Guerra

Trump: «Truppe di terra in Iran? Una perdita di tempo, ma i curdi potrebbero attaccare»

Il presidente USA non ritiene necessario l'intervento dei soldati americani, perché Teheran «ha già perso tutto», però apre la porta all'offensiva dei curdi stanziati in Iraq
©YURI GRIPAS / POOL
Michele Montanari
06.03.2026 09:00

La presunta operazione via terra in Iran resta un mistero. O meglio, sembra certo che a condurla non saranno le truppe statunitensi. Ieri diversi media internazionali, citando fonti americane, israeliane e curde, davano per molto probabile un attacco da parte delle truppe curde-irachene stanziate in Iraq, le quali, nei piani di Mossad e CIA, avrebbero dovuto attraversare il confine nord-occidentale per mettere pressione al regime di Teheran, incoraggiando la popolazione a ribellarsi. La notizia è stata smentita dalla Casa Bianca, ma qualche ora più tardi il presidente USA Donald Trump ha nuovamente aperto la porta ai miliziani curdi.

Interpellato telefonicamente dalla Reuters, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che sarebbe «meraviglioso» se le forze curde stanziate in Iraq entrassero in Iran per lanciare attacchi contro le forze di sicurezza locali: «Penso che sarebbe meraviglioso se lo facessero, sarei completamente d'accordo», ha commentato Trump.

Alla domanda se gli Stati Uniti fornirebbero una copertura aerea alle forze curde iraniane il tycoon ha quindi risposto: «Non posso dirvelo», aggiungendo che l'obiettivo per le forze di terra sarebbe «vincere».

Secondo tre fonti a conoscenza della questione citate da Axios, nei giorni scorsi le milizie che operano in Iraq si sarebbero consultate con gli Stati Uniti per decidere se e come attaccare le forze di sicurezza iraniane nella parte occidentale del Paese.

La coalizione curda iraniana di gruppi stanziati al confine con l'Iran, nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno, «si è addestrata in vista di un attacco del genere», scrive la Reuters, nella speranza di indebolire l'esercito del Paese, mentre Stati Uniti e Israele colpiscono gli obiettivi iraniani con bombe e missili.

Pochi giorni prima dell'inizio del conflitto, cinque gruppi dissidenti curdo-iraniani rifugiatisi in Iraq hanno annunciato la formazione della Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano per combattere il Regime. Queste fazioni dispongono di migliaia di soldati lungo il confine tra i due Paesi e controllano aree considerate strategiche. Stando al Wall Street Journal, il leader di Washington avrebbe parlato telefonicamente con i leader curdi, ma la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha fatto sapere che Trump non ha intenzione di fornire armi ai miliziani, sostenendo che il dialogo con i leader curdi è stato aperto per discutere della base USA nel nord dell'Iraq.

Mentre la questione resta fumosa, una cosa comunque sembra certa: una eventuale operazione via terra non sarà condotta dai soldati americani. Nelle scorse ore, Trump ha spiegato a Nbc News che inviare truppe di terra in Iran sarebbe una «perdita di tempo». Il motivo? Il regime di Teheran sarebbe già spacciato.

«È una perdita di tempo. Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere», ha dichiarato il presidente USA, invitato dall’emittente a commentare una dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui un'operazione statunitense sarebbe un «disastro»: «Sono chiacchiere inutili», ha sentenziato il tycoon.

Araghchi ha pure affermato che i combattenti iraniani sarebbero pronti a respingere gli americano: «Li stiamo aspettando: siamo fiduciosi di poterli affrontare e che sarebbe un disastro per loro».

Ieri, il Ministero dell'Intelligence iraniano ha lanciato un segnale su un presunto tentativo di forzare il confine, annunciando di aver preso di mira le postazioni di «gruppi separatisti» che intendevano entrare nel Paese attraverso il lato occidentale, aggiungendo che questi hanno subito «pesanti perdite». Il Ministero ha quindi indicato che le forze di Teheran stanno collaborando con i «nobili curdi» per sventare il piano «israelo-americano» di attaccare il suolo iraniano. Non è chiaro se i gruppi curdi attaccati stessero effettivamente cercando di attraversare il confine. Un funzionario del gruppo curdo-iraniano Komala ha dichiarato alla Associated Press che i miliziani sono pronti a entrare in Iran entro una settimana o dieci giorni. Starebbero solo «aspettando che il terreno sia idoneo».