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Sospeso il traffico nello stretto strategico, timori per mine e petrolio; nuovi attacchi in Libano e razzi di Hezbollah mettono a rischio il cessate il fuoco — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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15:00
15:00
Riapre la moschea al-Aqsa, 3 mila palestinesi in preghiera
Circa 3.000 fedeli palestinesi hanno potuto partecipare alla preghiera dell'alba nel complesso della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, quaranta giorni dopo la sua chiusura da parte delle autorità israeliane. Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa.
Il Governatorato di Gerusalemme ha riferito che migliaia di fedeli sono riusciti a partecipare alla preghiera dell'alba nella moschea di al-Aqsa, nonostante le rigide misure di occupazione, che includevano il controllo dei documenti d'identità, il divieto di ingresso a diversi giovani, l'aggressione di alcuni fedeli ai cancelli e il tentativo di allontanarli dai cortili della moschea.
Il Governatorato ha anche segnalato che la polizia ha arrestato Munta Amara, un'attivista che prega regolarmente nella moschea, a uno dei cancelli di al-Aqsa poche ore dopo aver arrestato un altro giovane all'interno dei cortili della moschea. I soldati hanno anche aggredito diversi giovani e li hanno costretti ad abbandonare il complesso, in concomitanza con un raid dei coloni.
13:23
13:23
«Gli USA hanno chiesto piani precisi sulla missione a Hormuz»
Gli Stati Uniti hanno chiesto ai loro alleati europei impegni concreti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo la fine delle ostilità in Iran. Lo riporta l'agenzia di stampa newyorkese Bloomberg.
Quest'ultima, citando un alto rappresentante della Nato, scrive che i paesi sono tenuti a fornire piani specifici per garantire la spedizione entro pochi giorni.
Secondo la fonte, tale richiesta è stata avanzata durante i colloqui tra funzionari statunitensi e della Nato alla Casa Bianca, dove il presidente degli USA Donald Trump ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte. Consultazioni si sono svolte anche al Pentagono e al Dipartimento di Stato.
13:01
13:01
UE: «La navigazione resti libera nello stretto di Hormuz»
«Siamo qui per ribadire cosa prevede il diritto internazionale, e il diritto internazionale garantisce la libertà di navigazione, il che significa fondamentalmente nessun pagamento o pedaggio di alcun tipo». Lo ha detto il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni, nel corso dell'incontro quotidiano con la stampa, rispondendo a una domanda sulla situazione delle navi nel Golfo Persico e sull'ipotesi di un pagamento imposto dall'Iran per il transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz.
«Ancora una volta, la linea è chiara: lo Stretto di Hormuz, come qualsiasi altra via marittima, è un bene pubblico per tutta l'umanità. Significa che la navigazione deve essere libera», ha aggiunto. «Possiamo dirlo in qualsiasi modo vogliate, ma la legge è chiara: la libertà di navigazione è un bene pubblico e deve essere garantita».
12:15
12:15
Iran: «Nessuno ci fermerà sull'arricchimento dell'uranio»
Il responsabile del nucleare iraniano ha affermato che le richieste degli avversari di limitare il programma di arricchimento dell'uranio del Paese non avranno successo.
Il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran Mohammad Eslami ha dichiarato che tali appelli sono «illusioni» e non possono fermare le attività nucleari dell'Iran. «Nessuna legge o individuo può fermarci», ha affermato, aggiungendo che le azioni passate degli avversari, inclusa la guerra in corso, si sono rivelate un fallimento, riporta il canale televisivo satellitare in lingua persiana nonché agenzia di informazione digitale multilingue con sede a Londra Iran International.
11:55
11:55
Netanyahu: «Continueremo a colpire Hezbollah ovunque serva»
Israele continuerà a colpire l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese Hezbollah «ovunque sia necessario». Lo afferma il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
La dichiarazione del primo ministro arriva il giorno dopo i raid israeliani che hanno devastato il Libano. «Continuiamo a colpire Hezbollah con forza, precisione e determinazione», ha affermato Netanyahu sul suo conto personale sulla rete sociale X. «Il nostro messaggio è chiaro: chiunque agisca contro i civili israeliani verrà colpito. Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario, finché non avremo ripristinato completamente la sicurezza per gli abitanti del nord di Israele», ha aggiunto.
11:21
11:21
Almeno 17 persone sono state uccise stamattina in Libano nei raid israeliani
Almeno 17 persone sono state uccise e diverse altre ferite nei raid aerei israeliani sul Libano meridionale, scrive l'agenzia di stampa ufficale del governo libanese NNA (per National News Agency).
Un attacco israeliano sulla città di Zrariyeh, nel Libano meridionale, ha causato la morte di oltre dieci persone, tra cui donne e bambini, dopo aver colpito un edificio residenziale. Un altro raid aereo israeliano a Abbassiyeh ha causato la morte di almeno sette persone e il ferimento di altre. Le cifre sono ancora preliminari.
Il ministero della sanità ha indicato che il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani sul Libano dal 2 marzo è salito a 1739 morti.
11:20
11:20
Il primo colloquio telefonico tra ministri esteri di Arabia Saudita e Iran
Il ministro degli esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, ha annunciato il ministero degli esteri saudita. Si tratta del primo contatto ufficiale tra i due paesi da quando Teheran ha lanciato attacchi contro i suoi vicini del Golfo Persico in risposta agli attacchi israelo-americani.
«La telefonata si è concentrata sull'analisi degli sviluppi della situazione e sulle modalità per rallentare l'escalation delle tensioni, al fine di contribuire a ripristinare la sicurezza e la stabilità nella regione», ha indicato il ministero degli esteri saudita in un comunicato, diffuso il giorno successivo all'annuncio di un cessate il fuoco di due settimane tra Iran e Stati Uniti.
10:37
10:37
La Spagna riaprirà la sua ambasciata a Teheran
Il ministro spagnolo degli esteri, José Manuel Albares, ha annunciato la riapertura dell'ambasciata di Spagna a Teheran come contributo agli «sforzi di pace», affinché la tregua di due settimane concordata da Stati Uniti e Iran diventi una «via d'uscita pacifica» dal conflitto.
«Data la nuova situazione e il fatto che abbiamo due settimane davanti, ho dato istruzione all'ambasciatore di Teheran», Antonio Sanchez-Benedito, «di rientrare in Iran e riaprire l'ambasciata di Spagna in Iran per unirci con tutti i mezzi a questo sforzo per la pace», ha detto Albares in dichiarazioni ai media al suo arrivo al Congresso, per l'audizione sul conflitto in Medio Oriente e l'accordo fra l'UE e il Regno Unito sullo status di Gibilterra dopo la Brexit.
La sede diplomatica a Teheran era stata chiusa temporaneamente lo scorso 7 marzo ed il personale era stato sfollato per l'offensiva di Stati Uniti e Israele contro Iran.
Il ministro degli esteri ha informato di aver avuto colloqui con i suoi omologhi di Oman, Qatar, Barehin, Kuwait e con il suo collega libanese, Youssef Raggi, al quale ha trasmesso il sostegno per «gli attacchi brutali e indiscriminati» mossi da Israele.
In merito all'informazione pubblicata dal quotidiano newyorkese The Wall Street Journal, secondo cui Washington prevede di chiudere le basi statunitensi nei paesi che non hanno sostenuto gli Stati Uniti nel conflitto in Iran, fra cui Spagna e Germania, Albares ha assicurato di non avere notizie al riguardo e che i contatti bilaterali sull'uso delle basi di Rota e Moron «sono permanenti» ed entrambe funzionano «con tutta normalità».
Nell'audizione in Commissione esteri al Congresso il ministro ha assicurato che la Spagna lavora perché il cessate il fuoco concordato dagli Stati Uniti con l'Iran si consolidi in una pace permanente.
«Gli attacchi, che sono proseguiti ieri sul Libano e i paesi del Golfo (Persico), mostrano la fragilità della tregua», ha rilevato Albares. Il ministro ha segnalato «tre obiettivi» della politica estera spagnola nelle prossime due settimane di tregua: includere il Libano nell'accordo di cessate il fuoco, la fine degli attacchi iraniani sui paesi del Golfo «e anche degli attacchi non statali nella regione», e la riapertura dello Stretto di Hormuz «per tutti senza distinzioni».
Per il capo della diplomazia iberica, «ieri si è aperto uno spazio di speranza per il Medio Oriente e di sollievo per l'umanità».
La posizione del governo spagnolo del «no alla guerra», «alla quale si sono uniti i nostri soci», secondo Albares «si è confermata come l'unica via d'uscita per una guerra inaccettabile dal punto di vista del diritto internazionale e inaccettabile per i cittadini di Spagna, Europa e resto dell'umanità».
10:14
10:14
«Hormuz riaprirà quando gli USA cesseranno l'aggressione»
Il viceministro degli esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha dichiarato al programma Today dell'emittente pubblica britannica Bbc che l'Iran «garantirà la sicurezza del passaggio sicuro» attraverso lo Stretto di Hormuz, che a suo dire è rimasto «aperto per millenni» fino all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, ha affermato, la riapertura avverrà solo «dopo che gli Stati Uniti avranno effettivamente ritirato questa aggressione», riferendosi apparentemente agli attacchi israeliani contro il Libano.
Khatibzadeh ha dichiarato che l'Iran rispetterà «le norme e il diritto internazionale», ma ha anche precisato che lo Stretto non si trova in acque internazionali e che il passaggio sicuro dipende dalla «buona volontà di Iran e Oman».
Il conduttore Nick Robinson ha chiesto se per «passaggio sicuro» si intenda che l'Iran non «imporrà una tassa per ogni nave che lo attraversa, né minaccerà di farlo saltare in aria». In risposta, il viceministro ha affermato che l'Iran desidera che lo Stretto sia «pacifico», ma che il passaggio sicuro è un impegno reciproco e che non accetterà che il Golfo venga «utilizzato impropriamente da navi da guerra».
09:28
09:28
Regno Unito: «Il cessate il fuoco sia esteso al Libano»
La ministra degli esteri britannica Yvette Cooper ha dichiarato che il Regno Unito desidera «fortemente» che il Libano venga incluso nel cessate il fuoco in Medio Oriente. «Vogliamo che il cessate il fuoco venga esteso al Libano. Sono profondamente preoccupata per l'escalation degli attacchi che abbiamo visto ieri da parte di Israele in Libano», ha detto al canale televisivo britannico Sky News. «Abbiamo visto le conseguenze umanitarie, l'enorme sfollamento di massa di persone in Libano. Quindi vogliamo fortemente che il cessate il fuoco venga esteso al Libano», ha aggiunto.
Dal canto suo, il ministro francese per l'Europa e gli affari esteri Jean-Noël Barrot ha condannato gli attacchi israeliani contro il Libano, definendoli «inaccettabili» e avvertendo che potrebbero minare il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. «Questi attacchi sono tanto più inaccettabili in quanto minano il cessate il fuoco temporaneo raggiunto ieri tra Stati Uniti e Iran», ha dichiarato alla radio pubblica France Inter, il giorno dopo che il Libano ha riferito che gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 182 persone e ne hanno ferite 890.
08:55
08:55
Caritas: «La Svizzera deve parlare chiaro sulle violazioni del diritto internazionale in Medio Oriente»
In Libano, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania la crisi umanitaria si sta aggravando. Il governo israeliano ha espressamente escluso il Libano dall'accordo di cessate il fuoco stipulato con l'Iran. Caritas Svizzera chiede al Consiglio federale un maggiore impegno in Medio Oriente e una presa di posizione chiara sul rispetto del diritto internazionale. «Più di 1,2 milioni di persone in Libano sono costrette ad abbandonare le loro case per sfuggire alla violenza», afferma Martin Hiltbrunner, Responsabile Team Programmi umanitari di Caritas Svizzera. Nel sud del Paese e nella periferia meridionale di Beirut, gli ordini di evacuazione dell'esercito israeliano sono sempre più frequenti. I collaboratori sul posto riferiscono di combattimenti incessanti, infrastrutture distrutte e massicci sfollamenti. «La popolazione civile è particolarmente colpita e l'accesso agli aiuti umanitari diventa sempre più difficile.» Nelle scorse settimane, gli attacchi hanno causato la morte di oltre 1200 civili e di 51 operatori sanitari.
Situazione umanitaria tesa nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania
Anche nella Striscia di Gaza la situazione dei rifornimenti permane critica: l'accesso ai generi di prima necessità è fortemente limitato; nel mese di marzo solo circa 340 camion alla settimana hanno potuto attraversare i valichi di frontiera. Per coprire i bisogni della popolazione civile dovrebbero passarne 3000. A marzo, a causa degli attacchi iraniani contro Israele, un'organizzazione partner di Caritas Svizzera ha potuto far entrare a Gaza solo 26 carichi di aiuti umanitari, contro i 95 di febbraio. Al contempo, la situazione in Cisgiordania si sta aggravando. I collaboratori e le collaboratrici della rete Caritas riferiscono di una violenza sempre più crescente da parte dei coloni israeliani nei confronti della popolazione civile palestinese. A marzo l'ONU ha documentato 150 attacchi di questo tipo.
Richieste concrete al Consiglio federale
«La Svizzera deve esprimersi chiaramente sulla violenza contro i civili e sui blocchi degli aiuti umanitari. È un dovere dettato dalla sua tradizione umanitaria», afferma Martin Hiltbrunner. «Essere neutrali non significa chiudere gli occhi. Quando viene violato il diritto internazionale, occorre prendere una posizione chiara.» La Caritas critica la reazione titubante della comunità internazionale ed esorta il Consiglio federale a svolgere un ruolo più attivo. La Svizzera deve adoperarsi affinché venga rispettato il diritto umanitario internazionale utilizzando tutti i mezzi diplomatici, giuridici, politici ed economici. Inoltre, il Consiglio federale deve sistematicamente escludere l'esportazione in tale regione di beni utilizzabili per scopi sia civili sia militari (dual use). «In questo modo si può impedire che la Svizzera contribuisca alla guerra», afferma Hiltbrunner. Caritas Svizzera fa appello al Consiglio federale affinché si assuma le proprie responsabilità e si impegni con coerenza per la protezione della popolazione civile e il rispetto del diritto internazionale.
Un nuovo progetto di aiuti d'emergenza in Libano finanziato dalla Catena della Solidarietà
Caritas Svizzera opera in Libano dal 2012. I programmi spaziano dagli aiuti d'emergenza in fase acuta alla collaborazione per lo sviluppo nel lungo periodo, in particolare nei settori della formazione, della garanzia dei mezzi di sussistenza e della promozione del reddito. Dalla rinnovata escalation di violenza nel 2024, l'attenzione è concentrata sugli aiuti umanitari. Attualmente la Caritas e le sue organizzazioni partner locali forniscono alla popolazione soprattutto acqua, generi alimentari, coperte e materassi garantendo l'assistenza medica e psicologica con cliniche mobili e centri sanitari. Un programma di aiuti d'emergenza finanziato dalla Catena della Solidarietà integra le misure di aiuti d'emergenza in fase acuta attualmente in corso.
Striscia di Gaza e Cisgiordania
Nella Striscia di Gaza, Caritas Svizzera, ai fini degli aiuti umanitari, supporta due organizzazioni partner, in parte finanziate dalla Catena della Solidarietà, che mettono a disposizione tende, coperte, generi alimentari e aiuti in denaro affinché le persone in difficoltà possano provvedere autonomamente ai bisogni più urgenti. Inoltre, offrono assistenza psicosociale in particolare a bambini e persone vulnerabili. Le organizzazioni partner di Caritas Svizzera sono attive anche in Cisgiordania.
08:01
08:01
Una delegazione iraniana raggiungerà stasera Islamabad per i colloqui
L'ambasciatore di Teheran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha indicato che una delegazione iraniana raggiungerà stasera la capitale pachistana Islamabad per i colloqui con gli USA, in programma nel fine settimana, in vista di un accordo per mettere definitivamente fine alla guerra.
08:00
08:00
21 raid nel Libano meridionale durante la notte
L'emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata all'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah, ha riferito che l'aviazione israeliana ha effettuato 21 raid aerei durante la notte in alcuni villaggi del distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. Lo riporta il sito di informazioni israeliano Ynet. Un ulteriore attacco è stato segnalato sul ponte di Al-Qasmiyah, sempre nel Libano meridionale, e un altro a Dahieh, a Beirut.
07:00
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Onu: «Gli attacchi israeliani in Libano sono un grave pericolo per la pace»
Gli attacchi israeliani contro il Libano rappresentano un «grave pericolo» per il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, ha avvertito il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, come riporta Afp. «La prosecuzione dell'attività militare in Libano rappresenta un grave pericolo per il cessate il fuoco e per gli sforzi volti a una pace duratura e globale nella regione», ha affermato il portavoce in una dichiarazione, ribadendo l'appello per la cessazione immediata delle ostilità. Gli attacchi israeliani contro il Libano di mercoledì hanno causato la morte di 182 persone.
07:00
07:00
Trump: «Le forze Usa restano schierate vicino all’Iran fino al raggiungimento di un vero accordo»
«Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitense, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito, rimarranno schierate vicino all'Iran e nelle aree circostanti fino a quando un vero accordo non sarà raggiunto non sarà pienamente rispettato». Lo ha scritto il presidente americano Trump in un post sul suo social Truth. «Se per qualsiasi motivo ciò non dovesse accadere, cosa altamente improbabile, allora inizieranno gli scontri a fuoco, più grandi e più intensi di quanto si sia mai visto prima», ha aggiunto. «L'accordo è stato raggiunto molto tempo fa e, nonostante tutta la falsa retorica contraria, non ci saranno armi nucleari e lo Stretto di Hormuz sarà aperto e sicuro». Si legge in un post su Truth pubblicato dal presidente americano Donald Trump. «Nel frattempo, il nostro grande esercito si sta preparando e riposando, in attesa, anzi, della sua prossima conquista. L'America è tornata!».
In precedenza il vicepresidente James David Vance (conosciuto come J.D. Vance) aveva dichiarato ai giornalisti al termine del suo viaggio in Ungheria che sta all'Iran decidere «se far saltare» la tregua a causa del Libano. Il numero due dell'amministrazione di Trump ha chiesto a Teheran di «fare il passo successivo» verso la pace, altrimenti gli Stati Uniti valuteranno «molte opzioni» per tornare in guerra. «Credo che il presidente Trump abbia ottenuto un buon accordo per il popolo americano. Ma fondamentalmente, gli iraniani devono fare il passo successivo, altrimenti il presidente ha a disposizione molte opzioni per tornare in guerra». Vance ha definito il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran un «buon primo passo» e ha dichiarato che «vedremo se riusciremo a fare ulteriori progressi nei prossimi giorni». Ha affermato che «i cessate il fuoco sono sempre complicati», ma che gli Stati Uniti restano sulla strada giusta nei prossimi negoziati. Il vicepresidente ha anche precisato che né gli Stati Uniti né Israele hanno mai affermato che il Libano sarebbe stato incluso nel cessate il fuoco. L'Iran ha dal canto suo dichiarato che il cessate il fuoco con gli Stati Uniti deve prevedere una pausa nel conflitto tra Israele e l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah in Libano.
Cessate il fuoco in Libano
Il cessate il fuoco in Libano è una delle «condizioni essenziali» poste dall'Iran nel suo piano in dieci punti, che costituisce la base della tregua con gli Stati Uniti. Lo ha affermato il presidente iraniano Massoud Pezeshkian in una telefonata con il capo dello Stato francese Emmanuel Macron, citato dall'agenzia di stampa degli studenti iraniani (Isna). Il leader iraniano ha «sottolineato la necessità di un cessate il fuoco in Libano e ha ribadito che questa richiesta era una delle condizioni essenziali del piano in dieci punti dell'Iran», che Trump ha descritto come «una base praticabile per i negoziati» con Teheran, oltre la tregua di due settimane concordata. Vance, stando a quanto scrive il sito statunitense di notizie politiche Axios, avrebbe affermato che Israele ha proposto di astenersi dagli attacchi contro il Libano finché saranno in corso i negoziati tra Washington e Teheran. Vance guiderà la squadra di negoziatori americani nei colloqui con l'Iran, che inizieranno nel fine settimana in Pakistan, come annunciato ieri nel pomeriggio dalla Casa Bianca.
06:59
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Il punto alle 7
Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio mondiale di petrolio, risulta di fatto bloccato dopo una notte di forti tensioni tra Iran, Israele e Libano. Secondo i media iraniani, il traffico marittimo è stato completamente interrotto, con petroliere costrette a invertire la rotta: emblematico il caso della nave Auroura, che ha effettuato una brusca virata tornando nel Golfo Persico al largo dell’Oman.
Rotte alternative
Teheran ha nel frattempo annunciato rotte alternative per le navi, giustificando la misura con il rischio di mine nello stretto. Le autorità iraniane raccomandano alle imbarcazioni di coordinarsi con le Guardie Rivoluzionarie prima di qualsiasi transito, mentre i media statali parlano apertamente di sospensione del passaggio come risposta agli attacchi israeliani in Libano. I dati confermano la paralisi: secondo società di tracciamento marittimo citate dalla stampa internazionale, dal cessate il fuoco non è transitata alcuna petroliera o nave per il gas nello stretto. Solo quattro navi da carico secco sono riuscite ad attraversarlo.
Situazione militarmente instabile
Sul piano militare, la situazione resta estremamente instabile. Le Nazioni Unite lanciano l’allarme: gli attacchi israeliani in Libano, che hanno causato oltre 180 morti, rappresentano un «grave pericolo» per la tregua mediata tra Stati Uniti e Iran e per qualsiasi prospettiva di pace nella regione. Nelle stesse ore, Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro il kibbutz israeliano di Manara, vicino al confine libanese, definendolo una risposta alla violazione del cessate il fuoco da parte di Israele. Il quadro che emerge è quello di una tregua sempre più fragile, mentre cresce il rischio di un’escalation regionale con potenziali ripercussioni globali, a partire dal mercato energetico.
