Jazz Aviation, atterrasse in provenienza da Montréal. Di tempo per evitare la collisione, insomma, non ce n'era, al netto del «fermati, fermati, fermati» intimato dallo stesso controllore non appena si è reso conto dell'errore. Due persone, i piloti del Bombardier CRJ-900, sono morte.
Il National Transportation Safety Board statunitense, l'agenzia investigativa del Governo americano che indaga ed emette rapporti in merito agli incidenti che coinvolgono aeroplani nota come NTSB, stabilirà quale delle numerose misure di sicurezza dell'aeroporto abbia fallito. O, meglio, come mai l'autopompa della Port Authority sia entrata in pista nel momento sbagliato. Tra gli aspetti oggetto di indagine, scrive Associated Press, vi sono la prassi di avere solo due controllori in servizio durante la notte, il sistema di allarme della pista che avrebbe dovuto segnalare il rischio di uno schianto, il coordinamento del traffico aereo e di quello a terra, la richiesta di fermarsi intimata all'ultimo all'autopompa.
Sappiamo, fra le altre cose, che i controllori stavano gestendo un'emergenza riguardante un altro aereo: era stato segnalato un forte odore in cabina in un velivolo di United Airlines in partenza. Jennifer Homendy, a capo dell'NTSB, ha invitato i media a non trarre conclusioni affrettate. E, soprattutto, a non incolpare i controllori. «Si tratta di un ambiente in cui il carico di lavoro è molto intenso» ha affermato. «Avere due controllori in servizio nella torre di controllo è una pratica comune durante il turno di notte, ma da tempo rappresenta motivo di preoccupazione per l’NTSB». Entrambi i dipendenti erano all’inizio del loro turno quando si è verificato l’incidente.
Secondo i dati forniti dalla società di analisi del settore aeronautico Cirium, domenica sera la torre di controllo dell’aeroporto LaGuardia ha registrato un traffico più intenso del previsto: i ritardi dei voli hanno fatto sì che il numero di arrivi e partenze, dopo le 22, fosse più che doppio rispetto a quanto previsto. Tra le 23 e il momento dell’incidente, meno di 40 minuti dopo, erano atterrati una dozzina di voli. Nel frattempo, la torre di controllo stava coordinando l’intervento di emergenza per far fronte all'emergenza segnalata dal volo United. La presenza di soli due controllori è un limite minimo stabilito dalla FAA, Federal Aviation Administration, l'Agenzia che regola ogni aspetto riguardante l'aviazione civile negli Stati Uniti, nel 2018. In precedenza, si erano verificati casi di controllori addormentatisi di turno, mentre erano in servizio da soli.
LaGuardia è il più piccolo dei tre principali aeroporti commerciali dell'area metropolitana di New York e il più vicino a Manhattan. I voli operati sullo scalo sono principalmente dei voli interni degli Stati Uniti e del Canada. Intitolato all'ex sindaco Fiorello La Guardia, l'aeroporto è uno dei 35, nel Paese, dotati di un sistema avanzato di sorveglianza di superficie volto a eliminare le pericolose incursioni in pista e a prevenire gli incidenti. Il sistema, noto come ASDE-X, è basato su varie fonti fra cui il radar di movimento di superficie. A questo giro, non ha funzionato come previsto anche perché, leggiamo, l'autopompa non era dotata di un transponder come ha confermato Homendy. Dietro l'autopompa, inoltre, c'erano altri veicoli di emergenza. La stretta vicinanza dei veicoli in fase di immissione sulla pista avrebbe impedito al sistema di attivare l'allarme, ha aggiunto la responsabile del National Transportation Safety Board.
Lo scorso maggio, la FAA ha esortato i 35 aeroporti muniti di sistemi avanzati di sorveglianza di superficie, come quello di LaGuardia, a dotare i propri veicoli di transponder, precisando che erano disponibili fondi federali per contribuire alla loro copertura. Sebbene l’NTSB non abbia raccomandato direttamente l’installazione di transponder sui veicoli che circolano all’interno dell’aeroporto, questi dovrebbero essere di serie ha specificato Homendy. «I controllori del traffico aereo dovrebbero sapere che cosa si trova davanti a loro, sia che si tratti della superficie aeroportuale sia dello spazio aereo. Dovrebbero disporre di tali informazioni per garantire la sicurezza». Alla domanda sulla mancanza di un transponder nell'autopompa, l'Autorità Portuale di New York e New Jersey, che gestisce l'aeroporto, ha dichiarato ad Associated Press di essere «nell'impossibilità di rilasciare dichiarazioni a causa delle indagini in corso».
L'NTSB, dicevamo, ha ricostruito la cronologia degli ultimi istanti dopo aver esaminato la registrazione della cabina di pilotaggio dell'aereo di Air Canada, che le autorità hanno recuperato praticando un foro nel tetto dell'aeromobile. Secondo gli investigatori, 25 secondi prima dell'incidente l'autopompa dei Vigili del Fuoco ha chiesto di attraversare la stessa pista su cui il volo AC 8646 aveva già ricevuto l'autorizzazione ad atterrare, quasi due minuti prima. Secondo quanto accertato dall'NTSB, un controllore ha autorizzato il camion ad attraversare la pista cinque secondi dopo, quando l'aereo si trovava a poco più di 30 metri dal suolo. Poi, appena nove secondi prima dello scontro, la torre di controllo ha ordinato all’autopompa di fermarsi: un secondo prima che il carrello di atterraggio dell’aereo toccasse terra, secondo quanto riferito dall’NTSB. Homendy ha affermato che le luci di segnalazione dello stato della pista dell'aeroporto funzionavano, il che avrebbe potuto far capire all'autista dell'autopompa di non attraversare la pista al di là dell'autorizzazione data dal controllore. Le luci, incassate nella pavimentazione, sono progettate per diventare automaticamente rosse quando una pista è occupata, in modo da segnalare ai conducenti dei veicoli e ai piloti di non immettersi.
