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In conferenza stampa, il premier israeliano ha dichiarato di aver sempre creduto che «attraverso la combinazione di pressione militare e diplomatica avremmo potuto, e avremmo voluto, riportare a casa tutti i nostri ostaggi» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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22:36
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Netanyahu: «A Gaza morti soldati a causa dell'embargo di armi di Biden»
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha accusato l'amministrazione Biden di essere all'origine della morte di alcuni soldati israeliani durante la guerra a Gaza a causa dell' «embargo» americano.
Israele ha pagato «prezzi molto alti» in termini di perdite di vite dei soldati: sebbene «questo sia in parte ciò che accade in guerra», in parte deriva anche dal fatto che «a un certo punto non avevamo abbastanza munizioni», ha detto il premier in conferenza stampa citato da Times of Israel. «Gli eroi sono caduti» perché non avevano le munizioni di cui avevano bisogno, ha accusato. E «parte di quella mancanza di munizioni era dovuta all'embargo», ha aggiunto.
Netanyahu non ha direttamente citato l'ex presidente Joe Biden (né fornito il numero di soldati morti per questo, né le circostanze) ma ha riferito che questo è terminato non appena Donald Trump è entrato in carica. Il premier, ricorda Times of Israel, ha ripetutamente accusato l'amministrazione Biden di aver istituito un embargo sulle forniture di armi a Israele, in particolare nel giugno 2024. Ma Biden lo ha negato, tranne che per un lotto di bombe «bunker buster» bloccato a causa delle preoccupazioni su come sarebbero state utilizzate nelle operazioni dell'IDF a Rafah in quel periodo.
Il premier ha affermato che questo non accadrà più e di voler trasformare la relazione con gli Stati Uniti «dagli aiuti alla partnership», assicurandosi che Israele abbia una propria industria bellica forte e indipendente. «Così non resteremo senza armi o munizioni, nella speranza di non doverle utilizzare», ha concluso.
20:39
20:39
Netanyahu: «Israele manterrà il controllo dal fiume Giordano al mare»
«Israele eserciterà il controllo della sicurezza dal (fiume) Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza». Lo ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
«Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è successo e non succederà... Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io», ha dichiarato.
20:01
20:01
Netanyahu: «Non permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza»
Benyamin Netanyahu ha dichiarato che non permetterà la creazione di uno «Stato palestinese a Gaza».
In conferenza stampa, il premier israeliano ha dichiarato di aver sempre creduto che «attraverso la combinazione di pressione militare e diplomatica avremmo potuto, e avremmo voluto, riportare a casa tutti i nostri ostaggi». Israele - ha aggiunto - si sta ora concentrando su due obiettivi: «Disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza».
17:08
17:08
Gli Stati Uniti annunciano esercitazioni aeree in Medio Oriente
L'aeronautica americana condurrà esercitazioni di più giorni nell'area sotto la responsabilità del Central Command, che copre anche il Medio Oriente. È quanto si legge in una nota della US Air Forces Centrale. L'esercitazione è progettata per migliorare la capacità di dispiegamento di risorse e personale, rafforzare il partenariato regionale e preparare un'esecuzione flessibile della risposta attraverso il Centcom.
16:13
16:13
Egitto e Giordania denunciano le azioni illegali israeliane in Cisgiordania
Egitto e Giordania hanno denunciato «la gravità delle azioni illegali israeliane nella Cisgiordania occupata, che stanno alimentando l'escalation della situazione e compromettendo tutti gli sforzi per una de-escalation e le possibilità di raggiungere una pace giusta». Lo hanno detto il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e quello giordano Ayman Safadi durante un incontro svolto ad Amman.
Durante una visita nella capitale giordana, Abdelatty ha sottolineato gli stretti rapporti tra i due Paesi, e insieme hanno esaminato la situazione nella regione. Entrambi hanno ribadito «la necessità di rispettare l'accordo di cessate il fuoco a Gaza e di attuarne tutte le disposizioni in conformità con il piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump», e di una «distribuzione sufficiente, continua, immediata e senza ostacoli di aiuti umanitari».
Hanno poi concordato di «preparare il ritorno dell'Autorità Nazionale Palestinese ad assumersi le proprie responsabilità, ribadendo la volontà di »preservare l'unità del territorio palestinese tra Cisgiordania e Gaza e di progredire verso un orizzonte politico chiaro che stabilisca uno Stato palestinese indipendente e sovrano entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, basato sulla soluzione dei due Stati e in conformità con il diritto internazionale«.
Hanno infine ribadito il loro impegno »a sostenere l'attuazione del mandato del Board of Peace come organo di transizione, come stabilito nel piano globale per porre fine al conflitto a Gaza e come adottato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite«.
15:06
15:06
Erdogan: «In Siria non ci sia uno Stato nello Stato»
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che in Siria «non può esistere uno Stato nello Stato», facendo riferimento alla regione del nord-est della Siria, proclamatasi autonoma con il nome di Rojava e controllata per circa un decennio dalle forze curde prima dei recenti scontri con le forze di Damasco che hanno portato a una significativa diminuzione delle zone sotto controllo curdo.
«Non può esistere uno Stato nello Stato, una forza armata separata. Risolvere la questione in modo graduale, nel rispetto dello spirito dell'accordo raggiunto, è l'unica via d'uscita», ha detto Erdogan, riferisce Anadolu, mentre dopo settimane di scontri, nei giorni scorsi le forze curde di Siria Sdf hanno trovato un'intesa per un cessate il fuoco temporaneo con le milizie agli ordini del leader siriano Ahmad al-Sharaa. «Chiedo gentilmente ai miei fratelli curdi e ai miei concittadini di non cadere nella trappola dei giochi volti a sferrare un colpo alla nostra eterna e duratura fratellanza, a seminare discordia tra di noi», ha aggiunto Erdogan, mentre la scorsa settimana si è tenuta una manifestazione del partito filocurdo nel Parlamento turco Dem sul confine turco-siriano per protestare contro l'offensiva delle forze di Damasco.
«Quando la Siria raggiungerà stabilità e sicurezza, i suoi effetti positivi saranno direttamente avvertiti da tutti i Paesi vicini, a cominciare da noi», ha aggiunto il presidente turco.
13:16
13:16
Esperti Onu criticano i procedimenti contro i manifestanti pro Gaza
Dieci esperti delle Nazioni Unite, che non si esprimono però a nome dell'Onu ma a titolo individuale, si dicono allarmati dai procedimenti penali avviati contro studenti che hanno partecipato a un sit-in per Gaza nel maggio del 2024 al Politecnico federale di Zurigo (ETH). Oggi hanno denunciato la criminalizzazione delle libertà fondamentali tramite un comunicato pubblicato a Ginevra. Una settantina di studenti avevano invitato l'ETH a ritirarsi da qualsiasi attività di ricerca legata all'industria militare israeliana. L'alta scuola aveva sporto denuncia per violazione di domicilio e la polizia aveva allontanato i manifestanti che si rifiutavano di lasciare gli spazi occupati. Sul suo sito il Politecnico ammetteva di non poter escludere che le sue conoscenze potessero essere utilizzate dai militari, in assenza di controlli sull'applicazione finale delle collaborazioni scientifiche. L'ETH è quindi «potenzialmente complice di crimini internazionali», sostengono nella nota gli esperti, tra i quali la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Paola Albanese.
Normative federali
Lo scorso maggio sono state poi introdotte normative federali, che però non si applicano alla ricerca fondamentale. La responsabilità è delegata ai ricercatori senza alcun controllo istituzionale, lamentano i dieci esperti, che hanno condotto la loro indagine quali indipendenti. A seguito del sit-in, 38 studenti hanno ricevuto un decreto d'accusa da parte della procura e 17 di loro hanno deciso di presentare ricorso. Lo scorso ottobre cinque di loro sono stai condannati per violazione di domicilio a pene pecuniarie sospese, ma la difesa aveva annunciato che avrebbe presentato ricorso. Altri due sono stati assolti per motivi procedurali. Le decisioni relative ai restanti dieci sono tuttora pendenti.
Il parere degli esperti
L'attivismo degli studenti è un'espressione delle loro libertà fondamentali «e non deve essere criminalizzato (...). Le università e gli Stati devono garantire che esprimere solidarietà alle cause dei diritti umani e chiedere conto alle istituzioni statali delle loro responsabilità, in particolare nei casi pienamente documentati di crimini internazionali, non comporti intimidazioni, azioni legali o danni a lungo termine per il futuro degli studenti», scrivono gli esperti, tra cui sei relatori speciali dell'Onu, chiedendo alla Svizzera di conformarsi ai propri obblighi internazionali. Auspicano pure che cessi la potenziale complicità in crimini internazionali di partenariati di ricerca.
08:06
08:06
Il punto alle 8.00
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che la situazione con l'Iran è «in evoluzione» perché ha inviato una «grande armata» nella regione, ma pensa che Teheran voglia «sinceramente» raggiungere un accordo. Nel corso di un'intervista al sito web d'informazione Axios, Trump ha aggiunto: «Abbiamo una grande armata vicino all'Iran. Più grande che con il Venezuela», riferendosi all'Uss Abraham Lincoln arrivata in Medio Oriente. Il presidente ha quindi evidenziato che la diplomazia resta un'opzione. «Loro vogliono fare un accordo. Lo so. Hanno chiamato in numerose occasioni. Vogliono parlare». Nel frattempo, funzionari della Casa Bianca hanno riferito ad Axios che la possibilità di un attacco è ancora sul tavolo, anche se le proteste sono state in gran parte soppresse. Fonti con conoscenza della situazione dicono che Trump non ha ancora preso una decisione finale e che probabilmente terrà ulteriori consultazioni questa settimana a riguardo.
Intanto diversi rapporti dell'intelligence statunitense consegnati al presidente Donald Trump indicano un indebolimento del governo iraniano, secondo quanto riferito dal New York Times citando fonti a conoscenza dei briefing. Secondo il quotidiano, a Trump è stato riferito che la presa del potere da parte della leadership di Teheran è al livello più debole dalla caduta dello Scià, rovesciato dalla rivoluzione del 1979. I rapporti evidenziano inoltre che le proteste diffuse in Iran, in particolare in aree tradizionalmente considerate roccaforti del regime, hanno «scosso elementi del governo iraniano», contribuendo a una fase di crescente instabilità interna.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha da parte sua dichiarato, secondo quanto riporta il Times of Israel, che ogni tentativo dell'Iran di danneggiare Israele «incontrerà una risposta determinata. Sarà un errore molto grave, un errore di troppo», ha affermato il premier durante la sessione speciale della Knesset in onore del primo ministro albanese Edi Rama. Netanyahu ha aggiunto che ci saranno altri accordi di normalizzazione con gli stati arabi e musulmani.
