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Trump scettico sull’Iran, emergono dubbi anche nel fronte USA

La Casa Bianca valuta controproposte su Hormuz, mentre il vicepresidente Vance mette in discussione le valutazioni del Pentagono sulla guerra e sulle scorte missilistiche
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Trump scettico sull’Iran, emergono dubbi anche nel fronte USA
Red. Online
28.04.2026 06:05
09:59
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«No a un riconoscimento dello Stato di Palestina»

Non è il momento per un riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Svizzera. È quanto pensa il Consiglio nazionale che oggi ha respinto per 116 voti a 66 (11 astenuti) un'iniziativa di Ginevra, peraltro già bocciata dagli Stati.

«Manca un governo indipendente operativo»

Il plenum ha fatto propria la raccomandazione della sua commissione di politica estera, secondo cui, allo Stato attuale, le condizioni per un riconoscimento non sono riunite. In particolare, manca un governo indipendente e operativo, secondo la maggioranza della commissione. Inoltre, un riconoscimento sarebbe contrario alla neutralità e toglierebbe alla Svizzera la possibilità di agire quale mediatrice per una soluzione del conflitto.

Cosa dice la Sinistra

I favorevoli, soprattutto a sinistra, hanno invece sostenuto la necessità di un simile passo, sull'esempio di altri Paesi (finora lo Stato di Palestina è riconosciuto da 148 paesi su 193), al fine di contrastare le mire annessioniste dello Stato di Israele che non farebbero che allontanare la soluzione dei due Stati propugnata dalla Svizzera. Se la Svizzera vuole essere credibile e coerente rispetto alla soluzione dei due Stati, deve associarsi al processo in corso di riconoscimento della Palestina, che costituisce un prerequisito per la pace, ha argomentato, invano, Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE), negando che un riconoscimento avrebbe ripercussioni sulla neutralità del nostro Paese.

09:58
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Netblocks: «Il blackout di internet in Iran è in corso da due mesi»

L'osservatorio della rete Netblocks ha denunciato che il blocco quasi totale di internet in Iran, imposto dopo l'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele, è giunto al suo sessantesimo giorno.

«Esattamente due mesi fa, il 28 febbraio, l'Iran è stato gettato nell'oscurità digitale quando le autorità hanno interrotto l'accesso all'Internet globale. I dati mostrano che il blackout è giunto al suo sessantesimo giorno, dopo 1'416 ore, nonostante gli sforzi del regime per introdurre un accesso differenziato per i gruppi privilegiati», si legge in un messaggio pubblicato su X da Netblocks, che ha monitorato le restrizioni imposte sulla rete da quando sono entrate in vigore.

Intanto, due soldati israeliani sono rimasti feriti, uno «seriamente» e uno più lievemente, in un attacco con drone avvenuto ieri nel sud del Libano: lo hanno riferito oggi le Forze di difesa israeliane (Idf), citato da Haaretz. Entrambi i soldati sono stati trasportati in ospedale per ricevere assistenza medica.

L'attacco, aggiunge il Times of Israel, è attribuito a Hezbollah. Lo stesso giornale afferma che l'Idf ha lanciato un missile intercettore contro un altro sospetto drone di Hezbollah «diretto verso un'area del sud del Libano in cui sono dispiegate truppe» israeliane.

09:51
09:51
Israele usa l'acqua come arma punizione contro Gaza

Le autorità israeliane hanno utilizzato l'accesso all'acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza di approvvigionamento idrico in una campagna di punizione collettiva. E' quanto emerge dal nuovo rapporto internazionale di Medici Senza Frontiere (Msf), «Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza - L'acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele», secondo cui la negazione deliberata dell'acqua è parte integrante del genocidio perpetrato da Israele.

Msf esorta le autorità israeliane a ripristinare immediatamente l'approvvigionamento idrico a livelli adeguati per la popolazione di Gaza. Gli alleati di Israele devono utilizzare la propria influenza per esercitare pressioni su Israele affinché smetta di ostacolare l'accesso umanitario, incluso per le esigenze legate alle infrastrutture idriche.

Il rapporto di Msf documenta come il ripetuto uso dell'acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo. Ciò avviene parallelamente all'uccisione diretta di civili, alla devastazione delle strutture sanitarie e alla distruzione delle abitazioni che costringe a sfollamenti di massa. Insieme, costituiscono un'imposizione deliberata di condizioni distruttive e disumane ai palestinesi a Gaza.

«Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l'ingresso di rifornimenti idrici», afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf. «I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l'acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie», aggiunge.

Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di Msf hanno documentato casi in cui l'esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un'ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell'acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature.

L'effetto cumulativo della scarsità d'acqua provocata dalle autorità israeliane è che semplicemente non è possibile fornire acqua a sufficienza alla popolazione. Dopo le autorità locali, Msf è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza, eppure tra maggio e novembre 2025, 1 distribuzione su 5 si è esaurita perché i nostri camion non sono riusciti a trasportare acqua a sufficienza per tutte le persone che ne avevano bisogno. Gli ordini di sfollamento dell'esercito israeliano hanno impedito ai team di Msf di accedere alle aree in cui fornivamo acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l'interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita.

Le autorità israeliane hanno ostacolato l'ingresso a Gaza di materiali essenziali per l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Da ottobre 2023, l'elettricità, il carburante e le forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l'olio motore – fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell'acqua – sono stati interrotti o sottoposti a severe restrizioni. Un terzo delle nostre richieste di ingresso di forniture essenziali per l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari è stato respinto o è rimasto senza risposta. Queste forniture includono impianti di desalinizzazione dell'acqua, pompe, cloro e altri prodotti chimici per il trattamento, serbatoi d'acqua, repellenti per insetti e latrine. Molti degli articoli approvati dalle autorità israeliane sono stati successivamente respinti alla frontiera.

08:43
08:43
Tra navi intercettate legate all'Iran c'è la petroliera M/T Stream

La petroliera M/T Stream, battente bandiera iraniana, è una delle imbarcazioni intercettate dagli Usa attraverso il blocco navale istituito per ostacolare il traffico verso i porti della Repubblica Islamica: lo ha reso noto su X il Comando centrale statunitense (Centcom).

Secondo il post pubblicato, la petroliera è stata intercettata dal cacciatorpediniere Rafael Peralta domenica scorsa, mentre «tentava di dirigersi verso un porto iraniano».

Frattanto, durante una sessione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il vicecancelliere di Panama, Carlos Arturo Hoyos, ha denunciato la «crescente fragilità» della navigazione globale.

Hoyos ha avvertito che le minacce attuali ostacolano rotte chiave come lo Stretto di Hormuz. «In un mondo profondamente interconnesso, l'interruzione di queste rotte ha effetti immediati sulla sicurezza energetica e sulle economie di tutti i Paesi», ha affermato.

Il rappresentante ha segnalato i recenti attacchi contro navi con bandiera panamense, citando i mercantili Euphoria e Francesca, quest'ultimo intercettato dall'Iran. Esigendo il rilascio degli equipaggi, ha dichiarato: «Panama condanna questi attacchi e fa appello alle autorità iraniane per liberare tutte le imbarcazioni trattenute». Hoyos ha infine invitato al dialogo per allentare le tensioni: «I mari devono continuare a essere spazi di incontro e connessione tra i popoli, non scenari di scontro».

07:38
07:38
Libano, quattro morti e 51 feriti nei raid israeliani nel sud

Quattro persone, tra cui una donna, sono morte e altre 51, compresi tre bambini, sono rimaste ferite nei raid israeliani di ieri nel sud del Libano. Lo riferisce il ministro della Sanità libanese. Secondo un conteggio dell'Afp, basato sui dati forniti dal ministero, i raid di Israele hanno ucciso almeno 40 persone in Libano dall'inizio della fragile tregua il 17 aprile.

Le Forze di difesa israeliane (Idf) aveva annunciato di aver «colpito oggi oltre 20 siti di infrastrutture terroristiche nella valle della Beqaa e in altre località del Libano meridionale». «Tra i siti colpiti, figurano depositi di armi e siti di lancio di razzi di Hezbollah», ha reso noto l'Idf in una nota.

06:07
06:07
I dubbi di Vance sul Pentagono sulla guerra in Iran

Il vicepresidente americano JD Vance ha ripetutamente messo in discussione la descrizione della guerra in Iran fornita dal Dipartimento della Difesa, nonché l'ipotesi che il Pentagono abbia sottostimato quello che appare come un drastico esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi. Lo riporta The Atlantic citando alcune fonti, secondo le quali Vance ha espresso dubbi sull'accuratezza delle informazioni fornite dal Pentagono in merito alla guerra.

Il vicepresidente Usa ha espresso anche preoccupazione riguardo all'esaurimento di alcuni tipi di munizioni. Vance si sarebbe rivolto direttamente a Donald Trump cercando però di non creare divisioni all'interno del governo.

06:06
06:06
Il punto alle 6

Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull'offerta dell'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l'offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull'azione in buona fede dell'Iran e sull'intenzione di Teheran di mettere fine all'arricchimento dell'uranio e impegnarsi a non sviluppare l'arma nucleare.

La nuova proposta iraniana prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco americano dei porti e della fine della guerra. Solo in una fase successiva i colloqui sul programma nucleare.

Intanto, l'ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani ha dichiarato che il ritorno della sicurezza e della stabilità nel Golfo dipende da «garanzie credibili» per l'Iran contro qualsiasi nuovo attacco israelo-americano.

«Una stabilità e una sicurezza durature nel Golfo e nella regione più ampia possono essere garantite solo da una cessazione duratura e permanente di ogni aggressione contro l'Iran, accompagnata da garanzie credibili che non si ripetano e dal pieno rispetto dei legittimi diritti e interessi sovrani dell'Iran», ha affermato l'ambasciatore durante una sessione del Consiglio di Sicurezza. «Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente», ha dal canto suo assicurato Vladimir Putin ricevendo il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.