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Lo ha detto il presidente americano Donald Trump durante la riunione di governo, ribadendo che l'Iran non può avere l'arma nucleare e sottolineando di aver ricevuto nell'operazione «grande sostegno da altri paesi» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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21:09
21:09
Il piano Trump per Gaza al palo, Board of Peace senza soldi
Il Board of Peace del presidente americano Donald Trump - annunciato in pompa magna lo scorso gennaio creando, tra l'altro, scosse telluriche all'interno dell'Unione europea per i suoi profili di contrasto con le Nazioni Unite - resta al palo.
Da un lato, sul campo, non si vedono effetti concreti a Gaza dove, va detto, Hamas non si sta disarmando. Dall'altro, però, c'è la questione dei soldi. A quattro mesi dalla sua istituzione, infatti, il fondo finanziario del Board, creato dalla Banca mondiale, non ha ricevuto denaro dai donatori.
«Non è stato depositato nemmeno un dollaro», ha detto una fonte al «Financial Times», che da quotidiano finanziario ha messo in pratica uno dei mantra del giornalismo: «Follow the money».
«Il fondo ufficiale del Consiglio per la Pace - Board of Peace - di Donald Trump è a secco e l'organizzazione è bloccata in un limbo giuridico e politico che ha frenato i progetti di ricostruzione di Gaza», riporta il quotidiano della City di Londra.
Il presidente degli Stati Uniti ha descritto il Consiglio - che ha richiesto ai leader mondiali quote associative «a vita» pari a 1 miliardo di dollari - come una delle organizzazioni internazionali «più influenti» mai create.
Gli Stati che avevano deciso di partecipare avevano promesso 7 miliardi di dollari per il «pacchetto di aiuti» del Consiglio a Gaza e lo stesso Trump aveva annunciato altri 10 miliardi di dollari di finanziamenti statunitensi. Per ora, però, non si è visto un centesimo. Più o meno.
«Anziché avvalersi del fondo gestito dalla Banca mondiale e approvato dall'ONU, il Board ha ricevuto donazioni direttamente tramite il proprio conto presso JPMorgan, secondo quanto riferito dal portavoce del Consiglio e da un'altra persona a conoscenza degli accordi», scrive ancora il «Financial Times».
Il che solleva una questione di trasparenza: mentre la Banca Mondiale è tenuta a riferire sulla situazione finanziaria del fondo per Gaza ai donatori e ai membri del Consiglio, «non esistono requisiti di trasparenza indipendenti per il conto presso JPMorgan».
Un funzionario del Board of Peace ha dichiarato che «sono state stabilite diverse opzioni per ricevere i finanziamenti», compreso il meccanismo della Banca mondiale, e che «a questo punto i donatori hanno scelto di utilizzare altre opzioni».
Il Board of Peace «riferirà i propri dati finanziari» al proprio consiglio esecutivo, composto da funzionari dell'amministrazione Trump e altri consulenti, «nel momento ritenuto opportuno», ha aggiunto il funzionario.
Finanziamenti di circa 3 milioni di dollari dal Marocco e 20 milioni di dollari dagli Emirati Arabi Uniti hanno contribuito a finanziare l'ufficio di Nickolay Mladenov, l'alto rappresentante per la Gaza del dopoguerra, e gli stipendi del comitato tecnocratico palestinese, che il Consiglio ha formato per governare la Striscia.
Da un lato dunque l'opacità e dall'altro (in Europa) i più alti standard. La Commissione europea vuole infatti riformare il sistema di aiuti umanitari per adeguarlo alle sfide odierne.
Attraverso la riforma delle catene di approvvigionamento umanitarie, l'UE «massimizzerà» l'efficacia in termini di costi, dall'approvvigionamento alla consegna finale, e «amplierà» le modalità di finanziamento che promuovono l'efficienza e la prevedibilità degli aiuti e la dignità dei beneficiari, tra cui l'assistenza in denaro, l'azione preventiva, i finanziamenti pluriennali, i fondi comuni e il sostegno agli attori locali.
20:22
20:22
Gaza, ucciso capo militare di Hamas nominato solo 11 giorni fa
Hamas ha confermato l'uccisione in un raid israeliano ieri sera di Mohammed Odeh, leader dell'ala militare, le Brigate al-Qassam. Odeh era stato nominato solo 11 giorni fa, in sostituzione di Izz al-Din al-Haddad, anche lui ucciso dall'esercito israeliano (IDF) il 15 maggio in uno strike dalle dinamiche quasi identiche.
In entrambi i casi vi è stato un doppio attacco per via aerea, con due obiettivi differenti nel quartiere Rimal a Gaza City che hanno portato all'uccisione anche della moglie e un figlio di Haddad, e della moglie e due figli di Odeh. In entrambi i casi con il coinvolgimento dello Shin Bet, il servizio di intelligence interna israeliano.
Quest'ultimo in una nota ha comunicato che l'attacco è seguito «a mesi di monitoraggio dell'intelligence e di attività di sorveglianza operativa», scovandoli nei momenti più esposti, emersi dalle case rifugio per andare a trovare i familiari.
Una foto aggiornata di Odeh, che in precedenza serviva come capo dell'intelligence di Hamas e viveva in clandestinità, era circolata sulle reti sociali di Gaza nell'immediatezza della nomina.
«Continueremo a cercare chiunque abbia preso parte al massacro del 7 ottobre. Prima o poi arriveremo a tutti», ha detto il premier Benyamin Netanyahu nell'annunciare l'eliminazione. «Sono morti che camminano'', ha aggiunto il ministro della difesa Israel Katz, confermando che lo Stato ebraico intende proseguire ad oltranza con gli omicidi mirati di tutta la catena di comando di Hamas, che ancora gestisce circa il 40% della Striscia di Gaza dopo il cessate il fuoco (armato) di ottobre.
Nell'immediatezza dell'attacco del 7 ottobre 2023, l'IDF aveva diffuso una grafica con i 16 volti dei massimi ricercati tra la leadership delle Brigate al-Qassam. Dopo quasi tre anni, e con l'uccisione di Odeh, rimane solo uno di loro in vita: Imad Akel, considerato uno dei veterani e dei membri più esperti dell'ala militare, attualmente alla guida delle operazioni nella Striscia.
Incluso il contrasto al dissenso interno a Gaza che Hamas deve affrontare, principalmente rappresentato dalle milizie legate ai clan familiari - gli Abu Shabab, i Dogmoush e gli al-Mansi - considerati collaborazionisti dell'IDF e con cui sono in corso perenni regolamenti di conti.
Akel è visto dagli analisti come il più probabile sostituto alla leadership militare, ma Hamas non ha ancora annunciato un nome. Uno stallo che si interseca anche con quello delle elezioni interne alla milizia (un procedimento segreto indetto il mese scorso) per scegliere il nuovo leader politico: un duello tra Khalil al-Hayya e Khaled Mashal - entrambi residenti tra Qatar e Turchia - che non ha ancora prodotto un risultato.
Tutto questo all'ombra delle trattative febbrili tra Cairo, Doha, Abu Dhabi e Washington, guidate dal rappresentante del Board of Peace per Gaza, Nickolay Mladenov, nel tentativo di portare Hamas ad accettare il disarmo e passare le consegne al governo tecnocratico palestinese guidato da Ali Shaat, che ancora non ha mai messo piede nella Striscia.
19:45
19:45
Trump sull'accordo con l'Iran: «Non siamo ancora soddisfatti. O lo saremo o dovremo finire il lavoro»
«L'Iran vuole fare un accordo: sta negoziando allo stremo. Noi non siamo ancora soddisfatti. O lo saremo o dovremo finire il lavoro». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump durante la riunione di governo, ribadendo che l'Iran non può avere l'arma nucleare e sottolineando di aver ricevuto nell'operazione «grande sostegno da altri paesi».
Con l'Iran «vedremo cosa succede. Potremmo tornare e finire il lavoro, potremmo non farlo», ha detto Trump durante la dodicesima riunione di governo pubblica lodando i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner per il «grande lavoro».
A suo dire le trattative «stanno andando molto bene. Stanno iniziando a darci le cose che devono darci; se lo faranno, sarà fantastico. E se non lo faranno, allora dovremo finirli», ha affermato. L'accordo con Teheran deve essere «perfetto. Non faccio cattivi accordi», ha detto Trump sottolineando che se i paesi arabi non aderiscono agli Accordi di Abramo «non sono sicuro che dovremmo fare l'intesa» con Teheran. «Penso che ce lo devono, a essere onesto», ha aggiunto senza comunque spingersi a dire che l'accordo con l'Iran è subordinato agli Accordi di Abramo.
Secondo Trump l'Iran non abbia altra scelta che fare un accordo. «La loro economia è in caduta libera. L'inflazione è al 250%. Pensavano di riuscire a sfinirmi nell'attesa. Saremo noi a sfinire loro», ha messo in evidenza.
«Non stiamo parlando di alcun allentamento delle sanzioni. Le manterremo, abbiamo il controllo dei soldi che ritengono essere loro», ha proseguito. «Quando si comporteranno in modo adeguato e faranno ciò che è giusto, permetteremo loro di avere i propri soldi. Ma al momento non lo stiamo facendo», ha messo in evidenza il presidente americano.
A chi gli chiedeva se avrebbe accettato uno Stretto controllato da Iran e Oman, Trump ha poi risposto che «nessuno controllerà lo Stretto di Hormuz, sono acque internazionali. Lo Stretto sarà aperto a tutti». «L'Oman si comporterà bene, altrimenti dovremo farli saltare in aria», ha aggiunto il presidente.
Quanto al nucleare, Trump ha dichiarato di non essere disposto ad accettare che la Russia o la Cina ricevano le scorte di uranio altamente arricchito dall'Iran, sottolineando che non si sentirebbe a proprio agio se accadesse.
Da parte sua il capo del Pentagono Pete Hegseth ha dichiarato che Trump con le sue decisioni sull'Iran «ha creato le condizioni per rendere più sicuri gli americani e il mondo». L'Iran «ora non può costruire navi o droni e per questo ha alzato bandiera bianca per trattare con Steve Witkoff e Jared Kushner che, abilmente, lo stanno facendo».
Mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che «l'Iran non avrà mai l'arma nucleare. La diplomazia è sempre la prima opzione e continuiamo a lavorare con l'Iran: stiamo dando alla diplomazia ogni chance di successo», sottolineando che «vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni i progressi».
Intanto, secondo quanto riferito da alcune fonti dell'amministrazione alla NBC, il Pentagono avrebbe stilato una lista dei possibili obiettivi da colpire in Iran qualora Trump decidesse di riprendere i bombardamenti.
L'unico problema è che i target identificati sono molto più difficili da trovare e colpire: molti infatti sono sotterrati fra le montagne o nascosti fra la popolazione civile, rendendo difficile portare a segno attacchi di precisione.
I target «facili» sono terminati, ora ci sono quelli «difficili» se i combattimenti dovessero riprendere, ha detto un funzionario americano alla NBC, osservando come il successo non sia più garantito con attacchi solo dall'alto.
19:33
19:33
Idf emette lanciando un avviso generalizzato di evacuazione per i residenti del sud del Libano
«Invitiamo tutti i residenti del Libano meridionale ad allontanarsi dai membri di Hezbollah, dalle sue installazioni e dai suoi mezzi militari. Consigliamo di evacuare verso nord del fiume Zahrani, poiché tutte le aree situate a sud del fiume sono considerate zona di combattimento, e l'IDF non intende arrecare danno ai civili». Lo scrive il portavoce dell'esercito israeliano su X lanciando un avviso generalizzato di evacuazione per i residenti del sud del Libano.
«Alla luce delle ripetute violazioni dell'accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah - aggiunge -, l'IDF agirà con grande forza.»
17:51
17:51
Ecco l'ultima bozza dell'intesa Usa-Iran
La tv di Stato iraniana ha illustrato l'ultima bozza del memorandum d'intesa fra Washington e Teheran. In base al testo, ripreso dai media internazionali, gli USA ritirano le forze militari vicine al territorio iraniano e revocano il blocco navale ai porti iraniani, e in cambio Teheran si impegna a ripristinare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese.
Il transito della navi sarà gestito in collaborazione con l'Oman. Il «Memorandum di Islamabad», questo il nome del documento, afferma che, se si raggiungerà un accordo definitivo entro 60 giorni, l'intesa dovrà essere approvata come una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
L'agenzia di stampa iraniana Mizan riporta ulteriori dettagli sulla bozza di accordo: in particolare il documento afferma che «gli USA si sono impegnati a ritirare le proprie forze belliche dall'area circostante l'Iran», tuttavia saranno necessari ulteriori negoziati per stabilire se ciò «includa i militari schierati nella regione o quelli di stanza nelle basi».
La televisione di Stato ha descritto il documento come «non ancora definitivo» e ha affermato che la Repubblica islamica «non intraprenderà alcuna azione senza una verifica concreta» di quanto riportato all'interno del memorandum.
Fine guerra anche in Libano
Da parte sua Meysam Zohourian, segretario della Commissione economica del Parlamento, ha scritto su X che l'attuale bozza del memorandum include la dichiarazione della fine della guerra anche in Libano, con un impegno di non aggressione reciproca.
Secondo Zohourian il documento provvisorio prevede inoltre un programma di ricostruzione per l'Iran da 300 miliardi di dollari, qualora venga firmato un accordo definitivo, nonché la revoca delle sanzioni statunitensi alla Repubblica islamica.
Niente armi nucleari
Il segretario ha inoltre affermato che la sezione del memorandum sul nucleare prevede che l'Iran non costruisca armi atomiche, oltre alla creazione di un quadro reciprocamente accettabile su scorte di uranio e relativo arricchimento. Tra le altre disposizioni, secondo Zohourian, figurano anche esenzioni statunitensi sulla vendita di petrolio e altri prodotti petrolchimici iraniani, oltre allo sblocco dei fondi congelati di Teheran.
La Casa Bianca si è affrettata a dichiarare che «nessuno dovrebbe credere alle notizie diffuse dai media statali iraniani. È una completa invenzione». Ha inoltre affermato che le trattative con Teheran «stanno procedendo bene. Il presidente ha chiarito le sue linee rosse». Mentre lo stesso Donald Trump ha detto a PBS che l'Iran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all'uranio altamente arricchito.
Negoziati in corso tra Iran e Oman
Stando al vice capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Bagheri l'Iran e l'Oman stanno negoziando congiuntamente un nuovo meccanismo per il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. «Le condizioni e le procedure saranno completamente diverse da quelle precedenti al conflitto tra Iran e Stati Uniti», ha spiegato parlando con i giornalisti a Mosca, citato dall'agenzia di stampa iraniana ISNA.
Bagheri ha anche approfondito la richiesta statunitense di riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, affermando che «i contatti indiretti tra Iran e Stati Uniti continuano. Possiamo raggiungere un accordo su questa questione specifica solo se concordiamo su tutte le questioni in sospeso.»
La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha intanto dichiarato che 23 navi hanno attraversato lo Stretto nelle ultime 24 ore dopo aver ottenuto i permessi necessari. Lo riportano al-Jazeera e Iran International, media di opposizione basato a Londra.
16:53
16:53
Hamas conferma l'uccisione di Odeh, capo delle Brigate al-Qassam
Hamas ha confermato ufficialmente in una nota che Muhammad Odeh, capo delle Brigate al-Qassam, è stato ucciso ieri in un raid israeliano, insieme alla moglie e a due dei suoi figli. Il comunicato non specifica chi gli succederà alla guida dell'ala militare di Hamas.
15:48
15:48
Hezbollah al governo: «Toglierci le armi è come toglierci l'anima»
Hezbollah ha rivolto nuove accuse contro lo Stato libanese, mentre l'esercito israeliano avanza nel sud del paese: Mahmoud Comati, membro del Consiglio politico del movimento sciita, ha affermato che Israele «è riuscito ad avanzare di qualche chilometro nel sud perché noi lo abbiamo svuotato per compiacere chi è al potere in Libano», in riferimento alla maggioranza di governo.
Il riferimento di Comati è inoltre al ritiro, almeno sulla carta, dei combattenti di Hezbollah dall'area a sud del fume Litani dopo l'accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele del novembre 2024, basato sulle linee della risoluzione 1701 dell'ONU.
Comati ha accusato il presidente Joseph Aoun e la maggioranza di governo di voler «colpire la resistenza» durante questo mandato. Poi ha minacciato direttamente chi chiede il monopolio statale delle armi: «se alcuni vogliono toglierci le armi, vogliono toglierci l'anima (...) e se vogliono toglierci l'anima, noi la toglieremo a loro».
Il dirigente di Hezbollah ha infine difeso la scelta del partito di Dio libanese di rimanere alleato all'Iran, affermando che il movimento è «fiero» di questa alleanza. E che il cessate il fuoco tra Israele e Libano «non sarebbe nemmeno stato preso in considerazione senza la pressione iraniana».
14:56
14:56
Accordi di Abramo: paesi arabi scettici
I Paesi arabi non stanno prendendo seriamente la richiesta di Donald Trump di aderire agli Accordi di Abramo nell'ambito dell'intesa con l'Iran. La convinzione è che sia solo una mossa tattica del presidente per calmare i repubblicani falchi preoccupati dall'accordo con Teheran. Secondo ex funzionari americani, la richiesta del presidente ha suscito stupore, risate e frustrazione fra i Paesi arabi.
«E' una mossa intelligente per placare la sua base arrabbiata. Continuerà a portarla avanti ma non sarà parte dell'intesa» con l'Iran, ha detto un diplomatico del Golfo a Politico. In ogni caso la richiesta di Trump rischia di aumentare l'incertezza in una situazione già volatile fra il nuovo attacco americano nel sud dell'Iran e le minacce di Teheran. «I Paesi del Golfo stanno cercando di negoziare la fine della guerra senza contraddire Trump ma anche senza piegarsi ai suoi interessi», ha osservato Michael Ratney, l'ex ambasciatore americano in Arabia Saudita.
14:54
14:54
Hezbollah: «Respinte truppe dell'IDF dopo gli scontri nel sud del Libano»
Dopo uno scontro diretto nel villaggio di Zawtar al-Sharqiya, nel distretto di Nabatieh, i miliziani di Hezbollah hanno dichiarato di aver costretto al ritiro le forze israeliane di terra che operano nel sud del Libano. Lo riporta Haaretz.
Successivamente l'aeronautica dello Stato ebraico ha effettuato dei raid sula parte meridionale del Paese, dopo aver emesso degli ordini di evacuazione per la popolazione civile.
12:36
12:36
'Hormuz garanzia per accordo con Stati Uniti'
«Questa volta la linea rossa dell'Iran è chiara: documenti e firme da soli non sono una garanzia. Il garante concreto della sopravvivenza dell'accordo è lo Stretto di Hormuz». Lo ha scritto su X Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari internazionali della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.
«La storia testimonia che tutti gli invasori giunti con desideri egemonici, da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Donald Trump, sono stati assorbiti nell'abbraccio dell'antica civiltà iraniana», ha affermato, aggiungendo che «la geografia non mente ed è il giudice finale dei trattati scritti su carta».
10:13
10:13
Gli USA a Netanyahu: «Non attaccate Beirut, non vogliamo vedere edifici crollare»
Secondo una ricostruzione di Channel 12, il premier israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe aggiornato il presidente Usa Donald Trump in modo indiretto sull'espansione delle operazioni in Libano con l'intenzione di ampliare le operazioni e spingersi oltre la Linea Gialla per controllare il fuoco di Hezbollah. Il messaggio sarebbe stato trasmesso tramite l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, alla Casa Bianca.
La risposta americana a Netanyahu sarebbe stata inequivocabile: «Non attaccate Beirut, non vogliamo vedere edifici crollare. Ciò avrebbe un effetto destabilizzante sull'intero processo di accordi regionali, innanzitutto sui negoziati con l'Iran, ma anche sui colloqui diplomatici con il Libano che si stanno svolgendo a Washington».
Tuttavia, un alto funzionario israeliano ha dichiarato a Channel 12 che «anche se non c'è autorizzazione ad attaccare edifici, per quanto riguarda le eliminazioni mirate, se si presenta un'opportunità operativa, non esiste alcun divieto».
09:00
09:00
Riapre l'aeroporto internazionale di Tabriz
Il portavoce dell'Organizzazione statale dell'Aviazione Civile iraniana ha dichiarato che l'aeroporto Internazionale di Tabriz, nel nord-ovest, riapre oggi, dopo essere rimasto chiuso per la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tabriz si trova nella provincia dell'Azerbaigian Orientale.
«L'aeroporto si unirà ad altri circa 20 terminal nel Paese che hanno già ripreso le operazioni», ha spiegato Majid Akhavan, citato dalla televisione di Stato.
08:26
08:26
«Hamas conferma la morte a Gaza del capo dell'ala militare»
Fonti di Hamas nella Striscia di Gaza hanno confermato al quotidiano Asharq Al-Awsat che il nuovo comandante militare di Hamas, Muhammad Odeh, è stato ucciso dalle forze israeliane in un raid aereo che ha colpito un appartamento nel quartiere di Rimal, nel centro di Gaza City. Il corpo è stato ritrovato e le fonti hanno aggiunto nell'attacco sono rimasti uccisi anche la moglie e i figli.
07:18
07:18
«Il capo dell'ala militare di Hamas è stato ucciso» a Gaza City
Muhammad Odeh, capo dell'ala militare di Hamas, è stato ucciso dall'Idf in un attacco a Gaza City. Lo riferiscono fonti dello Stato ebraico.
«Su indicazione del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e del Ministro della Difesa Israel Katz, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno appena condotto un attacco a Gaza prendendo di mira Mohammed Odeh – il nuovo comandante dell'ala militare dell'organizzazione terroristica Hamas e uno degli architetti del massacro del 7 ottobre», si legge in una dichiarazione congiunta rilasciata da Netanyahu e Katz.
Odeh è quindi stato ucciso a pochi giorni dalla nomina. Il suo predecessore, uno degli artefici del massacro terroristico del 7 ottobre, Izz ad-Din Haddad, era stato eliminato durante un attacco a Gaza City 10 giorni fa.
Successivamente, nella Striscia c'è stato un altro attacco, ed entrambi i raid hanno causato almeno due morti e oltre dieci feriti.
06:37
06:37
Il punto alle 6.30
Sono 31 i morti nei bombardamenti aerei israeliani di ieri nel Libano meridionale, che hanno colpito le città e nei villaggi di Burj al-Shamali, Kouthariyat al-Ruz, Hboosh, Marakah e Salaa. Altre 40 persone sono rimaste ferite. Lo riferisce Al Jazeera citando il Ministero della Salute di Beirut.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ribadito l'appello di Pechino al rispetto del cessate il fuoco in Medio Oriente e ha espresso la speranza che gli Stati Uniti e l'Iran cerchino un compromesso. Lo ha riferito l'agenzia statale XINHUA. «Ci auguriamo che le parti interessate rimangano determinate a cercare un cessate il fuoco e continuino a cercare un terreno d'intesa comune affinché la pace torni il più presto possibile in Medio Oriente», ha detto il ministro, citato dall'agenzia.
Donald Trump attacca i media per la copertura della guerra in Iran. «Anche se si arrendesse direbbero che ha riportato una vittoria schiacciante. Sono pazzi», ha detto il presidente sul suo social Truth puntando il dito contro il New York Times, il Wall Street Journal e CNN. «Se l'Iran si arrendesse, ammettesse che la sua Marina è perduta e giace sul fondo del mare, e se l'intero esercito uscisse da Teheran, con le armi a terra e le mani alzate, gridando all'unisono 'mi arrendo, mi arrendo', mentre sventola freneticamente la simbolica Bandiera Bianca, allora - afferma Trump - il 'Failing New York Times', il 'China Street Journal' (Wsj), la corrotta e irrilevante CNN e tutte le altre fake news titolerebbero che l'Iran ha riportato una vittoria magistrale e brillante sugli Stati Uniti d'America, e che non c'è stata nemmeno partita. I democratici e i media hanno perso completamente la bussola. Sono diventati assolutamente pazzi».
