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Colpito per la seconda volta dall’inizio della guerra in Medio Oriente il centro di Beirut – Diversi missili indirizzati anche verso Israele – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Compagnia britannica: «Colpita una nave cargo nello Stretto di Hormuz»
Un proiettile sconosciuto ha colpito una nave cargo nello Stretto di Hormuz, strategico al confine con l'Iran, provocando un incendio e costringendo l'equipaggio a evacuare: lo ha fatto sapere un'agenzia per la sicurezza marittima britannica.
«È stato segnalato che una nave cargo è stata colpita da un proiettile sconosciuto nello Stretto di Hormuz, che ha provocato un incendio a bordo», ha dichiarato la United Kingdom Maritime Trade Operations.
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Il punto alle 7.00
Un attacco aereo israeliano ha colpito il centro di Beirut, in Libano, per la seconda volta dall'inizio della guerra in Medio Oriente, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale libanese. Secondo la National News Agency, «il nemico ha preso di mira un appartamento nel quartiere di Aisha Bakkar», nel cuore della città. «I missili sono stati lanciati contro uno degli edifici a più piani dove è scoppiato l'incendio», ricostruisce una fonte riportata dalla Tass. «Molto probabilmente, lo scopo del raid aereo era eliminare un membro della leadership di Hezbollah», aggiunge. Camion dei pompieri e ambulanze si stanno dirigendo verso il luogo dell'attentato. Gli abitanti del quartiere non sono stati evacuati in anticipo. Aishat Bakkar ospita ora numerosi rifugiati che si sono trasferiti dal Libano meridionale dopo l'inizio dell'escalation militare.
Dal canto suo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver rilevato diverse salve di missili diretti verso il Paese, partite dall'Iran e di aver attivato le difese aeree, mentre era in corso un'«ondata» di attacchi contro Iran e Libano. «I sistemi difensivi sono operativi per intercettare la minaccia», ha dichiarato l'esercito sul suo account Telegram ufficiale. Le sirene antiaeree hanno suonato a Gerusalemme, come riportato da giornalisti di Afp ed è stato avvertito il rumore di esplosioni in lontananza. I servizi di emergenza israeliani non hanno riportato notizie di feriti dopo il lancio del missile, ma hanno affermato che le loro squadre stavano curando «un piccolo numero di persone rimaste ferite mentre si dirigevano verso aree protette». L'emittente israeliana Channel 12 ha riferito di diversi feriti a causa degli attacchi iraniani vicino a Tel Aviv. Ore dopo, l'esercito israeliano ha nuovamente annunciato di aver «identificato missili lanciati dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele» e che gli intercettori missilistici erano attivi. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver preso di mira un centro di comunicazioni satellitari ad Haifa, basi militari in Israele e obiettivi statunitensi in altre parti del Medio Oriente, tra cui il Kurdistan iracheno e la base navale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein. «Continueremo i nostri attacchi con determinazione e potenza, e in questa guerra non contempliamo altro che la completa resa del nemico», hanno dichiarato le Guardie rivoluzionarie sul loro sito web Sepah News.
L'esercito iraniano starebbe intanto modificando le sue tattiche con l'avanzare della campagna americana. Lo riferiscono alcuni funzionari del Pentagono al New York Times. Nonostante l'insistenza di Donald Trump sulla vittoria, gli iraniani si stanno adattando e stanno prendendo di mira quelle che ritengono siano le debolezze americane, ovvero gli intercettori e le difese aeree per proteggere le truppe e le risorse nell'area. Teheran sembra aver accettato di non poter competere con la potenza degli Stati Uniti, riferiscono i funzionari notando come per il governo iraniano il resistere ai bombardamenti consente di cantare vittoria.
Dal canto suo, il capo della polizia iraniana ha avvertito che qualsiasi manifestante che sfidi le autorità sarà trattato come un «nemico», riporta l'Afp. «Se qualcuno si mostra d'accordo con la volontà del nemico, non lo considereremo più un semplice manifestante, ma un nemico. E lo sottoporremo allo stesso trattamento di un nemico», ha dichiarato il capo della polizia nazionale Ahmad-Reza Radan in un commento trasmesso dalla televisione di stato IRIB.
Sul fronte iracheno, invece, un attacco di droni ha colpito un'importante struttura diplomatica americana in Iraq. Lo riporta il Washington Post citando alcuni funzionari, secondo i quali l'azione potrebbe essere stata condotta da alcuni gruppi pro-Teheran. L'attacco ha colpito il Baghdad Diplomatic Support Center, un ampio centro logistico per diplomatici americani vicino alle basi militari irachene e all'aeroporto.
Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il ministero della Difesa afferma che le difese militari del Paese hanno intercettato due droni diretti verso un giacimento petrolifero, secondo quanto riporta Afp. L'impianto è quello di Shaybah, nell'est del Paese. Questo gigantesco giacimento, situato vicino al confine con gli Emirati Arabi Uniti, è già stato preso di mira più volte dall'Iran dall'inizio dell'offensiva israelo-americana. Precedentemente, l'Arabia Saudita aveva dichiarato di aver intercettato sette missili balistici in attacchi separati contro una base aerea e la sua regione orientale, come riporta Afp. «Sei missili balistici lanciati verso la base aerea Prince Sultan sono stati intercettati e distrutti», aveva scritto il Ministero della Difesa saudita su X, aggiungendo in un post separato di aver intercettato un altro missile balistico lanciato «verso la regione orientale».
