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Washington parla di un’operazione mirata contro radar e difese aeree iraniane — Teheran replica con attacchi contro basi americane nella regione e promette che nessuna azione resterà senza risposta — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Iran: «Gli stati regionali hanno "responsabilità legale e morale" per i raid di Usa e Israele»
È responsabilità morale e legale di tutti i paesi della regione, in particolare degli stati costieri meridionali del Golfo Persico, interrompere l'utilizzo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture da parte di Stati Uniti e Israele per ideare, organizzare, attuare e fornire supporto logistico alle loro azioni criminali contro l'Iran, ha dichiarato oggi il Ministero degli Esteri di Teheran in un comunicato.
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Iran: «Lanceremo raid più duri contro obiettivi regionali se gli attacchi Usa continuano»
«L'esercito criminale degli Stati Uniti deve sapere che, se la sua aggressione continuerà, l'Iran risponderà con attacchi più gravi e diffusi contro obiettivi designati nella regione», ha dichiarato il Comando centrale di Khatam al-Anbiya in un comunicato stampa diffuso stamattina. «L'esercito iraniano e le Guardie rivoluzionarie hanno attaccato basi statunitensi nella regione, in risposta agli attacchi dell'esercito terroristico statunitense contro l'Iran meridionale, avvenuti con il falso pretesto di rappresaglia per l'abbattimento di un elicottero americano», ha aggiunto il comunicato.
Nel frattempo, le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato in un comunicato stampa che l'Iran ha lanciato attacchi con droni contro quattro obiettivi nella base aerea statunitense e nel suo comando centrale dell'esercito ad Al-Azraq, in Giordania, nonché contro la Quinta flotta statunitense in Bahrein e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait alle 2:30 ora locale, in risposta agli attacchi statunitensi contro Jask, Qeshm, un radar di comunicazione e due serbatoi idrici a Sirik, avvenuti stamattina.
Un drone MQ9 è stato inoltre abbattuto nei cieli della città di Jam, nella provincia di Bushehr. In un altro comunicato, le Guardie rivoluzionarie hanno affermato di aver attaccato 21 obiettivi in basi aeree e navali statunitensi nella regione. Attacchi statunitensi sono stati segnalati anche dai media locali a Bandar Abbas, Ahvaz, Kuhistak, Minab e Kouh-Mobarakeh, nel sud dell'Iran.
06:32
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Il punto alle 6:30
Donald Trump ha ordinato una serie di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani dopo l’abbattimento di un elicottero Apache statunitense da parte delle forze di Teheran. In un’intervista ad ABC News, il presidente americano ha affermato di volere una risposta «molto forte, molto potente».
«I nuovi attacchi sono una risposta a ciò che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte», ha dichiarato Trump. «Credo che la risposta debba essere molto forte, molto potente». Secondo l’amministrazione americana, l’operazione aveva un carattere limitato e non dovrebbe compromettere gli sforzi diplomatici in corso. Un funzionario statunitense ha infatti dichiarato alla CNN che i raid «intendono fungere da avvertimento e non ostacoleranno i negoziati per porre fine alla guerra».
Tre ondate di raid americani
Nelle ore successive Washington ha lanciato diverse ondate di attacchi contro installazioni militari iraniane lungo la costa meridionale del Paese. Secondo quanto riferito da Axios, una seconda e una terza ondata di bombardamenti hanno preso di mira sistemi radar e difese aeree.
Il Comando centrale americano (Centcom) ha poi annunciato la conclusione dell’operazione, precisando che i raid hanno colpito «sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza iraniani» nei pressi dello Stretto di Hormuz. Per l’operazione sono stati impiegati caccia dell’aeronautica e della marina statunitense con munizioni di precisione.
Gli obiettivi colpiti
Secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, gli attacchi americani hanno interessato basi navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque diverse località. Tra gli obiettivi figurerebbero le basi navali di Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea nell’area di Bandar Abbas e batterie missilistiche sull’isola di Qeshm, punti strategici situati lungo le rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz.
Esplosioni lungo la costa iraniana
Durante la notte i media iraniani hanno segnalato numerose esplosioni nella provincia di Hormozgan, sull’isola di Qeshm e in altre località della costa meridionale. Alcuni organi di stampa locali hanno ipotizzato il coinvolgimento di aerei da guerra statunitensi. Successivamente l’emittente statale Irib ha riferito che gli attacchi erano terminati e che «la situazione ora è considerata calma».
La minaccia di Teheran
La reazione iraniana è arrivata poche ore dopo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha promesso una risposta. «Nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno scelto di mettere alla prova la nostra determinazione», ha scritto su X. «Le nostre potenti forze armate non lasceranno impunito alcun attacco o minaccia».
Droni contro la base Usa in Bahrein
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno successivamente annunciato di aver lanciato un attacco con droni contro una base americana in Bahrein. Secondo Teheran, il bersaglio era la Quinta Flotta degli Stati Uniti. Poco dopo il Ministero dell’Interno del Bahrein ha confermato l’attivazione delle sirene antiaeree, invitando cittadini e residenti a «mantenere la calma e a cercare riparo nel luogo più vicino».
L’attacco rivendicato in Giordania
L’Iran sostiene inoltre di aver colpito una base militare americana ad Azraq, in Giordania. In una dichiarazione diffusa dai media statali, le Guardie rivoluzionarie hanno affermato che l’esercito iraniano ha «preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense». Le affermazioni iraniane non risultano al momento confermate da fonti indipendenti.
Allerta anche in Kuwait
Le tensioni si sono estese anche al Kuwait. Lo Stato maggiore dell’esercito kuwaitiano ha annunciato che i sistemi di difesa aerea del Paese stanno «prendendo di mira obiettivi aerei ostili», senza fornire ulteriori dettagli sulla loro provenienza.
Escalation militare nello Stretto
L’escalation militare si concentra attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta. Attraverso questo corridoio transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas, motivo per cui ogni aumento delle tensioni nella regione viene osservato con particolare attenzione dai mercati internazionali e dalle principali potenze mondiali.
