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Il presidente degli Stati Uniti a ruota libera: «L'Iran vuole un accordo, ma non sanno chi guida il Paese» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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23:40
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Trump: «Il cessate il fuoco tra Israele e Libano esteso di tre settimane»
Il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato esteso di tre settimane. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump, intervento nell'incontro alla Casa Bianca tra gli ambasciatori dei due Paesi, nel loro secondo ciclo di negoziati di una possibile pace.
22:30
22:30
«Arma nucleare contro l'Iran? Non ne abbiamo bisogno»
«Non ne abbiamo bisogno. Perché dovrei usarla quando abbiamo decimato l'Iran nel modo convenzionale? Non la userei. A nessuno dovrebbe essere consentito di usare un'arma nucleare». Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva se avrebbe usato l'arma nucleare contro l'Iran.
22:19
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«Voglio un accordo con l'Iran che duri, non ho fretta»
«Voglio un accordo con l'Iran che duri, non ho fretta». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, rispondendo alla Casa Bianca alla possibile durata del conflitto. «Hanno una nuova leadership, sono come cani e gatti, vediamo», ha aggiunto.
22:12
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Trump: «L'Iran vuole un accordo, ma non sanno chi guida il Paese»
L'Iran «vuole un accordo, ma non sanno chi guida il Paese». Lo ha detto Donald Trump, ribadendo che gli Stati Uniti hanno il controllo dello Stretto di Hormuz e riaprirà quando «ci sarà un accordo o accadrà qualcosa d'altro».
22:11
22:11
Trump: «Non mettetemi fretta sull'Iran, siamo stati in Vietnam 18 anni»
«Siamo stati in Vietnam per 18 anni, in Iraq per anni. In Iran da sole sei settimane. Non mettetemi fretta». Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva quanto avrebbe atteso la risposta dell'Iran.
21:22
21:22
L'Iran ha disseminato altre mine nello Stretto di Hormuz
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionaria ha disseminato altre mine nello Stretto di Hormuz questa settimana. Lo riporta Axios citando alcune fonti.
20:58
20:58
La portaerei George H.W. Bush è arrivata in Medio Oriente
La portaerei americana Uss George H.W. Bush è arrivata in Medio Oriente. Lo riferiscono i media americani, aggiungendo che l'unità rafforza la presenza militare americana nell'area, dopo aver operato ed essersi allontanata dal Madagascar.
19:41
19:41
Attacco israeliano nel sud del Libano: uccise tre persone
Un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso tre persone. Lo riporta in un comunicato il ministero della Salute libanese.
«Il raid dello Stato ebraico sulla strada di Shoukine, nel distretto di Nabatieh, a più di 30 chilometri dal nord di Israele, ha ucciso tre persone, mentre un attacco nel villaggio di Yater ha ferito due persone, tra cui un bambino», ha affermato il ministero.
I nuovi attacchi arrivano a poche ore dal nuovo round di colloqui a Washington tra gli ambasciatori libanesi e israeliani.
19:41
19:41
Trump all'incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano
Il presidente americano Donald Trump parteciperà a una parte dell'incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano alla Casa Bianca, in programma oggi, secondo quanto riferito da un alto funzionario Usa. Lo riferisce Barak Ravid di Axios in un post su X.
Il tycoon «saluterà» i due ambasciatori, impegnati nel secondo ciclo di colloqui, parte degli sforzi per definire un cessate il fuoco e un eventuale accordo di pace.
18:10
18:10
Coloni israeliani marciano a sud di Damasco
A squarciagola hanno intonato slogan nazionalisti e hanno sventolato bandiere con la Stella di Davide gli oltre trenta coloni israeliani che, con un'azione senza precedenti, si sono infiltrati in pieno giorno in territorio siriano senza essere inizialmente fermati da alcuna autorità, né israeliana né siriana, né dagli sparuti caschi blu della missione Onu (Undof).
L'episodio, conclusosi dopo poche ore con il rientro forzato dei coloni entro il perimetro del Golan occupato, avviene mentre prosegue l'occupazione militare di Israele nel vicino sud del Libano e nel quadro di una crescente spregiudicatezza delle attività israeliane nella regione siriana di Quneitra, a una trentina di chilometri a sud di Damasco.
Le autorità siriane, che nei giorni scorsi si erano vantate di aver «sgominato una cellula» anti-israeliana nella stessa regione di Quneitra, sono rimaste per ora in silenzio di fronte a questo episodio.
I coloni, espressione di un aumento in Israele degli appelli alla colonizzazione civile-militare del sud del Libano e del sud-ovest della Siria, si sono radunati nella cittadina di Majdal Shams, a maggioranza drusa e punto chiave delle Alture del Golan, occupate da Israele nel 1967 e annesse unilateralmente nel 1981.
Da lì hanno forzato le serrature delle cancellate che consentono l'accesso al cosiddetto «Fossato delle grida», il vallone dove in passato si incontravano, divisi dalla linea del cessate il fuoco, civili siriani sui due lati.
Nei filmati diffusi dai media locali si vedono i coloni scendere nel vallone e dirigersi, bandiere alla mano, verso il villaggio druso di Hader passando per la frazione di Ain Tine. Su un edificio sono saliti sul tetto, cantando slogan mentre arrivavano sul posto i militari israeliani.
Secondo i media locali, una volta entrati in territorio siriano, i coloni hanno dichiarato l'intenzione di creare «un avamposto coloniale» sulle pendici orientali del Monte Hermon, Jabal al Sheikh in arabo. L'esercito israeliano, giunto sul posto, ha poi richiesto l'intervento della polizia di Majdal Shams, che ha ricondotto i coloni oltre la linea del cessate il fuoco.
Qui Israele ha esteso la propria presenza militare dopo il cambio di potere a Damasco nel dicembre 2024. Secondo fonti locali e l'Osservatorio siriano per i diritti umani, si registra un aumento delle violazioni terrestri e aeree, con fermi di contadini, interruzioni delle strade e interferenze nelle attività agricole.
Le stesse fonti riferiscono di operazioni di perquisizione e arresto, installazione di posti di blocco temporanei, chiusura di strade e attacchi contro civili e proprietà. L'episodio avviene mentre nella regione di Quneitra si registra un rapido deterioramento delle condizioni economiche e sociali di una popolazione tradizionalmente esclusa dalle politiche di sviluppo del governo centrale.
Secondo attivisti locali, la popolazione si sente marginalizzata dal nuovo potere di Damasco, in un contesto di quasi totale assenza di controlli sui mercati e di aumento continuo dei prezzi, che rende sempre più difficile l'accesso ai beni di prima necessità.
Nelle scorse settimane si sono registrate proteste lungo la linea di contatto con il Golan occupato da Israele, innescate dall'approvazione della legge israeliana sulla pena di morte per detenuti palestinesi accusati di terrorismo. L'artiglieria israeliana ha aperto il fuoco per disperdere civili siriani che tentavano di avvicinarsi ai recinti, mentre un proiettile di carro armato ha ucciso un pastore nella stessa area.
15:43
15:43
Khamenei attende una protesi a una gamba, per il volto serve la chirurgia
La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei è gravemente ferito, ma «mentalmente lucido e attivo». Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali è stato operato alla gamba tre volte dal bombardamento che ha ucciso suo padre e la sua famiglia.
Secondo il media, Khamenei è in attesa di una protesi. Ha inoltre subito un intervento chirurgico a una mano e sta recuperando la funzionalità.
Il volto e le labbra hanno riportato gravi ustioni, rendendogli difficile parlare, hanno riferito ancora i funzionari, mettendo in evidenza che avrà bisogno di un intervento di chirurgia plastica.
14:16
14:16
Gli USA intercettano almeno tre petroliere iraniane in acque asiatiche
L'esercito statunitense ha intercettato almeno tre petroliere battenti bandiera iraniana nelle acque asiatiche. Lo riporta Reuters sul proprio sito, aggiungendo che, secondo fonti marittime americane e indiane, le navi sono state dirottate mentre si trovavano rispettivamente in India, Malesia e Skri Lanka. Interpellati sulla vicenda, i militari Usa non hanno rilasciato dichiarazioni.
13:28
13:28
Onu, «Bisogna mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell'Unifil»
L'Onu sta «lavorando» per mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell'Unifil, la cui missione termina a dicembre. Lo ha dichiarato oggi il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace.
Il Consiglio di sicurezza ha richiesto «opzioni per una possibile presenza dell'Onu dopo l'Unifil» e «dobbiamo presentare queste raccomandazioni (...) entro il 1° giugno di quest'anno», ha affermato Jean-Pierre Lacroix in una conferenza stampa a Ginevra.
12:24
12:24
Israele: «I civili non tornino nelle proprie case nel sud del Libano»
Le Forze di Difesa Israeliane hanno ribadito ancora una volta l'avvertimento ai civili libanesi di non tornare nei villaggi del Libano meridionale, nonostante la fragile tregua. Lo scrive The Times of Israel.
«Ribadiamo che, durante il periodo di cessate il fuoco, le Forze di Difesa Israeliane continuano a rimanere schierate nelle loro posizioni nel Libano meridionale di fronte alla continua attività terroristica di Hezbollah», ha dichiarato il portavoce dell'esercito, colonnello Avichay Adraee, in un post su X.
«Ribadiamo che, per la vostra sicurezza e quella dei vostri familiari, fino a nuovo avviso, vi è richiesto di non spostarvi a sud della linea dei villaggi indicati e delle aree circostanti», afferma, allegando una mappa che mostra la nuova zona di sicurezza delle Forze di Difesa Israeliane. «È inoltre vietato avvicinarsi alla zona del fiume Litani, al Wadi al-Salhani e a Saluki», aggiunge.
10:48
10:48
Iran: «Ricevuti i primi introiti dai pedaggi imposti sullo Stretto di Hormuz»
Un alto funzionario del Parlamento iraniano ha dichiarato che Teheran ha ricevuto i primi introiti dai pedaggi imposti sullo strategico Stretto di Hormuz nel contesto della guerra con gli Stati Uniti e Israele.
«I primi introiti derivanti dai pedaggi dello Stretto di Hormuz sono stati depositati sul conto della Banca Centrale», ha affermato il vicepresidente del Parlamento Hamidreza Hajibabaei, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Tasnim. Anche altri media iraniani hanno riportato la stessa dichiarazione, senza fornire ulteriori dettagli.
08:37
08:37
Il Libano accusa Israele di aver commesso crimini di guerra per l'uccisione della reporter Khalil
Il primo ministro libanese ha accusato Israele di crimini di guerra dopo che raid aerei israeliani hanno ucciso la giornalista Amal Khalil e ferito un altro reporter ieri nel sud del Libano. Lo scrive la Bbc ricordando che la notizia giunge mentre Israele e Libano si preparano a tenere oggi a Washington un secondo round di colloqui.
Secondo le autorità libanesi, Khalil e Zeinab Faraj sono stati presi di mira deliberatamente mentre cercavano riparo in una casa dopo che un primo raid aereo aveva colpito il veicolo che li precedeva, uccidendo due uomini.
Le autorità libanesi hanno inoltre accusato le Forze di Difesa Israeliane (Idf) di aver preso di mira intenzionalmente un'ambulanza mentre cercava di raggiungere i giornalisti nel villaggio di Tiri.
Khalil, 43 anni, lavorava per il quotidiano libanese Al-Akhbar. Lei e Faraj, un fotografo freelance, viaggiavano insieme. Le autorità non hanno ancora reso noti i nomi dei due uomini deceduti.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona e hanno affermato di non aver preso di mira i giornalisti.
07:13
07:13
La scadenza del 1. maggio aumenta la pressione su Trump per chiudere la guerra in Iran
La scadenza del primo maggio potrebbe aumentare la pressione su Donald Trump per mettere fine alla guerra in Iran. Il primo maggio sono infatti 60 giorni di conflitto e la legge prevede che il presidente richieda l'autorizzazione al Congresso per procedere. Lo riporta il New York Times.
Finora i repubblicani gli hanno consentito di muoversi liberamente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai democratici. Ma il primo maggio è una scadenza sulla quale molti repubblicani non intendono soprassedere.
Anche se le guerra contro l'Iran è iniziata alla fine di febbraio, Trump ha notificato formalmente al Congresso l'operazione il 2 marzo, facendo scattare il conteggio dei 60 giorni che cadono il primo maggio. Una volta superata la scadenza, le opzioni a disposizione del presidente per continuare la campagna senza l'autorizzazione del Congresso sono limitate. Trump ne avrebbe tre: chiedere al Congresso di continuare, iniziare a ridurre il coinvolgimento americano o concedersi un'estensione.
La norma infatti prevede un'estensione di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che c'è bisogno di più tempo per facilitare il ritiro sicuro delle forze americane. L'estensione comunque non gli garantirebbe l'autorità di continuare l'offensiva.
Il Congresso ha l'opzione in ogni momento di garantirgli esplicitamente il permesso di continuare la guerra approvando un'autorizzazione per l'uso della forza militare. Non è chiaro però se i repubblicani avrebbero o meno i numeri. Trump potrebbe poi decidere, come hanno fatto alcuni presidenti in passato, di ignorare le scadenze esponendo però il partito repubblicano a molti rischi politici.
06:52
06:52
Il punto alle 6:50
Non è l'ennesima scadenza, piuttosto un orizzonte temporale quello che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è dato - di nuovo - nel tentativo di portare il regime iraniano al tavolo dei negoziati, andato deserto nell'appuntamento di martedì a Islamabad. «È possibile», ha infatti risposto il presidente statunitense al messaggio di una giornalista del New York Post che gli chiedeva se nuovi colloqui con l'Iran potessero tenersi nelle prossime «36-72 ore», vale a dire entro venerdì. Una data non ufficiale e non confermata da Teheran, che non si è ancora pronunciata nemmeno sul prolungamento in extremis del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti in attesa - ha spiegato lo stesso Trump - di una «proposta» da parte iraniana per chiudere la guerra e riaprire il cruciale Stretto di Hormuz che starebbe facendo «collassare» la Repubblica islamica. Con la chiusura, l'Iran «perde 500 milioni di dollari al giorno», ha tuonato il tycoon su Truth.
«Aspettiamo la risposta iraniana»: con il blocco «stiamo strangolando la loro economia». Ha detto sempre ieri la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che il presidente statunitense Donald Trump vuole una risposta unitaria da Teheran. «Le carte sono nelle mani di Trump: gli Stati Uniti mantengono il controllo. Trump gode di flessibilità grazie all'estensione del cessate il fuoco», ha detto Leavitt in un'intervista a Fox, aggiungendo che Trump non ha fissato una scadenza tassativa per la proposta all'Iran: sarà lui a dettare la tempistica del cessate il fuoco. La portavoce della Casa Bianca ha poi definito «inesatta» l'ipotesi di un cessate il fuoco della durata di 3-5 giorni.
Questa sera, invece, a Cipro è prevista una cena tra i leader dell'Ue. Durante l'incontro parleranno anche dell'escalation in Medio Oriente e della conseguente crisi energetica che ha travolto anche l'Europa.
Il conflitto in Medio Oriente ieri sera è stato al centro di «Radar Mercoledì», in onda su TeleTicino. Parlando della decisione di Trump di «estendere la tregua in Iran su richiesta del Pakistan, finché i leader di Teheran non saranno in grado di formulare una proposta unitaria», Alan Friedman, giornalista e direttore del Lugano Global Forum, ha affermato che «in pratica l'Iran ha manovrato la Casa Bianca e gli Usa sono stati tatticamente sconfitti», riferendosi al silenzio di Teheran. Mentre secondo Alberto Bitonti, professore di comunicazione politica all’Università della Svizzera Italiana (Usi), anche lui ospite della trasmissione condotta da Sacha Dalcol, «a livello militare la vittoria è difficile da raggiungere e Trump sta mostrando tutte le proprie lacune». Ma il tycoon «a livello comunicativo ha bisogno di portare a casa una vittoria o di annunciare quella che può presentare come tale, come potrebbe essere un accordo simile a quanto annunciato per Gaza: un patto che non risolve nessun nodo strategico e non cambia davvero la situazione».
