Medio Oriente

Trump non molla: «Guardate cosa succede oggi a questi folli bastardi, li sto uccidendo»

Il presidente degli Stati Uniti continua a usare i social per rafforzare la narrazione dei suoi attacchi all'Iran: «Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo»
© KEYSTONE (EPA/WILL OLIVER)
Red. Online
13.03.2026 09:02

«Guardate cosa succede oggi a questi folli bastardi». Donald Trump prosegue nella sua narrazione della guerra scatenata contro l'Iran insieme a Israele, a quasi due settimane dal primo attacco. «Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo», ha scritto il presidente americano su Truth. «La marina iraniana è stata spazzata via, la loro aviazione non esiste più, i missili, i droni e tutto il resto sono stati decimati, e i loro leader sono stati cancellati dalla faccia della terra. Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo», avverte.

Il tycoon si mostra fiero dell'operazione Epic Fury e rilancia l'attacco: «Guardate cosa succede oggi a questi folli bastardi. Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni e ora io, come 47. presidente degli Stati Uniti d'America, li sto uccidendo. Che grande onore è poterlo fare!».

«Khamenei è ancora vivo ma ferito»

In un'intervista rilasciata a Fox News, Trump ha ipotizzato che il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei sia «ferito», alla luce delle notizie secondo cui sarebbe rimasto ferito il primo giorno degli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. «Penso che probabilmente lo sia. Penso che sia ferito, ma credo che probabilmente sia vivo in qualche modo, sapete», ha detto il presidente USA al conduttore Brian Kilmeade.

Il 58.enne figlio di Ali Khamenei, stando a quanto rilanciato ieri dal quotidiano britannico Daily Mail, sarebbe ricoverato in coma nell’ospedale universitario di Sina (nel centro di Teheran), una sezione del quale sarebbe stata «sigillata» per ragioni di sicurezza. Mojtaba Khamenei sarebbe grave: avrebbe pure perso una gamba nell’attacco in cui è rimasto ferito dodici giorni fa, il bombardamento del palazzo in cui lavorava e viveva il padre Ali Khamenei. In quell’attacco Mojtaba ha perso la moglie Zahra Haddad-Adel, uno dei figli, la sorella, il cognato e una nipote. Tutti sepolti sotto le macerie di un edificio letteralmente sgretolato dai missili dell’Aeronautica militare di Israele.

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Le voci sulle precarie condizioni della guida suprema dell’Iran sono state alimentate ieri anche dalla decisione dello stesso Mojtaba Khamenei di non apparire in occasione del suo discorso alla nazione, diffuso integralmente dalle agenzie di stampa del Paese islamico e letto alla Tv di Stato da un giornalista. Un messaggio, quello di Mojtaba Khamenei, privo di sostanziali novità. Dopo aver ricordato il padre Ali, definito «martire del movimento islamico» e «grande leader della rivoluzione», la nuova guida suprema dell’Iran ha richiamato il popolo all’unità, «che di solito – ha detto – trova una manifestazione speciale nei momenti di difficoltà». Ha quindi invocato «vendetta » e spronato i propri «fratelli guerrieri» a «continuare a difendersi efficacemente», proseguendo innanzitutto con «la leva per bloccare lo Stretto di Hormuz. Sono stati condotti studi sull’apertura di altri fronti in cui il nemico ha poca esperienza e sarà estremamente vulnerabile, e la loro attivazione avverrà se la situazione di guerra continuerà e in conformità con il rispetto degli interessi», ha aggiunto. La posizione dell’Iran, quindi, non cambia: sostegno e alleanza con i «combattenti del Fronte della Resistenza» – Hezbollah in Libano, Houti yemeniti, Hamas a Gaza, le milizie sciite siriane e irachene – e guerra non dichiarata, ma nei fatti, contro i Paesi del Golfo. «Assicuro a tutti che non rinunceremo a vendicare il sangue dei nostri martiri. La vendetta che stiamo considerando non riguarda solo il martirio del grande leader della rivoluzione (il padre, ndr), ma qualsiasi membro della nazione martirizzato dal nemico – ha concluso la guida suprema iraniana –. Saremo particolarmente sensibili al sangue dei nostri figli e dei nostri bambini. E il crimine deliberatamente commesso nel caso della scuola Shajara Tayyibeh di Minab e in altri simili avrà un riguardo speciale».

La foto «con Fred e Mary»

Nel mezzo della guerra contro l'Iran, tra i tanti post di Donald Trump su Truth, ne spunta uno con una foto in bianco e nero che lo ritrae, giovane e in divisa militare, accanto ai genitori. «All'accademia militare con i miei genitori, Fred e Mary», si legge nella didascalia. Il presidente americano ha frequentato la New York Military Academy dal 1959 al 1964. I genitori ce lo spedirono all'età di 13 anni per «placare la sua disobbedienza», secondo quanto raccontano le biografie e The Donald in seguito ha attribuito alla scuola il merito di «avergli insegnato la disciplina e di aver incanalato la sua energia».

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