Tensioni

Trump vuole davvero invadere Cuba? «Il piano del Pentagono è già pronto, manca solo il suo ok»

Mentre crescono le pressioni americane, l'isola caraibica stringe accordi con Russia e Cina - L'Avana si appella all'ONU: «Gli USA vanno fermati, si rischia un bagno di sangue»
©SAMUEL CORUM / POOL
Michele Montanari
28.05.2026 09:00

Mentre cresce la pressione americana e la crisi umanitaria sull’isola si fa sempre più pesante, Cuba cerca l’appoggio di Russia e Cina, chiedendo pure l'aiuto dell'ONU.

Ieri, l’Avana e Mosca hanno discusso il rafforzamento della cooperazione tecnico-militare. Lo ha fatto sapere il Diario de Cuba, parlando degli incontri al Forum internazionale sulla sicurezza inaugurato nei pressi della capitale russa. I due Paesi, si legge, hanno già firmato diversi contratti e avviato nuovi negoziati su «aree promettenti». Secondo gli organizzatori dell'evento, promosso dal Consiglio di sicurezza della Federazione russa, il sostegno di Mosca è «particolarmente importante» a causa dell'embargo statunitense contro Cuba.

Al vertice hanno partecipato oltre 140 delegazioni provenienti da 120 Paesi, insieme ai principali colossi russi della difesa e dell'industria strategica, tra cui Rostec, Rosatom e Roscosmos. Tra i temi al centro dell'incontro, la cooperazione militare, i sistemi di difesa aerea e la lotta contro quello che Mosca definisce il «neocolonialismo occidentale».

Allo stesso tempo, Cuba ha rilanciato la cooperazione con la Cina. A Pechino il viceministro cinese dell'Agricoltura, Zhang Zhili, ha incontrato la viceministra cubana Telce Gonzalez per discutere nuovi progetti congiunti e ampliare la collaborazione nel settore rurale e alimentare.

L'Ambasciata cubana in Cina ha fatto sapere che durante i colloqui si è discusso della «comunità dal futuro condiviso», la strategia promossa da Pechino in cui l'agricoltura rappresenta uno dei pilastri della relazione bilaterale.  Negli ultimi mesi Pechino ha intensificato il sostegno diplomatico ed economico all'isola caraibica, consolidando la propria presenza in America Latina e nei Caraibi in chiave geopolitica. Per Cuba, alle prese con una grave crisi economica e alimentare, il partenariato con la Cina rappresenta una fonte strategica di investimenti, tecnologia e approvvigionamenti, evidenzia il South China Morning Post.

Manca solo il via libera di Trump

Come detto, l'incontro tra i viceministri è arrivato in un momento molto delicato, con Washington che sta aumentando le pressioni politiche ed economiche contro il Governo cubano attraverso sanzioni, incriminazioni e iniziative di deterrenza regionale. Di più, gli USA sarebbero addirittura già pronti a invadere l’isola caraibica. Secondo Politico, il Pentagono negli scorsi mesi ha preparato un piano di attacco militare contro Cuba: truppe e armamenti sarebbero già pronti e mancherebbe solamente il via libera del presidente Donald Trump per invadere l’isola.

Dato che attraverso le pressioni economiche e politiche non è stato possibile rovesciare il governo comunista, il capo della Casa Bianca starebbe pensando a una azione militare simile a quella condotta in Venezuela, conclusasi con la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro. Il segretario di Stato Marco Rubio, ieri, durante una riunione di gabinetto, ha dichiarato: «Avere uno stato fallito a 145 chilometri dalle nostre coste rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», aggiungendo che Cuba è «in grossi guai».

La flotta presente nella regione, scrive ancora Politico, è leggermente ridotta rispetto a gennaio, quando gli Stati Uniti hanno catturato Maduro, tuttavia, il gruppo d'attacco della portaerei USS Nimitz a maggio è entrato nell'area caraibica, insieme a diversi cacciatorpediniere e incrociatori in grado di lanciare missili di precisione contro obiettivi terrestri. Secondo i siti di tracciamento dei voli, da mesi i droni e i jet da ricognizione  americani sorvolano Cuba . Le navi anfibie e le navi di scorta USS Kearsarge, che trasportano 2.500 Marines, si trovano al largo delle coste della Virginia in preparazione di una nuova missione. La portaerei Nimitz è arrivata nella regione lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti hanno incriminato l'ex presidente Raul Castro, in quella che il sito di informazione americano definisce «una dimostrazione di forza pubblica».

Stando a un'analisi pubblicata dal Diario de Cuba, le capacità militari dei due Paesi non sono minimamente paragonabili, in quanto L'Avana si affida principalmente ad equipaggiamenti sovietici, non possiede un'aviazione da combattimento in grado di resistere a un'aggressione e la sua marina è insufficiente a proteggere le coste. Il numero di soldati è composto da circa 49 mila unità.

Si rischia un «bagno di sangue»

Il Governo cubano, di fronte alle minacce di Trump, ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite per fermare una possibile «aggressione militare» degli Stati Uniti contro l'isola, denunciando il rischio di un «bagno di sangue», nonché l'aggravarsi della crisi umanitaria causata dal rafforzamento delle sanzioni statunitensi contro l'isola. L'ennesimo collasso energetico ha aggravato ulteriormente la tensione sociale dopo mesi di blackout sempre più lunghi. Nelle ultime ore la petroliera russa Universal, carica di circa 250 mila barili di diesel e inizialmente diretta verso l'isola, ha dovuto cambiare rotta, allontanandosi dai Caraibi verso l'Atlantico meridionale. Secondo analisti energetici citate dall'ANSA, la nave - appartenente alla flotta russa colpita dalle sanzioni per la guerra in Ucraina - sarebbe rimasta per oltre un mese in attesa senza ricevere l'autorizzazione a scaricare combustibile a Cuba.

La crisi sta provocando manifestazioni popolari sempre più intense. Nel quartiere capitolino di Centro Habana decine di residenti hanno bloccato Calle Monte con barricate e cassonetti incendiati dopo oltre 14 ore senza corrente. Nei video diffusi sui social si sentono slogan come «Libertad» e «Patria y Vida». Episodi simili si sono registrati anche a Villa Clara e Guanabacoa. La mancanza di elettricità sta causando interruzioni pure nell'approvvigionamento idrico e nella conservazione degli alimenti, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria..