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Trump: «L'Iran al collasso finanziario con Hormuz chiuso»

Secondo il presidente americano, Teheran vuole che lo stretto venga «riaperto immediatamente», dal momento che il Paese «perde 500 milioni di dollari giorno» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «L'Iran al collasso finanziario con Hormuz chiuso»
Red. Online
22.04.2026 06:13
22:04
22:04
Ambasciata Usa a Beirut esorta cittadini americani di lasciare il Libano

L'ambasciata statunitense a Beirut ha rinnovato l'allerta sicurezza, esortando i cittadini statunitensi a lasciare il Libano finché sono ancora disponibili voli commerciali. Lo riferisce al Jazeera.

In un comunicato ha affermato che la situazione della sicurezza «rimane complessa e può cambiare rapidamente». L'ambasciata ha inoltre esortato coloro che non partono a prepararsi per situazioni di emergenza e ha anche messo in guardia contro la presenza di ordigni inesplosi.

22:02
22:02
Casa Bianca, aspettiamo la risposta di Iran

«Aspettiamo la risposta iraniana»: con il blocco «stiamo strangolando la loro economia». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che il presidente statunitense Donald Trump vuole una risposta unitaria da Teheran.

«Le carte sono nelle mani di Trump: gli Stati Uniti mantengono il controllo. Trump gode di flessibilità grazie all'estensione del cessate il fuoco», ha detto Leavitt in un'intervista a Fox, aggiungendo che Trump non ha fissato una scadenza tassativa per la proposta all'Iran: sarà lui a dettare la tempistica del cessate il fuoco. La portavoce della Casa Bianca ha poi definito «inesatta» l'ipotesi di un cessate il fuoco della durata di 3-5 giorni.

Trump non considera il sequestro di due navi da parte dell'Iran una violazione del cessate il fuoco, ha poi detto Leavitt, notando come le due navi sequestrate non sono americane.

21:59
21:59
Teheran: da Trump notizie false, nessuna giovane condannata a morte

La magistratura iraniana ha dichiarato che le affermazioni del presidente Donald Trump, secondo cui l'Iran avrebbe annullato le esecuzioni di otto donne, si basavano su notizie false, aggiungendo che nessuna delle donne era effettivamente condannata a morte. Lo scrive Iran International. «Nessuna di queste donne era in attesa di esecuzione, quindi la loro condanna non poteva essere revocata», ha affermato la magistratura in un comunicato. Ha accusato Trump di «cercare di fabbricare successi a partire da notizie false».

Precedentemente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian su X aveva scritto - alludendo evidentemente , ma senza citarli, agli Stati Uniti che: «La Repubblica Islamica dell'Iran ha sempre accolto e continua ad accogliere il dialogo e l'accordo. La malafede, l'assedio e le minacce sono i principali ostacoli a un negoziato autentico. Il mondo è testimone delle vostre ipocrite e vuote parole e della contraddizione tra le vostre affermazioni e le vostre azioni».

21:58
21:58
Beirut, l'Idf ha inseguito le giornaliste e ostacolato i soccorsi

Il Ministero della Salute libanese ha confermato in un comunicato che due raid aerei israeliani a Tiri hanno provocato due morti e un ferito, e che le operazioni di soccorso per la giornalista Amal Khalil sono tuttora in corso.

Nel comunicato, il Ministero ha indicato che l'esercito israeliano «ha inseguito Amal Khalil e Zeinab Faraj, che si erano rifugiate in una casa vicina dopo il primo attacco, prendendo di mira l'edificio in cui avevano cercato riparo». Lo riporta l'Orient du Jour.

Il Ministero ha inoltre accusato Israele di aver ostacolato la missione umanitaria della Croce Rossa lanciando una granata stordente contro l'ambulanza e aprendo il fuoco contro di essa, impedendo così l'estrazione di Amal Khalil.

Zeinab Faraj è stata trasportata in ospedale, insieme ai corpi delle due vittime. Il Ministero ha concluso con un appello alle Nazioni Unite e agli organismi internazionali affinché «pongano fine a questa disumana violazione da parte del nemico israeliano, che prima o poi dovrà risponderne».

21:55
21:55
Allarme Hormuz al vertice di Cipro: 'se non riapre serve un piano'

Agia Napa ospiterà giovedì la cena dei leader Ue. È la seconda volta che i 27 si riuniscono dall'attacco americano all'Iran. E se è vero che i missili da giorni tacciono, è anche vero che l'allarme per i prezzi e le forniture di gas e petrolio dal Golfo continua ad aumentare.

I vertici Ue, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, atterreranno a Cipro con l'obiettivo di frenare conclusioni catastrofiche. Un intervento Ue, su modello dello strumento Sure o perfino del Recovery Plan, viene per ora escluso. Anche perché, osservano in Commissione, 'la crisi resta molto volatile e imprevedibile.« A Washington, a Teheran, a Islamabad, i fari restano puntati all'intesa che potrebbe cambiare tutto. Ma se lo Stretto di Hormuz non riapre »sarà una catastrofe e un piano servirà«, spiegano ancora a Bruxelles.

Il tema è che mai come ora il dossier energetico rischia di essere divisivo. Ci sono Paesi, come la Spagna, che hanno trasformato la crisi in una sorta di cartina di tornasole che mostra la necessità di continuare sulle rinnovabili. Ma c'è chi, nel breve e medio termine, potrebbe non accontentarsi solo della nuova flessibilità sugli aiuti di Stato. L'Italia di Giorgia Meloni, scottata dal deficit al 3,1%, potrebbe chiedere con forza una sospensione del Patto di stabilità. La sua voce, per ora, è isolata. E la Commissione resta contraria, tenendo presente che la situazione finanziaria dei 27 non è la stessa del 2022, quando scoppiò la crisi dell'energia russa.

Ad Agia Napa si parlerà anche degli aspetti diplomatici della crisi di Hormuz. Un intervento della coalizione dei Volenterosi appare sempre più vicino. A Londra gli staff militari sono tornati a riunirsi per aggiornare i piani di una missione che - si sottolinea - »sarà pacifica e avrà l'obiettivo di garantire la libertà di navigazione«. Ma tutto è ancora avvolto nella nebbia: i Paesi che manderanno le navi, la tempistica, i fattori di rischio. Nel frattempo aumentano i contatti tra i Paesi Ue e i Paesi del Golfo e del Medio Oriente. Venerdì, i leader dei 27 si sposteranno nella capitale Nicosia, dove, nel pomeriggio, vedranno i vertici di Giordania, Libano, Egitto, Siria, e il segretario Generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Il vertice di Cipro registrerà la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l'atteso via libera al prestito da 90 miliardi per Kiev. Ma, soprattutto, sarà il primo senza Viktor Orban. Orfani del «veto strutturato» del premier ungherese, gli equilibri interni al Consiglio europeo potrebbero cambiare. Von der Leyen porrà sul tavolo una questione che continua a non piacere all'Italia: il superamento dell'unanimità in politica estera. Per i vertici comunitari, nonostante il tema divida, è questo il momento per parlarne, e per »trarre la lezione« da quanto accaduto negli ultimi anni con Budapest.

A Cipro, più in generale, l'Europa comincerà a pensarsi senza l'alleato Usa. Sul tavolo, su spinta della presidenza cipriota, ci sarà il dibattito sull'art.42,7 dei Trattati, che prevede la mutua assistenza tra i Paesi membri. È una sorta di articolo 5 Nato in versione europea, ma le procedure, finora, sono state molto poco chiare. A scaldare il dibattito ci sarà anche lo spigolosissimo dossier del bilancio pluriennale. Ed è in questo contesto che i Paesi frugali potrebbero cominciare ad aprire all'aumento di risorse proprie Ue. Gli obiettivi, rispetto al precedente bilancio, sono aumentati e con loro le crisi. Un'Europa che sia autonoma, dalla difesa all'energia, non può avere la cassaforte vuota.

21:09
21:09
Il punto delle 21.00

Non è l'ennesima scadenza, piuttosto un orizzonte temporale quello che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è dato - di nuovo - nel tentativo di portare il regime iraniano al tavolo dei negoziati, andato deserto nell'appuntamento di martedì a Islamabad. «È possibile», ha infatti risposto il presidente statunitense al messaggio di una giornalista del New York Post che gli chiedeva se nuovi colloqui con l'Iran potessero tenersi nelle prossime «36-72 ore», vale a dire entro venerdì. Una data non ufficiale e non confermata da Teheran, che non si è ancora pronunciata nemmeno sul prolungamento in extremis del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti in attesa - ha spiegato lo stesso Trump - di una «proposta» da parte iraniana per chiudere la guerra e riaprire il cruciale Stretto di Hormuz che starebbe facendo «collassare» la Repubblica islamica. Con la chiusura, l'Iran «perde 500 milioni di dollari al giorno», ha tuonato il tycoon su Truth.

Lo Stretto resta teatro di tensioni altissime: nelle ultime ore i pasdaran hanno attaccato tre navi cargo del gruppo Msc, che tentavano di uscire dal Golfo Persico, sequestrandone due poi scortate fino alle coste iraniane. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha identificato i due mercantili sequestrati come la Msc Francesca, accusata di essere «collegata a Israele», e la Epaminondas sprovvista, secondo i pasdaran, dei «permessi necessari» e che avrebbe «manomesso i sistemi di navigazione». Quest'ultima, battente bandiera liberiana, è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping e sarebbe stata colpita al largo dell'Oman, riportando danni significativi al ponte di comando, secondo media greci.

Fonti del ministero degli Affari marittimi di Atene hanno tuttavia smentito che la portacontainer sia stata sequestrata: la compagnia ha reso noto che tutti i membri dell'equipaggio sono «sani e salvi». La terza nave colpita, la Msc Euphoria di proprietà emiratina, si sarebbe invece incagliata al largo dell'Iran, riferisce l'agenzia Fars affiliata ai pasdaran. Mentre, secondo Bbc Verify, che analizza i dati di Marine Traffic, la Euphoria avrebbe ripreso la navigazione verso sud dopo l'attacco per poi gettare l'ancora in rada a circa 13 miglia nautiche dal porto di Khor Fakkan negli Emirati.

E se il Pakistan resta fiducioso sulla possibilità di tenere un secondo raid di colloqui nei prossimi giorni, mantenendo la capitale blindata in vista dell'eventuale arrivo dei negoziatori, Teheran dimostra invece di non fidarsi della proroga della tregua proposta da Trump, temendo «attacchi a sorpresa», e ha avvertito che la situazione nello Stretto non cambierà «finché gli Stati Uniti non porranno fine al blocco della libertà di navigazione da e verso l'Iran».

«Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato dall'assedio marittimo e dal sequestro dell'economia mondiale», ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. «L'apertura dello Stretto di Hormuz non è possibile con una palese violazione. Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l'aggressione militare, non li raggiungeranno nemmeno con l'intimidazione. L'unica via è l'accettazione dei diritti della nazione iraniana», ha aggiunto il capo negoziatore della Repubblica islamica.

Secondo un funzionario americano citato da Axios, la mano tesa del presidente non è però a tempo indeterminato, ma scadrà «tra 3-5 giorni». Il problema, precisa la stessa fonte, è che non è chiaro chi a Teheran abbia l'autorità per accettarla e avanzare una proposta al tycoon: «Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all'interno dell'Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde», ha spiegato riferendosi a Mojtaba Khamenei, l'erede del defunto ayatollah, che non si mostra in pubblico dal raid che uccise suo padre e parte della sua famiglia nel primo giorno di guerra il 28 febbraio.

In ogni caso, anche se Hormuz dovesse riaprire in tempi brevi, il Pentagono stima che potrebbero volerci 6 mesi per sminare le acque dello Stretto e riportare il traffico marittimo ai livelli precedenti il conflitto.

20:40
20:40
Trump: 'le otto giovani non saranno giustiziate, ringrazio l'Iran'

L'Iran non giustizierà le otto donne che avrebbero dovuto essere impiccate e di cui Trump aveva chiesto la liberazione. «Ottime notizie!», ha annunciato su Truth, riferendosi alle giovani scampate all'impiccagione per aver protestato contro il regime durante le manifestazioni che si sono svolte negli ultimi mesi. Tra loro, in base alle foto condivise dallo stesso Trump ci sarebbero Bita Hemmati, arrestata durante le proteste di gennaio 2026; la sedicenne Diana Taherabadi; Mahboubeh Shabani, accusata di aver prestato soccorso ai manifestanti feriti; il medico Golnaz Naraghi, arrestata mentre stava assistendo i feriti durante gli scontri; Venus Hosseini-Nejad, accusata di aver organizzato proteste legate a Israele; Ghazal Ghalandari, anche lei 16 anni. Infine Panah Movahedi Salamat e Ensieh Nejati, due giovani arrestate durante le sommosse di gennaio.

«Ringrazio l'Iran e i suoi leader», ha scritto il presidente americano. Per lui il fatto che la sua richiesta sia stata accolta è indubbiamente un buon segnale che fa sperare e che, almeno momentaneamente, gli offre la possibilità di difendersi dalle critiche per l'estensione della tregua, ritenuta da molti una resa del commander-in-chief, una nuova puntata del Taco-Trump.

20:15
20:15
L'Idf nega aver preso di mira giornalisti nel sud del Libano

L'esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma di «non prendere di mira i giornalisti e di agire per mitigare i danni nei loro confronti», negando al contempo di aver impedito ai soccorritori di raggiungere il luogo dell'attacco a Tayri (Tiri) in cui sono rimaste coinvolte due croniste libanesi. Lo riporta Al Jazeera.

L'Idf ha dichiarato di aver colpito due veicoli nel sud del Libano che si allontanavano da una struttura militare utilizzata da Hezbollah, e di aver successivamente ricevuto segnalazioni del ferimento di due giornaliste a seguito degli attacchi.

Precedentemente diversi media tra cui l'agenzia libanese Nna e Al Jazeera avevano scritto che due giornaliste del quotidiano libanese Al Akhbar erano sono state coinvolte in un attacco israeliano a Tayri, in Libano, che aveva danneggiato un veicolo che le trasportava. Precisavano che la giornalista Zainab Faraj sarebbe stata tratta in salvo, ma gravemente ferita, mentre la reporter Amal Khalil risultava ancora dispersa.

19:57
19:57
«Finché dura il blocco USA, Hormuz non si può riaprire»

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha escluso la riapertura dello Stretto di Hormuz finché continuerà il blocco statunitense dei porti iraniani, denunciandolo come una violazione del cessate il fuoco tra i due Paesi. «Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato da un blocco navale... la riapertura dello Stretto di Hormuz è impossibile finché il cessate il fuoco viene apertamente ignorato», ha scritto il funzionario iraniano su X, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una proroga unilaterale della tregua, iniziata l'8 aprile.

Intanto il Pentagono al Congresso, secondo quanto riporta il Washington Post, ha detto che per ripulire lo Stretto di Hormuz dalle mine potrebbero volerci sei mesi ed è improbabile che l'operazione venga intrapresa prima della fine della guerra.

18:39
18:39
«L'Iran non ha in programma colloqui con gli Usa venerdì»

L'agenzia di stampa Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, riferisce che l'Iran non ha preso alcuna decisione in merito a colloqui con gli Stati Uniti per venerdì, smentendo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che al New York Post aveva affermato in mattinata che un secondo round di colloqui con l'Iran sarebbe stato possibile entro venerdì. Lo scrive Iran International.

18:37
18:37
Houthi si preparano ad azioni nel Mar Rosso

Gli Houthi yemeniti monitorano i movimenti delle navi militari Usa nel Mar Rosso e si preparano a possibili azioni. Lo riporta il Jerusalem Post citando il quotidiano libanese vicino a Hezbollah, Al-Akhbar. Inoltre, in un intervento tv, il leader degli Houthi Abdul-Malik al-Houthi ha confermato che le sue forze stanno valutando come rispondere ad una nuova escalation.

17:50
17:50
Bessent: «Quando la guerra finirà, la benzina costerà meno di prima»

Nel corso di un'audizione presso una sotto commissione del senato USA il segretario al tesoro Scott Bessent ha dichiarato che ci sarà un crollo dei prezzi della benzina non appena terminerà la guerra in Iran.

Stando al 63.enne i costi del carburante potrebbero risultare perfino inferiori rispetto a prima dell'inizio del conflitto. Attualmente, secondo l'American Automobile Association (un'organizzazione simile al TCS svizzero) il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti supera i 4 dollari, in rialzo rispetto ai 2,98 dollari registrati alla fine di febbraio.

Le affermazioni di Bessent sono in contrasto con quelle del segretario all'energia Chris Wright, secondo il quale ci vorrà almeno un anno affinché i prezzi della benzina calino.

16:52
16:52
Gruppo di israeliani attraversa il confine con la Siria, fermati da Idf

Circa quaranta israeliani hanno brevemente attraversato oggi il confine con la Siria prima di essere arrestati dall'esercito israeliano, che ha «condannato fermamente l'accaduto». Secondo l'emittente pubblica israeliana Kan, si trattava di militanti appartenenti al gruppo «Pionieri di Bashan», che promuove la creazione di insediamenti israeliani nel sud della Siria. Inizialmente si erano radunati vicino al confine prima di attraversare il territorio siriano per alcune centinaia di metri, secondo quanto riferito dall'esercito, che ha dichiarato di averli consegnati alla polizia.

L'esercito ha dichiarato di «condannare fermamente l'accaduto e di sottolinearne la gravità, in quanto costituisce un reato che mette in pericolo sia i civili che i soldati». Kan ha pubblicato su X un filmato che mostra i militanti rifugiarsi su un tetto vicino al villaggio siriano di Hader. Anche i «Pionieri di Bashan» hanno pubblicato su X una foto che ritrae i loro attivisti sul tetto, affermando: «Senza insediamenti civili, la presenza militare non durerà a lungo. Resteremo qui finché non permetteranno alle nostre famiglie di venire a vivere qui». Secondo Kan, non è la prima volta che questo piccolo gruppo si infiltra in territorio siriano. Ha inoltre indicato che in precedenza non c'era stata alcuna condanna ufficiale.

16:35
16:35
Libano: morto un secondo soldato francese

È morto il militare francese rimpatriato ieri dal Libano dove era rimasto gravemente ferito il 18 aprile scorso durante un attacco probabilmente opera dell'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah, in cui già aveva perso la vita un soldato dell'Esagono. Lo annuncia sulla rete sociale X il presidente francese Emmanuel Macron.

«Il caporale in capo (...) del 132esimo reggimento di fanteria cinotecnica (attiva nell'addestramento di cani) di Suippes (Dipartimento della Marna, nordest del paese) rimpatriato ieri dal Libano dove era rimasto gravemente ferito dai combattenti con Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle ferite riportate», annuncia il capo dello Stato, omaggiando il soldato «caduto per la Francia».

«La Nazione, che domani renderà omaggio (all'altro militare ucciso), (...) colpito mortalmente nella stessa imboscata, saluta con emozione la memoria del caporale in capo (...) e il suo sacrificio», sottolinea il presidente, rivolgendo i pensieri più sinceri nonché il profondo cordoglio» della nazione francese «ai suoi familiari, ai suoi cari, come anche alle famiglie degli altri feriti».

La Francia, conclude Macron, rende infine «omaggio all'impegno esemplare dei nostri eserciti nell'Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano».

L'Unifil è la Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite. È stata creata il 19 marzo 1978 con le risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nell'attacco contro i caschi blu dell'Onu, sono rimasti feriti altri due militari francesi. Le autorità di Parigi hanno immediatamente attribuito l'attacco al movimento filoiraniano Hezbollah, attivo nel sud del Libano, cosa che il gruppo islamista sciita ha smentito.

14:06
14:06
Il Libano chiederà a Israele una proroga di un mese della tregua

Durante i colloqui previsti domani a Washington con Israele, il Libano chiederà l'estensione di un mese della tregua. Lo riporta Afp, citando una fonte ufficiale.

«Beirut chiederà la proroga del cessate il fuoco e la cessazione da parte di Tel Aviv delle operazioni di demolizione e distruzione nelle zone in cui è presente», ha dichiarato la fonte. Il presidente libanese Joseph Aoun ha affermato invece che «sono in corso contatti per prolungare la tregua», in scadenza domenica, «di dieci giorni».

12:20
12:20
I pasdaran hanno colpito una terza nave a Hormuz

I media iraniani riferiscono che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha preso di mira tre navi nello Stretto di Hormuz.

L'agenzia di stampa Fars affiliata ai pasdaran, citata dalla Bbc, afferma che la nave Euphoria è stata colpita e ora si trova incagliata al largo delle coste iraniane.

I media iraniani affermano inoltre che la Msc Francesca ed Epaminondas sono state «sequestrate» e dirette verso la costa iraniana, citando una dichiarazione della Marina dell'Irgc.

12:15
12:15
Pasdaran, sequestrate le due navi colpite a Hormuz

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato le due imbarcazioni precedentemente colpite da armi da fuoco nello Stretto di Hormuz.

Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, ripresa da Sky News Uk, le due navi erano «non conformi» e sono state identificate come la nave portacontainer Msc Francesca e la Epaminondas. Sono state «scortate fino alla costa iraniana».

Tasnim ha inoltre affermato che le navi avevano «messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione».

11:24
11:24
«Ucciso a Gaza un terrorista del 7 ottobre»

«L'Aeronautica militare, sotto la guida delle forze della Divisione Gaza (143) del Comando Meridionale, ha eliminato ieri un terrorista che operava nelle vicinanze della Linea Gialla e si stava avvicinando all'area in cui operano le forze dell'Idf nel sud della Striscia, in modo che costituiva una minaccia immediata». Così su X l'aviazione israeliana.

«In seguito a un'analisi di intelligence, Idf e Shin Bet confermano che nell'attacco è stato eliminato il terrorista Khamis Muhammad Khamis Qataat, che aveva fatto irruzione nel kibbutz Nir Oz nel massacro omicida del 7 ottobre».

«Negli ultimi tempi - scrive ancora l'Idf - il terrorista ha condotto in modo sistematico altri terroristi nell'area della Linea Gialla con l'obiettivo di eseguire piani per danneggiare le forze dell'Esercito di Difesa, e durante la guerra ha guidato anche piani terroristici aggiuntivi contro le nostre forze e i cittadini dello Stato di Israele. Le forze dell'Esercito di Difesa Israeliano subordinate al Comando Meridionale sono dispiegate nell'area in conformità all'accordo e continueranno a operare per rimuovere qualsiasi minaccia immediata».

08:37
08:37
Teheran: «Gli USA tolgano il blocco e noi negozieremo a Islamabad»

«Gli Stati Uniti devono cessare la loro 'violazione del cessate il fuoco' prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati». Lo ha affermato l'ambasciatore iraniano all'Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera.

«Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad - ha aggiunto - L'Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l'aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l'Iran è pronto anche a quella».

In un comunicato stampa i pasdaran affermano dal canto loro che «le Guardie Rivoluzionarie hanno affrontato l'aggressione criminale e terroristica degli Stati Uniti e del regime sionista, portandoli a commettere errori di valutazione e a chiedere un cessate il fuoco all'Iran».

«Siamo pronti a difendere il Paese e a creare sorprese che superino la comprensione e i calcoli del nemico guerrafondaio e traditore, utilizzando nuove carte sul campo di battaglia».

08:33
08:33
Pasdaran: «Pronti a difenderci con sorprese e nuove carte in campo»

«Le Guardie Rivoluzionarie hanno affrontato l'aggressione criminale e terroristica degli Stati Uniti e del regime sionista, portandoli a commettere errori di valutazione e a chiedere un cessate il fuoco all'Iran». Così in un comunicato stampa le Guardie Rivoluzionarie.

«Siamo pronti a difendere il Paese e a creare sorprese che superino la comprensione e i calcoli del nemico guerrafondaio e traditore, utilizzando nuove carte sul campo di battaglia», aggiungono i pasdaran.

08:02
08:02
Trump: «L'Iran al collasso finanziario con Hormuz chiuso»

«L'Iran sta collassando finanziariamente! Vogliono che lo Stretto di Hormuz venga riaperto immediatamente, sono a corto di soldi! Perdono 500 milioni di dollari al giorno. Militari e polizia si lamentano di non essere pagati. SOS!!!». Così su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

07:51
07:51
Attacco israeliano nella Bekaa, un morto e due feriti

Un attacco israeliano nella regione libanese della Bekaa ha causato un morto e due feriti, secondo quanto riportato dai media statali libanesi, nonostante la tregua in corso tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall'Iran.

«Una persona è rimasta uccisa e altre due ferite a seguito di un attacco condotto da un drone nemico all'alba, alla periferia di Al-Jabur, nella Bekaa occidentale», ha riferito l'agenzia di stampa statale libanese National News Agency.

Ieri Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato razzi e droni d'attacco contro un sito nel nord di Israele in risposta alle «palesi» violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele, che a suo dire includevano «attacchi contro i civili e la distruzione delle loro case e dei loro villaggi».

06:14
06:14
Il punto alle 6.00

Il presidente americano Donald Trump, malgrado l'avvertimento sulla volontà di non voler prolungare il cessate il fuoco, ha fatto esattamente questo: ha segnalato che non desidera riprendere i combattimenti con l'Iran, estendendo «il cessate il fuoco fino al momento in cui verrà presentata la proposta» dell'Iran e «le discussioni saranno concluse, in un senso o nell'altro». È quanto scrive il WSJ, ricordando che i funzionari iraniani continuano ad avvertire di essere pronti a riprendere le ostilità, se necessario, e non hanno ancora confermato di accettare la possibile estensione del cessate il fuoco.

Tuttavia, nelle ultime due settimane Teheran ha anche scelto la via della diplomazia, pur continuando a esigere che gli Stati Uniti smantellino il blocco imposto ai porti iraniani. Finché le parti eviteranno un'escalation, rimangono sul tavolo due opzioni concrete: Iran e Usa possono lasciare che i rispettivi blocchi facciano il loro corso: quello statunitense sui porti iraniani e di Teheran sullo Stretto di Hormuz.

Tuttavia, entrambe le parti rischierebbero perdite economiche a causa di uno stallo prolungato. Inoltre, quando le navi vengono fermate e ispezionate, il rischio che incidenti sfuggano di mano è concreto. L'alternativa consiste nel trovare una soluzione discreta, diplomatica e possibilmente temporanea alla questione del blocco statunitense, per poi riprendere i colloqui nei prossimi giorni.

Nel frattempo, ieri sera, Coloni israeliani hanno dato fuoco a diversi veicoli nel villaggio di Beit Imrin, in Cisgiordania: otto palestinesi sono rimasti feriti nell'incendio. Lo riportano i media palestinesi, ripresi da Haaretz.

I palestinesi hanno ricevuto assistenza medica sul posto dalle squadre della Mezzaluna Rossa. Tra i feriti, sette persone sono state curate per intossicazione da fumo, tra cui un neonato di un anno. Un uomo di circa vent'anni è stato curato per lievi ustioni al viso.