Stati Uniti

Trump vuole la Groenlandia ad ogni costo: davvero si rischia la fine della NATO?

L'Europa e l'Alleanza atlantica con il fiato sospeso in vista dell'incontro sul futuro dell'isola: il tycoon parla di «sicurezza nazionale» contro minacce russe e cinesi, ma ci sono pure questione economiche
©Evan Vucci
Michele Montanari
14.01.2026 16:00

L’atteso incontro sul futuro della Groenlandia, tanto bramata dal presidente USA Donald Trump, è alle porte. La posta in gioco è altissima, non solo per il popolo dell’isola più grande del mondo e quello danese, ma per tutta l’Europa e pure per la NATO, visto che gli americani non hanno ancora escluso un eventuale intervento militare.

Trump ha più volte palesato la sua intenzione di conquistare il territorio appartenente al Regno di Danimarca, affermando che lo otterrà ad ogni costo, nel modo «più facile» o quello «più difficile». Il tycoon ha fatto sapere che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e che la NATO «dovrebbe aprire la strada» agli americani affinché possano mettere le mani sull’isola, altrimenti saranno Russia o Cina a farlo. In vista dell’incontro a Washington (previsto per le 16.30, ora svizzera) tra il vicepresidente JD Vance, il ministro degli esteri USA, Marco Rubio, e i suoi omologhi groenlandese, Vivian Motzfeldt, e danese, Lars Løkke Rasmussen, Trump è tornato ad alzare la voce sul social Truth, menzionando l'importanza del sistema di difesa missilistica «Golden Dome» da oltre 175 miliardi di dollari pianificato dalla Casa Bianca: «Militarmente, senza l'enorme potere degli Stati Uniti, gran parte del quale ho costruito durante il mio primo mandato e che ora sto portando a un livello nuovo e ancora più elevato, la NATO non sarebbe una forza o un deterrente efficace, nemmeno lontanamente! Lo sanno loro, e lo so anch'io. La NATO diventerebbe formidabile e più efficace con la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti». E poi, la sentenza: qualsiasi altra opzione, per il tycoon, è «inaccettabile».

In una conferenza stampa, ieri il leader del governo autonomo groenlandese, Jans-Frederik Nielsen, non ha mostrato alcuna esitazione: «Scegliamo la Danimarca rispetto agli Stati Uniti. La Groenlandia non è in vendita», ha ripetuto Nielsen, sottolineando che l'isola «non vuole essere comprata e controllata dagli Stati Uniti». E ha aggiunto: «Se dobbiamo scegliere, scegliamo la Danimarca, la NATO e l'Unione europea».

Dal canto suo, la premier danese Mette Frederiksen ha fatto sapere che il suo Paese «non sta cercando il conflitto, ma il messaggio è chiaro: la Groenlandia non è in vendita», ribadendo il ruolo della  NATO, la quale «deve difendere la Groenlandia tanto quanto ogni altro millimetro del suo territorio». Una linea di pensiero sposata praticamente da tutti i leader europei, i quali si stanno affrettando a cercare soluzioni, come l'invio di armamenti e soldati sull'isola per garantire la maggiore sicurezza invocata dal leader della Casa Bianca.

La preoccupazione dei groenlandesi

Nonostante la Danimarca la governi da tempo, la Groenlandia, con il passare degli anni, ha acquisito sempre più autonomia. Stando alla legge danese, l'isola ha il diritto di indire un referendum sull'indipendenza, che le permetterebbe di separarsi. Ma ciò non è mai avvenuto, anche perché il territorio artico dipende ancora fortemente dagli ingenti sussidi di Copenaghen.

Sull’isola nordica, la gente è preoccupata, specialmente dopo la controversa azione militare USA in Venezuela, che ha portato alla caduta del presidente Nicolás Maduro. «Vorrei incoraggiare Trump a usare entrambe le orecchie con saggezza, ad ascoltare di più e a parlare di meno. Non siamo in vendita. Il nostro Paese non è in vendita», ha riferito un abitante dell’isola alla BBC. Mentre un altro ha aggiunto: «Spero che il nostro Paese sia indipendente e ben gestito, e che non venga comprato». Una insegnante di Nuuk, la capitale groenlandese, ha invece criticato Trump sulla CNN, in quanto «dimostra una totale mancanza di comprensione dei diritti costituzionali e dell'integrità morale».

La gente, scrive il New York Times, apprezza il sistema di welfare scandinavo, con la sua assistenza sanitaria gratuita, l'istruzione gratuita e una solida rete di sicurezza. Garanzie, queste, che sotto il controllo USA sarebbero messe seriamente in discussione.

«Si rischia la fine della NATO»

La disputa sulla Groenlandia è particolarmente preoccupante perché vede contrapporsi due Paesi appartenenti alla NATO, la Danimarca e gli Stati Uniti. Negli scorsi giorni, lo stesso Trump, ha affermato che potrebbe dover scegliere tra l'annessione dell'isola e il mantenimento della Alleanza atlantica. La prima ministra Frederiksen ha avvertito che se gli USA prendessero il controllo dell'isola con la forza, ciò significherebbe la fine della NATO su cui l'Europa, da decenni, fa affidamento per garantire la propria sicurezza. Una eventuale azione militare americana, rappresenterebbe inoltre un altro duro colpo alle relazioni tra gli USA e il Vecchio continente, già gravemente danneggiate dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Le potenze europee, nonostante il sostegno alla Danimarca, si sono comunque affrettate a elaborare proposte militari per rafforzare la presenza della NATO attorno all'isola e, più in generale, nell'Artico, dopo la denuncia di Trump su possibili minacce russe e cinesi.

Sicurezza, ma anche terre rare

Dopo Regno Unito e Germania, disposti ad inviare truppe e mezzi militari sull’isola, ieri pure la Francia ha lanciato un segnale a Washington, annunciando l’apertura di un consolato in Groenlandia all'inizio di febbraio. Il Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha parlato di «un segnale politico» per essere più presenti nel «territorio del Regno di Danimarca».

La Groenlandia si trova sulla rotta più breve tra gli Stati Uniti continentali e la Russia, una posizione fondamentale in cui installare sistemi di difesa missilistica. Dopo la caduta dell'Unione sovietica, nel 1991, gli USA hanno ridotto notevolmente la loro presenza, mantenendo solamente la Pituffik Space Base, un'enclave amministrativa situata nella parte nord dell'isola, nel comune di Avannaata.  

Stando al NYT, in base a un trattato della Guerra Fredda, le forze americane godono di un accesso militare pressoché illimitato all'isola, cosa che ha spinto molti groenlandesi a interrogarsi sul reale motivo per cui Trump continui ad avanzare pretese menzionando le questioni di «sicurezza nazionale». L'attenzione di Trump sulla Groenlandia, piuttosto che sull'Alaska, secondo alcuni analisti suggerisce un maggiore interesse del tycoon per l'importanza economica dell'isola, piuttosto che quella militare. La Groenlandia è infatti ricca di risorse naturali, tra cui le terre rare e tutti quei minerali fondamentali per le industrie ad alta tecnologia, come quelle della difesa aerospaziale. Inoltre, Washington non intenderebbe sottovalutare la possibile apertura di nuove rotte commerciali di navigazione, a causa dello scioglimento dei ghiacci artici.