«Siamo la vergogna d'Europa»: l'ira dei sindaci francesi

«Il mondo ci guarda, stamattina siamo la vergogna d'Europa». Benoît Payan non usa giri di parole. All'indomani di un fine settimana segnato da violenze, saccheggi e devastazioni a margine della mobilitazione nazionale del 17 ottobre contro il carovita, il sindaco di Marsiglia ha attaccato frontalmente la gestione dell'ordine pubblico da parte del Governo. Sulla stessa linea il collega di Lione, Grégory Doucet. Entrambi sono intervenuti questa mattina, lunedì 19 ottobre, su BFMTV-RMC.
«È una perdita di controllo quasi totale», ha detto Payan. «Per ore e ore ho assistito in diretta a scene di saccheggio, come in un Paese del terzo mondo. Ma la sesta potenza mondiale non merita questo».
«Forze dell'ordine in numero insufficiente»
A Marsiglia e a Lione, nel fine settimana, sono scoppiati numerosi scontri; negozi ed edifici sono stati saccheggiati e vandalizzati. Secondo Payan, si è passati «dal mantenimento al ristabilimento dell'ordine». E il problema, a suo dire, non è stata la preparazione degli agenti: «Le forze dell'ordine sono state sopraffatte non perché non avessero le competenze, ma perché non erano in numero sufficiente ed erano disorganizzate». Un Paese, ha aggiunto, oggi «completamente sopraffatto».
Il sindaco marsigliese se l'è presa anche con chi impartisce gli ordini alla polizia, accusato di aver adottato «dottrine di mantenimento dell'ordine completamente sconcertanti». «Mentre a cento metri di distanza decine di vetrine venivano spaccate e centinaia di vandali entravano nei negozi per saccheggiarli, c'erano manifestanti che venivano colpiti dai gas lacrimogeni».
Sabato, una decina di persone ha fatto irruzione anche nel municipio di Marsiglia. «Vedendo quelle scene si trema», ha raccontato Payan. «Quando ho visto la Marianne a terra nella mia città, nel mio municipio, mi sono venute le lacrime agli occhi. Ho pensato all'idea stessa di Repubblica in questo Paese, alla coesione sociale e al patto sociale, che è stato calpestato».
Doucet: «Prevenire è meglio che curare»
Anche Grégory Doucet chiede chiarezza. Il sindaco di Lione ha sollecitato «una diagnosi completa di quanto è successo», ma ha pure invitato a guardare oltre la sola risposta repressiva: «Invece di chiederci che cosa dovremmo fare di più in materia di repressione e di controllo, non potremmo dirci che è meglio prevenire che curare, e agire finalmente in modo concreto sulle richieste formulate dai manifestanti?».
A Lione, ha spiegato, «stiamo ancora recuperando la città un po' alla volta e ripulendo i danni». Secondo la Metropoli, tra i 150 e i 200 negozi sono stati danneggiati o saccheggiati sabato; l'ente ha annunciato un fondo di 10 milioni di euro per aiutare i commercianti colpiti.
Quanto all'allocuzione di Emmanuel Macron di domenica sera, per Doucet il presidente non ha fornito alcuna risposta: «Abbiamo sentito il presidente della Repubblica affidare al suo Governo il compito di dare delle risposte. Si è un po' procrastinato su questa vicenda. Io mi aspetto risposte molto concrete», ha dichiarato, chiedendo l'istituzione di un fondo di solidarietà.
Insieme ai sindaci di Marsiglia e di Parigi, Doucet ha chiesto di essere ricevuto dal primo ministro Sébastien Lecornu, finora senza ottenere una data. «Se voglio incontrare il primo ministro, è perché ci dica come mai l'anticipazione non è stata all'altezza e perché la risposta non è stata né ben proporzionata né portata nel posto giusto».
Nuñez resta al suo posto
Le critiche dei due sindaci si inseriscono in un coro sempre più ampio: numerosi eletti, in particolare primi cittadini, denunciano mancanza di anticipazione e di mezzi da parte dello Stato. Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez, di cui la sinistra chiedeva la testa, ha rassegnato domenica le dimissioni, ma Macron le ha respinte, invocando «la necessità di un comando continuo delle forze dell'ordine nel contesto attuale». Il presidente ha però riconosciuto «carenze di anticipazione e di intelligence» e ha chiesto al ministro «nuove modalità d'azione» contro i casseur. Nuñez è atteso oggi proprio a Marsiglia, dove secondo le autorità sabato si contavano fino a 30.000 saccheggiatori. In città, la prefettura ha vietato ogni assembramento e manifestazione oggi dalle 12 alle 20.
Il bilancio, secondo le autorità, è impressionante: 2.400 fermi e quasi un migliaio di agenti feriti. Sabato, stima la Federazione del commercio e della distribuzione (FCD), sono stati presi di mira circa 1.500 negozi, con danni per «diverse centinaia di milioni di euro».
Stamattina Lecornu ha riunito una cellula interministeriale di crisi articolata su tre fronti – «economia e commercio», «assicurazioni» e «seguito giudiziario» – e si esprimerà al termine dei lavori. Macron lo ha inoltre incaricato di riunire partiti, sindacati, enti locali e parlamentari.
La tensione, intanto, non accenna a calare. Nuovi scontri e saccheggi sono stati segnalati domenica sera a Parigi, Lione e Marsiglia. E il coordinamento di gilet gialli all'origine della mobilitazione ha già annunciato un «atto II» per sabato prossimo, 24 ottobre.
La Svizzera alza la guardia
Alla luce delle proteste, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha inasprito le proprie raccomandazioni per chi si reca in Francia: i viaggiatori devono mettere in conto manifestazioni in tutto il Paese, soprattutto nelle grandi città, con possibili scontri violenti, danni materiali, incendi dolosi, blocchi stradali e disagi nei trasporti.
