Tra Marjorie Taylor Greene e Donald Trump è scontro aperto

La rottura tra Donald Trump e Marjorie Taylor Greene, una delle sue più fedeli alleate dall'inizio dell'era Biden a oggi, è ormai ufficiale. Dopo settimane - mesi - di tensioni e critiche crescenti della deputata al presidente, Trump ha annunciato sui suoi canali social di revocare il proprio sostegno alla collega repubblicana, attaccandola in termini personali e accusandola di essere «andata troppo a sinistra».
«Ritiro il mio sostegno e il mio endorsement alla deputata Marjorie Taylor Greene», ha scritto sul suo social, aggiungendo che la rappresentante della Georgia «si lamenta continuamente» e sarebbe irritata perché lui non risponde più alle sue telefonate. «Con 219 deputati, 53 senatori, 24 membri di governo e quasi 200 Paesi da seguire non posso prendere ogni giorno la chiamata di una pazza in preda a un delirio», ha proseguito Trump, in un attacco senza precedenti a una figura che per lungo tempo è stata tra le sue sostenitrici più accese.
Scontro su Epstein
La risposta di Taylor Greene non si è fatta attendere. In un post dai toni durissimi ha accusato Trump di «mentire» e di averla presa di mira per intimidire gli altri repubblicani alla vigilia del voto sul rilascio dei documenti giudiziari legati a Jeffrey Epstein, l’ex finanziere condannato per reati sessuali su minori e morto in carcere. «Ovviamente mi attacca per fare un esempio e spaventare gli altri. È sorprendente quanto si stia battendo per impedire la pubblicazione dei file Epstein», ha scritto, sostenendo che le pressioni sul tema - dopo la recente pubblicazione di e-mail che tornano a evidenziare l'esistenza di legami tra il pedofilo morto suicida e il presidente - siano la vera causa dello scontro.
Taylor Greene è una delle quattro deputate repubblicane che hanno firmato una «discharge petition» per costringere la Camera a votare sulla divulgazione dei documenti del Dipartimento di Giustizia relativi al caso Epstein. CNN ha riportato che diversi altri repubblicani potrebbero unirsi all’iniziativa, nonostante Trump continui a definire ogni insinuazione sul suo passato legato a Epstein una «bufala».
Nel suo post, la deputata ha allegato anche alcuni screenshot di messaggi indirizzati a Trump e alla sua assistente Natalie Harp, nei quali esorta il presidente a «mostrare trasparenza» e ad affrontare apertamente le connessioni di Epstein con «figure potenti e il deep state».
Gli strappi
Ma la rottura tra Trump e Taylor Greene si basa anche su altri temi. La deputata repubblicana - la prima, in entrambi i fronti, a definire i massacri di civili a Gaza un «genocidio» - ha rimproverato alla Casa Bianca il sostegno senza limiti alle politiche israeliane e ha rimproverato Washington per una gestione troppo debole dei temi economici: «La maggior parte degli americani vorrebbe che combattesse così duramente per i lavoratori dimenticati, per le famiglie che non ce la fanno più, per chi sta perdendo la speranza di raggiungere il sogno americano». Sempre nel suo post su X, Marjorie Taylor Greene ha sottolineato di aver speso «tempo, energie e denaro» per sostenere Trump «quando quasi tutti gli altri lo avevano abbandonato», ma ha sottolineato di non essere «al servizio del presidente». Ha inoltre criticato il suo recente modo di comunicare, affermando che «gli americani non lo hanno eletto per viaggiare per il mondo o incontrare senza sosta leader stranieri».
