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Zelensky da Trump: «Un buon incontro, sì alle licenze dei Patriot»

Secondo il presidente ucraino, «Putin ha troppe perdite, quindi l'iniziativa non è più nelle sue mani» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Zelensky da Trump: «Un buon incontro, sì alle licenze dei Patriot»
Red. Online
29.07.2026 06:46
10:46
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Russia: «Droni ucraini contro il magazzino di Wildberries»

Stamattina l'Ucraina ha lanciato una serie di attacchi con droni in profondità nel territorio russo, colpendo un importante centro logistico di Wildberries (il cosiddetto «Amazon russo») nella regione di Ryazan, a sudest di Mosca, e, secondo quanto riferito da funzionari russi e canali di monitoraggio ucraini, provocando un incendio in una delle più grandi raffinerie di petrolio del paese. Lo scrive il «Kyiv Post».

Il governatore della regione di Ryazan, Pavel Malkov, ha dichiarato che i detriti dei droni hanno innescato incendi in diversi impianti industriali, causando il ricovero in ospedale di sei persone con ferite non gravi.

Filmati analizzati dall'agenzia di stampa indipendente russa Astra indicano che uno dei principali obiettivi era un centro di smistamento di Wildberries nel parco industriale di Ryazan, vicino al villaggio di Tyushevo, a circa 200 km dalla capitale. Wildberries ha successivamente confermato di aver evacuato il personale dalla struttura e di averne limitato l'accesso in seguito all'attacco.

Altrove le autorità della regione russa di Rostov hanno affermato che l'Ucraina ha colpito la città di Taganrog durante la notte. Il governatore regionale Yury Slyusar ha dichiarato che una donna è rimasta uccisa e un uomo ferito.

Intanto il «Financial Times» scrive che l'Ucraina ha modificato la sua campagna di droni a lungo raggio contro l'industria energetica russa, passando da attacchi su vasta scala contro le raffinerie a raid più mirati su componenti critici difficili da sostituire. Un membro di un'unità d'assalto ucraina ha dichiarato al giornale britannico che la strategia è meticolosamente «mirata e coordinata».

Lo scorso fine settimana il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato di aver incaricato il neonominato comandante in capo e ministro della difesa ad interim Yevhenii Khmara di ampliare la campagna di attacchi in profondità. Khmara ha dichiarato di aver collaborato con il nuovo comandante in capo Mykhailo Drapatyi alla pianificazione di «spostare la guerra, per quanto possibile, sul territorio dell'aggressore».

Due operatori di droni per attacchi in profondità hanno affermato al «Financial Times» che la selezione degli obiettivi è guidata da un'analisi tecnica dettagliata condotta dai funzionari. Prima delle missioni, hanno spiegato, le unità di droni ricevono briefing da ingegneri energetici ed esperti del settore su quali componenti siano indispensabili per le operazioni di raffinazione e quali richiederebbero più tempo per essere sostituiti.

Gli ingegneri e gli esperti dicono ai droni di colpire «queste condutture qui, o questo camino, colpire qui in questo spazio, o questa parte del collegamento dell'apparecchiatura, o questa scatola, e così via», ha detto un operatore di droni. Questi ha aggiunto che alcune operazioni prevedono ancora attacchi a grandi depositi di petrolio, dove vengono utilizzate munizioni con elementi a frammentazione.

Le missioni vengono pianificate con obiettivi multipli e opzioni di emergenza. Se gli operatori non riescono a raggiungere l'obiettivo primario a causa di difese aeree o problemi di navigazione, ricevono istruzioni di deviare verso obiettivi secondari o terziari preselezionati, anziché abbandonare l'attacco.

La strategia riflette ciò che i pianificatori militari definiscono «guerra sistemica», ovvero considerare le infrastrutture energetiche russe come una rete interconnessa piuttosto che come un insieme di obiettivi individuali.

Secondo quanto riferito da operatori di droni e da un'analisi di immagini satellitari del «Financial Times», le unità di droni ucraine hanno anche iniziato a colpire ripetutamente le stesse apparecchiature critiche prima che le riparazioni siano completate, impedendo agli impianti di riprendere le operazioni.

09:44
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Russia, mandato di cattura per il capo di Telegram

La Russia ha annunciato di aver emesso un mandato di cattura internazionale per il fondatore e direttore del servizio di messaggistica Telegram, Pavel Durov, con l'accusa di «complicità nel terrorismo». «È stato emesso un mandato di cattura internazionale (...) per il capo dell'amministrazione di Telegram, P. Durov», hanno dichiarato i servizi di sicurezza russi (FSB) in un comunicato citato dalle agenzie di stampa russe, aggiungendo che Durov, nato in Russia e in possesso di passaporto francese ed emiratino, si trova attualmente in Francia.

È accusato di «facilitazione di attività terroristiche» per non aver cancellato dalla piattaforma canali e bot «utilizzati dai servizi speciali ucraini ed organizzazioni terroristiche ed estremiste per preparare e coordinare atti di sabotaggio e terrorismo in Russia», aggiunge il comunicato dell'FSB, citato dall'agenzia Interfax.

In particolare, precisa l'agenzia Ria Novosti, gli investigatori fanno riferimento al servizio di incontri Leonardo Dayvinchik, attraverso il quale agenti dei servizi ucraini, fingendosi donne, avrebbero contattato giovani russi per poi spingerli ad azioni di sabotaggio o terroristiche. Dal luglio dello scorso anno l'FSB afferma che nell'ambito delle indagini sono stati arrestati 46 cittadini russi di età compresa tra i 12 e i 22 anni in 16 regioni.

Durov, che ha 41 anni, era stato fermato in Francia nell'agosto del 2024 e trattenuto per diversi giorni poiché accusato di contenuti illegali pubblicati su Telegram dagli utenti. Alcuni mesi dopo, nel marzo del 2025, i magistrati francesi gli avevano dato il permesso di espatrio, e il fondatore di Telegram era tornato temporaneamente negli Emirati Arabi Uniti, dove risiede e dove ha sede la sua società. In Russia l'accesso a Telegram è bloccato dalle autorità per il controllo delle telecomunicazioni, ma continuano a servirsene molte istituzioni - compreso l'ufficio stampa del Cremlino e i ministeri - per diffondere notizie, e gli utenti continuano ad accedervi grazie all'utilizzo di sistemi per aggirare il blocco, i VPN.

06:46
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Il punto alle 6.30

Il Senato americano, alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha votato, con 86 sì e 12 no, a favore dell'avanzamento del disegno di legge per imporre ulteriori sanzioni alla Russia, le prime con l'approvazione del presidente Donald Trump. Il voto, di natura procedurale, è maturato a seguito dell'incontro al Campidoglio a porte chiuse tra un gruppo bipartisan di legislatori e Zelensky, in memoria di Lindsey Graham, l'influente senatore repubblicano morto l'11 luglio, poco dopo il suo rientro da Kiev. Il disegno di legge, intitolato a Graham, è stato uno degli ultimi provvedimenti a cui il senatore della Carolina del Sud ha lavorato, puntando a varo di nuove sanzioni a funzionari russi, consentendo alla Casa Bianca di applicare dazi a Cina, India e altri Paesi che acquistano petrolio e gas da Mosca. Non è chiaro quando il Senato procederà al voto finale, in assenza di un accordo sui tempi per evitare il dibattito, la votazione potrebbe slittare fino alla prossima settimana. I senatori dovrebbero lasciare Washington per lo stop estivo dei lavori alla fine della prossima settimana. La Camera, in pausa fino a settembre, deve ancora approvare il provvedimento prima del passaggio a Trump per la firma. Un gruppo bipartisan di senatori ha definito il provvedimento un «omaggio» alla vita di Graham, dandogli il merito di aver contribuito a negoziarne i contenuti. Su X, in serata, Zelensky ha scritto di aver avuto «un importante incontro» con oltre 60 senatori bipartisan, ringraziandoli per il sostegno e l'alta considerazione «dei risultati ottenuti dai nostri combattenti al fronte e della capacità dell'Ucraina di rispondere in modo giusto alla Russia per gli attacchi contro il nostro popolo. Abbiamo discusso di molte questioni, prima fra tutte la difesa antimissilistica balistica. Grazie per la vostra disponibilità ad aiutarci», ha concluso Zelensky.

«Putin perde 30.000 soldati al mese, sono perdite ingenti, eppure non vuole fermare questa guerra. Quindi l'iniziativa non è più nelle mani di Putin». Lo ha detto Volodymyr Zelensky, parlando con Fox News dopo aver partecipato ai funerali del senatore del «grande amico del popolo ucraino» Lindsey Graham. «Vogliamo porre fine a questa guerra: il presidente Trump lo vuole, gli europei lo vogliono. Putin non lo vuole. Chiediamo ogni giorno di fermare questa guerra. Ecco perché dobbiamo reagire, essere duri, essere forti. Contiamo sulle sanzioni. Tra l'altro, il disegno di legge di Lindsey era molto importante». «È stato un grande onore incontrare il presidente dell'Ucraina Zelensky. Sono stati discussi molti argomenti. L'incontro è andato molto bene!». E' quanto scrive il presidente americano Donald Trump su Truth, in merito al faccia a faccia avuto nello Studio Ovale con il leader ucraino. Il tycoon ha dedicato un post all'incontro, insieme a due foto.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato a Washington un team della Lockheed Martin, «una delle realtà più importanti degli USA, con cui collaboriamo da tempo. Lockheed Martin è l'azienda che produce gli Atacms, gli Himars, gli F-16 e i missili per i sistemi Patriot» Lo ha scritto su X il leader ucraino, notando che «oggi abbiamo discusso dell'ulteriore sviluppo della nostra collaborazione, concentrandoci sulla produzione congiunta e sullo scambio di tecnologie». L'Ucraina «ha molto da condividere con chi ci aiuta a proteggere vite umane. Abbiamo parlato delle nostre capacità congiunte relative ai sistemi Patriot e ad altri sistemi d'arma. I nostri team stanno già lavorando a soluzioni specifiche per passare alla coproduzione il più rapidamente possibile e potenziare la nostra capacità di salvare vite umane. Grazie per il vostro sostegno e per tutta la vostra assistenza!», conclude Zelensky. Parlando martedì sera al Congresso USA, dove ha incontrato oltre 60 senatori in un formato bipartisan, il presidente ucraino ha detto di aver discusso con loro «di come l'Ucraina possa produrre autonomamente tutto ciò che serve per abbattere qualsiasi minaccia, dai droni iraniani a quelli russi, e abbiamo parlato di sistemi di guerra elettronica. Il vero problema riguarda i sistemi e i missili antibalistici. Naturalmente, ho esposto al presidente Donald Trump le nostre necessità. È una grande sfida», ha concluso.