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Venerdì i colloqui con l'Iran? Trump: «È possibile», ma Teheran non conferma

La portavoce della Casa Bianca: «Le carte sono nelle mani di Trump: gli Stati Uniti mantengono il controllo. Trump gode di flessibilità grazie all'estensione del cessate il fuoco» - Alan Friedman ieri a TeleTicino sulla tregua annunciata dal presidente Usa: «Teheran ha manovrato la Casa Bianca»
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Venerdì i colloqui con l'Iran? Trump: «È possibile», ma Teheran non conferma
Red. Online
23.04.2026 06:49
08:37
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Il Libano accusa Israele di aver commesso crimini di guerra per l'uccisione della reporter Khalil

Il primo ministro libanese ha accusato Israele di crimini di guerra dopo che raid aerei israeliani hanno ucciso la giornalista Amal Khalil e ferito un altro reporter ieri nel sud del Libano. Lo scrive la Bbc ricordando che la notizia giunge mentre Israele e Libano si preparano a tenere oggi a Washington un secondo round di colloqui.

Secondo le autorità libanesi, Khalil e Zeinab Faraj sono stati presi di mira deliberatamente mentre cercavano riparo in una casa dopo che un primo raid aereo aveva colpito il veicolo che li precedeva, uccidendo due uomini.

Le autorità libanesi hanno inoltre accusato le Forze di Difesa Israeliane (Idf) di aver preso di mira intenzionalmente un'ambulanza mentre cercava di raggiungere i giornalisti nel villaggio di Tiri.

Khalil, 43 anni, lavorava per il quotidiano libanese Al-Akhbar. Lei e Faraj, un fotografo freelance, viaggiavano insieme. Le autorità non hanno ancora reso noti i nomi dei due uomini deceduti.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona e hanno affermato di non aver preso di mira i giornalisti.

07:13
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La scadenza del 1. maggio aumenta la pressione su Trump per chiudere la guerra in Iran

La scadenza del primo maggio potrebbe aumentare la pressione su Donald Trump per mettere fine alla guerra in Iran. Il primo maggio sono infatti 60 giorni di conflitto e la legge prevede che il presidente richieda l'autorizzazione al Congresso per procedere. Lo riporta il New York Times.

Finora i repubblicani gli hanno consentito di muoversi liberamente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai democratici. Ma il primo maggio è una scadenza sulla quale molti repubblicani non intendono soprassedere.

Anche se le guerra contro l'Iran è iniziata alla fine di febbraio, Trump ha notificato formalmente al Congresso l'operazione il 2 marzo, facendo scattare il conteggio dei 60 giorni che cadono il primo maggio. Una volta superata la scadenza, le opzioni a disposizione del presidente per continuare la campagna senza l'autorizzazione del Congresso sono limitate. Trump ne avrebbe tre: chiedere al Congresso di continuare, iniziare a ridurre il coinvolgimento americano o concedersi un'estensione.

La norma infatti prevede un'estensione di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che c'è bisogno di più tempo per facilitare il ritiro sicuro delle forze americane. L'estensione comunque non gli garantirebbe l'autorità di continuare l'offensiva.

Il Congresso ha l'opzione in ogni momento di garantirgli esplicitamente il permesso di continuare la guerra approvando un'autorizzazione per l'uso della forza militare. Non è chiaro però se i repubblicani avrebbero o meno i numeri. Trump potrebbe poi decidere, come hanno fatto alcuni presidenti in passato, di ignorare le scadenze esponendo però il partito repubblicano a molti rischi politici.

06:52
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Il punto alle 6:50

Non è l'ennesima scadenza, piuttosto un orizzonte temporale quello che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è dato - di nuovo - nel tentativo di portare il regime iraniano al tavolo dei negoziati, andato deserto nell'appuntamento di martedì a Islamabad. «È possibile», ha infatti risposto il presidente statunitense al messaggio di una giornalista del New York Post che gli chiedeva se nuovi colloqui con l'Iran potessero tenersi nelle prossime «36-72 ore», vale a dire entro venerdì. Una data non ufficiale e non confermata da Teheran, che non si è ancora pronunciata nemmeno sul prolungamento in extremis del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti in attesa - ha spiegato lo stesso Trump - di una «proposta» da parte iraniana per chiudere la guerra e riaprire il cruciale Stretto di Hormuz che starebbe facendo «collassare» la Repubblica islamica. Con la chiusura, l'Iran «perde 500 milioni di dollari al giorno», ha tuonato il tycoon su Truth.

 «Aspettiamo la risposta iraniana»: con il blocco «stiamo strangolando la loro economia». Ha detto sempre ieri la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che il presidente statunitense Donald Trump vuole una risposta unitaria da Teheran. «Le carte sono nelle mani di Trump: gli Stati Uniti mantengono il controllo. Trump gode di flessibilità grazie all'estensione del cessate il fuoco», ha detto Leavitt in un'intervista a Fox, aggiungendo che Trump non ha fissato una scadenza tassativa per la proposta all'Iran: sarà lui a dettare la tempistica del cessate il fuoco. La portavoce della Casa Bianca ha poi definito «inesatta» l'ipotesi di un cessate il fuoco della durata di 3-5 giorni.

Questa sera, invece, a Cipro è prevista una cena tra i leader dell'Ue. Durante l'incontro parleranno anche dell'escalation in Medio Oriente e della conseguente crisi energetica che ha travolto anche l'Europa.

Il conflitto in Medio Oriente ieri sera è stato al centro di «Radar Mercoledì», in onda su TeleTicino. Parlando della decisione di Trump di «estendere la tregua in Iran su richiesta del Pakistan, finché i leader di Teheran non saranno in grado di formulare una proposta unitaria», Alan Friedman, giornalista e direttore del Lugano Global Forum, ha affermato che «in pratica l'Iran ha manovrato la Casa Bianca e gli Usa sono stati tatticamente sconfitti», riferendosi al silenzio di Teheran. Mentre secondo Alberto Bitonti, professore di comunicazione politica all’Università della Svizzera Italiana (Usi), anche lui ospite della trasmissione condotta da Sacha Dalcol, «a livello militare la vittoria è difficile da raggiungere e Trump sta mostrando tutte le proprie lacune». Ma il tycoon «a livello comunicativo ha bisogno di portare a casa una vittoria o di annunciare quella che può presentare come tale, come potrebbe essere un accordo simile a quanto annunciato per Gaza: un patto che non risolve nessun nodo strategico e non cambia davvero la situazione».