Trump perde il Congresso, ma non la Casa Bianca: che cosa cambia?

Donald Trump resta alla Casa Bianca, ma dopo le elezioni di metà mandato non avrà più un Congresso allineato. I Democratici hanno conquistato la maggioranza alla Camera e al Senato. Il nuovo equilibrio entrerà in vigore a gennaio, con l’insediamento del Congresso eletto: da quel momento, per il presidente sarà più difficile trasformare la propria agenda in legge.
I freni del Congresso
Per approvare una legge servono il via libera di entrambe le camere e la firma del presidente. La maggioranza democratica potrà quindi bloccare o modificare le proposte di Trump, oltre a esercitare pressione sui bilanci e sui nuovi stanziamenti. Il Senato, inoltre, ha un ruolo decisivo nella conferma delle nomine presidenziali.
Se non si troverà un accordo sul finanziamento dell’amministrazione federale, potrebbe aprirsi la strada a uno shutdown: alcune attività pubbliche vengono sospese e parte dei dipendenti federali è messa in congedo non retribuito o chiamata a lavorare senza ricevere subito lo stipendio. Non sarebbe una situazione inedita per Trump. Durante il suo primo mandato, lo shutdown parziale durò 35 giorni, dal 22 dicembre 2018 al 25 gennaio 2019, nel braccio di ferro sul finanziamento del muro al confine con il Messico. Nell’autunno 2025, durante il suo secondo mandato, un nuovo blocco durò 43 giorni, superando quel record.
Questo non significa, però, che Trump non possa più governare. Il presidente conserva il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso: per superarlo servono i voti di due terzi in entrambe le camere, una soglia che i Democratici non raggiungono da soli. Può inoltre emanare ordini esecutivi per dirigere l’amministrazione e applicare le leggi, ma questi non sostituiscono il passaggio legislativo e devono basarsi su poteri già previsti. Possono inoltre essere contestati in tribunale.
Dazi, il nodo per la Svizzera
Per le imprese svizzere, la vittoria democratica alle elezioni di metà mandato non significa un allentamento automatico dei dazi statunitensi. Il voto cambia gli equilibri a Washington, ma non modifica da solo le tariffe applicate alle merci elvetiche. Banca Migros ha reagito spiegando che Trump conserva ampi margini d’azione in materia commerciale. A questo si aggiunge il rafforzamento del franco, che può rendere meno competitivi i prodotti svizzeri sui mercati esteri.
Dopo il voto, le azioni e il dollaro hanno perso terreno, mentre sono salite le obbligazioni governative statunitensi. A risentirne maggiormente sono stati i titoli tecnologici, sui quali pesano i timori di regole più severe sull’intelligenza artificiale e di ostacoli ai finanziamenti per il settore.
Le valutazioni sul medio periodo restano aperte. IG ricorda che, nelle undici elezioni di metà mandato tra il 1982 e il 2022, l’indice S&P 500 è salito in media di circa il 14% nei dodici mesi successivi. Per le aziende svizzere, la partita si giocherà sulle decisioni commerciali che seguiranno e sull’andamento del franco.
