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I negoziati tra Washington e Teheran iniziano quest'oggi a Ginevra - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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22:02
22:02
Colloqui Iran, Vance: «Discusse linee negoziali con gli inviati USA»
Il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato di aver parlato con l'inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, e con il genero Jared Kushner riguardo alle linee negoziali nei colloqui con l'Iran.
«Ho appena parlato con Steve Witkoff e Jared Kushner questa mattina di alcune delle loro linee negoziali (nei colloqui con l'Iran)», ha detto Vance a Fox News.
L'interesse principale di Washington nei negoziati è garantire che Teheran non ottenga un'arma nucleare, ha aggiunto Vance.
«Il presidente (Donald Trump) ha fissato alcune linee rosse che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e ad affrontare concretamente», ha concluso.
20:41
20:41
Anche l'Italia aderisce alla condanna di Israele per la Cisgiordania
L'Italia ha aderito ad un documento presentato all'Onu per condannare le azioni di Israele nei Territori. Nel documento, presentato dall'ambasciatore palestinese a nome del «Gruppo arabo», si «condannano fermamente le decisioni e le misure unilaterali israeliane volte ad espandere la presenza illegale di Israele in Cisgiordania».
«Decisioni contrarie agli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale» che «devono essere immediatamente revocate». Le dichiarazioni - riferisce il ministero degli esteri italiano - sono state sostenute tra gli altri dalla larga maggioranza dei Paesi europei, dall'Ue e altri Stati like-minded come Canada e Giappone.
Gli altri Paesi europei che hanno aderito alla dichiarazione sono Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Grecia, Finlandia, riferisce la Farnesina, sottolineando che l'adesione dell'Italia all'iniziativa palestinese conferma l'impegno a favore del diritto internazionale e di condanna di qualsiasi misura che possa compromettere la soluzione a due Stati.
Nel documento di condanna a Israele si legge inoltre che «ribadiamo il nostro rifiuto di tutte le misure volte a modificare la composizione demografica, le caratteristiche e lo status dei territori palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme Est. Tali misure violano il diritto internazionale, compromettono gli sforzi in corso per la pace e la stabilità nella regione, sono in contrasto con il Piano Globale e compromettono la prospettiva di raggiungere un accordo di pace che ponga fine al conflitto.
Riaffermiamo il nostro impegno, espresso nella Dichiarazione di New York, ad adottare misure concrete, in conformità con il diritto internazionale e in linea con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e con il parere consultivo del 19 luglio 2024 della Corte Internazionale di Giustizia, per contribuire alla realizzazione del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e per contrastare la politica illegale di insediamento nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e le politiche e le minacce di sfollamento forzato e annessione.
Ribadiamo che una pace giusta e duratura sulla base delle risoluzioni pertinenti delle Nazioni Unite, dei termini di riferimento di Madrid, compreso il principio di terra in cambio di pace, e l'Iniziativa di Pace Araba, ponendo fine all'occupazione israeliana iniziata nel 1967 e attuando la soluzione dei due Stati, in cui due Stati democratici, una Palestina indipendente e sovrana e Israele, vivono fianco a fianco in pace e sicurezza entro i loro confini sicuri e riconosciuti sulla base delle linee del 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, rimane l'unica via per garantire la sicurezza e la stabilità nella regione».
19:13
19:13
Damasco annuncia l'evacuazione del campo di concentramento al-Hol
Il nuovo potere siriano, rappresentato dal leader Ahmad Sharaa, ha avviato l'evacuazione del campo di concentramento di al-Hol, nel nord-est della Siria, dove erano detenute migliaia di familiari di presunti miliziani dell'Organizzazione dello Stato islamico (ISIS).
Lo riferiscono media siriani, secondo cui il trasferimento dei residenti rimasti è iniziato oggi verso un altro sito nel nord del Paese, dopo che il campo era passato sotto il controllo delle forze di Damasco lo scorso gennaio.
«L'evacuazione è cominciata oggi», hanno dichiarato responsabili siriani, citati da media internazionali, affermando che «il campo sarà completamente svuotato entro una settimana e non resterà più nessuno». Negli ultimi mesi, migliaia di parenti di combattenti dell'Isis risultano scomparsi dal campo dopo il cambio di controllo avvenuto a inizio anno.
Al-Hol, sorto negli anni '90 del secolo scorso, durante la guerra contro l'Isis era stato trasformato in un campo di concentramento gestito dalle forze curdo-siriane, a loro volta utilizzate dagli Stati Uniti come strumento locale di controllo del territorio. Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno formalizzato il passaggio di consegne dalle forze curde alle nuove autorità di Damasco, promosse da Washington a clienti locali per la gestione di un territorio ritenuto strategico, dove gli Usa mantengono truppe nel nord-est della Siria.
19:12
19:12
Madrid condanna la registrazione di zone della Cisgiordania da parte di Israele
Il governo spagnolo condanna «fermamente» la decisione dell'esecutivo israeliano di approvare la registrazione di ampie zone della Cisgiordania come «proprietà dello Stato», definendolo un passo verso «l'annessione di fatto del territorio palestinese occupato».
In una nota del ministero degli Esteri, Madrid afferma che la misura «suppone un'altra flagrante violazione del diritto internazionale» e dell'opinione consultiva emessa dal Tribunale Internazionale di Giustizia nel 2024. La decisione, si legge nella nota, rischia inoltre di compromettere gli sforzi per attuare il Piano di Pace statunitense sostenuto dalla Risoluzione 2803, con l'obiettivo di una pace «giusta e duratura».
La Spagna «ratifica il suo impegno per l'implementazione della soluzione dei due Stati», in linea con la Dichiarazione di New York, che prevede «uno Stato palestinese sulle frontiere del 1967, che comprenda Gaza e Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale».
Madrid assicura che continuerà a «condannare in maniera sistematica e a tutti i livelli l'illegalità delle decisioni del governo di Israele», così come la violenza dei coloni e delle forze israeliane contro la popolazione palestinese.
Il governo spagnolo invita infine Israele a revocare le decisioni adottate, ricordando «le responsabilità che gli corrisponde assumere davanti a tali fatti che non possono restare impuni».
A loro volta l'Egitto, la Lega araba, e altri otto Paesi di religione islamica hanno unanimemente condannato la decisione di Israele di dichiarare «terreni di Stato» porzioni della Cisgiordania occupata.
I ministri di Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e Qatar «condannano fermamente la decisione presa da Israele di designare i terreni della Cisgiordania occupata come cosiddetti 'terreni di Stato' e di approvare, per la prima volta dal 1967, le procedure per la registrazione e l'insediamento della proprietà terriera in vaste aree della Cisgiordania occupata», si legge in una dichiarazione congiunta.
«Questa iniziativa illegale - aggiunge - costituisce una grave escalation volta ad accelerare l'attività di insediamento illegale, la confisca delle terre, il consolidamento del controllo israeliano e l'applicazione illegittima della sovranità israeliana sui Territori Palestinesi Occupati, minando i legittimi diritti del popolo palestinese».
«Queste misure - prosegue la dichiarazione - rappresentano una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra, nonché una violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la Risoluzione 2334. La decisione contraddice inoltre il parere consultivo emesso dalla Corte Internazionale di Giustizia in merito alle conseguenze giuridiche derivanti dalle politiche e dalle pratiche israeliane nei Territori Palestinesi Occupati».
19:10
19:10
USA: «Progressi con l'Iran, torneranno con delle proposte»
Gli Stati Uniti ritengono che «sono stati fatti progressi nei colloqui con l'Iran, ma che ci sono ancora molti dettagli da discutere».
«Gli iraniani hanno detto che sarebbero tornati nelle prossime due settimane con proposte dettagliate per colmare alcune distanze dalle nostre posizioni», ha detto un funzionario USA ad Axios.
In precedenza, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito che a Ginevra Teheran e Washington hanno definito «una serie di principi guida» che aprirebbero la strada a un accordo.
Araghchi ha qualificato come «costruttivi» i nuovi colloqui con gli Stati Uniti tenutisi oggi nella città di Calvino, aggiungendo tuttavia che non è stata fissata una data per un prossimo incontro.
«Grazie ai buoni uffici dei Paesi amici della regione si è aperta una nuova finestra con un secondo round di negoziati con gli Stati Uniti», ha detto ancora il ministro degli Esteri della dell'Iran, in un intervento alla Conferenza del disarmo a margine dei colloqui sul nucleare con gli USA.
«Ci auguriamo che questi colloqui portino a una soluzione negoziata e duratura», ha aggiunto. L'Iran - ha continuato - «rimane pienamente pronto a difendersi da qualsiasi minaccia o atto di aggressione» e le «conseguenze di qualsiasi attacco contro l'Iran non si limiteranno ai suoi confini».
Dal canto suo, su X così il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi ha commentato l'esito del suo round di colloqui che si sono tenuti a Ginevra: «I negoziati indiretti di oggi tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti a Ginevra si sono conclusi con buoni progressi verso l'individuazione di obiettivi comuni e di questioni tecniche rilevanti. Lo spirito dei nostri incontri è stato costruttivo».
«Insieme abbiamo compiuto sforzi seri per definire un certo numero di principi guida per un accordo finale. Il contributo del direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi, è stato molto apprezzato. Resta ancora da fare molto lavoro e le parti hanno chiarito i prossimi passi prima del prossimo incontro», ha aggiunto il capo della diplomazia dell'Oman, Paese che svolge il ruolo di mediatore nei colloqui tra Teheran e Washington.
18:06
18:06
Presentato ad Abu Mazen il testo della Costituzione dello Stato di Palestina
Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha ricevuto nei giorni scorsi la bozza della Costituzione provvisoria dello Stato di Palestina.
Il documento di 48 pagine scritto in arabo è stato presentato durante una riunione con il comitato incaricato di redigerla, presieduto dal consigliere Muhammad al-Hajj Qasim. Dal 10 febbraio, riporta l'agenzia di stampa di Ramallah Wafa, i cittadini hanno 60 giorni di tempo per commentare la bozza presso il comitato.
Nel testo si legge tra l'altro: «La Palestina fa parte della patria araba e il popolo arabo palestinese fa parte della nazione araba. Gerusalemme è la capitale dello Stato di Palestina. Lo Stato si impegna a preservare il suo carattere religioso e a proteggere i suoi luoghi sacri islamici e cristiani, nonché il suo status giuridico, politico e storico. L'Islam è la religione ufficiale nello Stato di Palestina. I principi della Sharia islamica sono una fonte primaria per la legislazione. Il Cristianesimo ha il suo status in Palestina e i diritti dei suoi seguaci sono rispettati».
La bozza di Costituzione indica anche che «le istituzioni nazionali si adoperano per fornire protezione e assistenza alle famiglie dei martiri, ai feriti, ai prigionieri e a coloro che sono stati rilasciati dalle prigioni e alle vittime di genocidio e per perseguire gli autori di questi crimini davanti alla magistratura».
Il testo si inquadra nell'ambito del programma di riforme chiesto dall'amministrazione Trump. Per entrare in vigore, la Costituzione dovrà essere sottoposta a un referendum popolare e ottenere il sostegno della maggioranza. Resta da comprendere, tra l'altro, come il percorso di approvazione si leghi alle eventuali elezioni sia presidenziali che legislative dell'Autorità nazionale palestinese, avvenute l'ultima volta rispettivamente nel 2007 e nel 2006.
Le reazioni non si sono fatte attendere. L'UE «accoglie con favore» il progetto di costituzione dell'Autorità Palestinese e lo giudica «un passo positivo», ha detto un portavoce della Commissione Europea. L'UE sostiene gli sforzi dell'Autorità Palestinese volti alle riforme politiche, alla democrazia partecipativa, allo sviluppo delle capacità istituzionali e all'attuazione del suo programma di riforme.
Dal canto suo, Hamas si sta preparando ad annunciare la sua nuova leadership, che assumerà la responsabilità del movimento per un anno, mentre le elezioni interne per eleggere un presidente e i membri del suo ufficio politico si stanno avvicinando alla conclusione. Lo riportano fonti informate del movimento ad Al-Sharq.
Il movimento annuncerà «molto presto» in un comunicato il nome del nuovo presidente del suo ufficio politico, subito dopo la conclusione delle elezioni, e le fonti prevedono che l'annuncio avverrà durante il mese di Ramadan, che inizia alla fine della settimana.
Il nuovo presidente di Hamas sostituirà il consiglio direttivo di cinque membri che ha assunto la presidenza del movimento dopo l'assassinio di Yahya Sinwar, l'ex presidente del movimento, considerato l'artefice dell'attacco del 7 ottobre 2023.
La competizione nella sua fase finale, descritta come intensa, è limitata a Khalil al-Hayya, che dirige l'ufficio politico del movimento nella Striscia di Gaza, e a Khaled Mashal, presidente del movimento all'estero.
15:36
15:36
Iran: «Con gli USA concordi sulle linee guida per l'intesa»
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito che a Ginevra Teheran e Washington hanno definito «una serie di principi guida» che aprirebbero la strada a un accordo.
Araghchi ha qualificato come «costruttivi» i nuovi colloqui con gli Stati Uniti tenutisi oggi nella città di Calvino, aggiungendo tuttavia che non è stata fissata una data per un prossimo incontro.
«Grazie ai buoni uffici dei Paesi amici della regione si è aperta una nuova finestra con un secondo round di negoziati con gli Stati Uniti», ha detto ancora il ministro degli Esteri della dell'Iran, in un intervento alla Conferenza del disarmo a margine dei colloqui sul nucleare con gli USA.
«Ci auguriamo che questi colloqui portino a una soluzione negoziata e duratura», ha aggiunto. L'Iran - ha continuato - «rimane pienamente pronto a difendersi da qualsiasi minaccia o atto di aggressione» e le «conseguenze di qualsiasi attacco contro l'Iran non si limiteranno ai suoi confini».
Dal canto suo, su X così il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi ha commentato l'esito del suo round di colloqui che si sono tenuti a Ginevra: «I negoziati indiretti di oggi tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti a Ginevra si sono conclusi con buoni progressi verso l'individuazione di obiettivi comuni e di questioni tecniche rilevanti. Lo spirito dei nostri incontri è stato costruttivo».
«Insieme abbiamo compiuto sforzi seri per definire un certo numero di principi guida per un accordo finale. Il contributo del direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi, è stato molto apprezzato. Resta ancora da fare molto lavoro e le parti hanno chiarito i prossimi passi prima del prossimo incontro», ha aggiunto il capo della diplomazia dell'Oman, Paese che svolge il ruolo di mediatore nei colloqui tra Teheran e Washington.
15:35
15:35
Bambino ucciso dall'esplosione di un residuato nella Valle del Giordano
Un bambino è rimasto ucciso e altre due persone sono rimaste gravemente ferite in seguito all'esplosione di residuati di munizioni militari nel nord della Valle del Giordano, in Cisgiordania. Lo riferiscono i media palestinesi. Le forze israeliane sono state inviate sul posto.
Secondo le prime informazioni, i bambini erano entrati in una zona di tiro dell'esercito israeliano e stavano giocando con l'ordigno inesploso quando è deflagrato.
Intanto, Il gabinetto politico-di sicurezza israeliano si riunirà la sera di giovedì 19 febbraio, in concomitanza con il Board of peace a Washington. Lo riferisce Ynet.
Nel frattempo, oltre 1.200 intellettuali, giuristi ed ex alti funzionari di sicurezza israeliani hanno diffuso oggi una petizione contro la proposta di legge per l'applicazione della pena di morte ai terroristi. La proposta, avanzata dal partito del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, è stata approvata in prima lettura a novembre.
Tra i firmatari della petizione, l'ex capo del Mossad Tamir Pardo, l'ex capo di stato maggiore Moshe Ya'alon e l'ex capo dello Shin Bet Ami Ayalon, nonché diversi giudici emeriti della Corte Suprema, e cinque premi Nobel israeliani.
La lettera invita il Parlamento israeliano a respingere la proposta nel corso dell'iter legislativo, in quanto «l'introduzione della pena di morte getterà una macchia morale su Israele e contraddirà la sua identità di Stato ebraico e democratico». «La pena di morte è una misura estrema e assoluta, la cui principale giustificazione presentata - scoraggiare gli assassini - non è supportata dalla ricerca scientifica», aggiungono i firmatari.
Nei giorni scorsi, il premier Benjamin Netanyahu ha chiesto a Ben Gvir di modificare il disegno di legge in diversi punti, in particolare nell'articolo che prevederebbe l'applicazione della pena capitale solo nei casi in cui sia stata provocata la morte, tramite un atto di terrorismo, di un cittadino o residente israeliano. Netanyahu ha chiesto che tale clausola venga eliminata perché non includa discriminazioni nei casi di terrorismo ebraico contro i palestinesi.
14:28
14:28
Conclusa tra la seconda sessione dei colloqui tra Teheran e Washington
A Ginevra è terminata la seconda sessione dei colloqui dedicati al controverso programma nucleare iraniano. Secondo l'agenzia iraniana Mehr, «si è concluso il secondo round dei negoziati indiretti» tra Teheran e Washington, con la mediazione dell'Oman, e i responsabili delle trattative per entrambe le parti «hanno lasciato la sede dei colloqui».
Secondo quanto riferisce l'agenzia iraniana Irna la tornata di colloqui è terminata dopo tre ore di intense consultazioni diplomatiche.
13:40
13:40
Il comandante dei Pasdaran: «Pronti a chiudere lo Stretto di Hormuz»
Il comandante dei Pasdaran, Alireza Tangsiri, ha detto che le Guardie della rivoluzione sono pronte «a chiudere lo Stretto di Hormuz in qualsiasi momento» se le autorità della Repubblica islamica daranno un ordine in tal senso. Tangsiri sta monitorando le esercitazioni nello Stretto, con gli iraniani che hanno già interdetto alcune zone marittime. La tv di Stato non ha precisato per quanto dureranno le chiusure.
11:39
11:39
Khamenei: «L'esercito di Trump potrebbe subire un duro colpo»
«Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a ripetere che l'esercito del suo Paese è il più forte al mondo, ma dovrebbe sapere che tale 'esercito più forte al mondo' potrebbe subire un colpo tale da non potersi più muovere»: lo ha affermato il leader iraniano Ali Khamenei mentre a Ginevra è in corso il secondo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti.
«Trump dice che hanno inviato navi da guerra verso l'Iran. Naturalmente le navi da guerra sono pericolose, ma più pericolose di loro sono le armi (dell'Iran) che possono affondare queste navi da guerra», ha affermato, citato dalla tv di Stato, aggiungendo: «Ha detto che gli Stati Uniti non sono stati in grado di rovesciare la Repubblica Islamica da 47 anni. Questa è una buona confessione e io gli dico che non sarà in grado di farlo nemmeno (in futuro)».
10:37
10:37
Teheran, «Al via i colloqui indiretti con gli Usa a Ginevra»
«L'Iran e gli Stati Uniti hanno avviato i colloqui, mediati dall'Oman, a Ginevra»: lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, specificando che i colloqui si terranno in modo indiretto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto, prima, dei colloqui con il ministro degli Esteri dell'Oman Badr al-Busaidi, che fa da tramite tra le delegazioni iraniana e americana, ha aggiunto Baghaei, membro della delegazione iraniana insieme ai vice ministri degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, Kazem Gharibabadi e Hamid Ghanbari, nonché a numerosi esperti in campo tecnico, economico e giuridico.
L'inviato del presidente statunitense Donald Trump in Medio Oriente Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner fanno parte della delegazione americana.
06:27
06:27
Il punto alle 6
Donald Trump ha avvertito l'Iran che «se non farà l'accordo ci saranno conseguenze». «Sarò coinvolto in quei colloqui, indirettamente», ha detto il presidente americano ai giornalisti a bordo dell'Air Force One a proposito dei negoziati che iniziano oggi a Ginevra. «Vogliono raggiungere un accordo... Non credo che vogliano le conseguenze di un mancato accordo», ha aggiunto Trump.
