Giustizia

Pestaggio alla Rotonda di Locarno: condannati ma liberi

È giunta oggi la sentenza d'appello nei confronti dei giovani che la notte dell’8 ottobre 2022 aggredirono un 27.enne, dopo che quest’ultimo li aveva minacciati con un coltello – La giudice Giovanna Roggero-Will: «Non fu legittima difesa ma dalla parte degli imputati ci sono diverse attenuanti di peso»
©Chiara Zocchetti
Irene Solari
27.02.2024 12:41

(Aggiornato alle 17.05) Condannati ma liberi. È questa la sentenza emessa oggi dalla Corte d'appello e revisione penale (CARP) presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will (a latere Rosa Item e Chiarella Rei-Ferrari) nei confronti dei quattro giovani imputati per il pestaggio avvenuto alla Rotonda di Locarno la notte dell'8 ottobre 2022. Che in quell'occasione aggredirono con calci, pugni, sassate e con una tavola da skateboard un 27.enne srilankese, dopo che quest’ultimo aveva infastidito il loro gruppo di amici minacciandoli a più riprese con un coltello. I fatti erano pure stati filmati con un cellulare e ripresi dalle telecamere di sorveglianza della Città.

Colpe alleggerite

Gli imputati, quattro in totale, sono quindi stati riconosciuti colpevoli anche in Appello: due, quelli principali, per il reato di tentato omicidio per dolo eventuale e rissa, mentre gli altri due per i reati di tentate lesioni semplici e di tentate lesioni semplici con oggetto pericoloso. «Quello che avvenne nella Rotonda non fu fatto per legittima difesa», ha spiegato la giudice. Colpevoli, quindi, ma liberi. Sì, perché la presidente della Corte ha riconosciuto loro, nella commisurazione della pena, diverse attenuanti «di peso» secondo il principio dell’individualizzazione della pena. Attenuanti che permetteranno loro - concluse le pratiche del caso - di lasciare il carcere. «Gli imputati non rispondono - spiega la giudice - di un reato consumato, ma solo tentato. Hanno inoltre commesso un reato per dolo eventuale: non hanno infatti picchiato per uccidere (quello che sarebbe un dolo diretto) ma, aggredendolo in zone e con colpi potenzialmente atti a provocarne la morte, hanno accettato che questo evento si potesse produrre». Un’altra attenuante riconosciuta dalla giudice «che diminuisce di molto la colpa» è che «nonostante tutto, l’agire degli imputati ha causato solo ridottissime e temporanee conseguenze dannose per l’integrità fisica della vittima». Tornando al dolo eventuale, Giovanna Roggero-Will ha sottolineato che si è trattato «del dolo di un attimo, dovuto non a una lucida e ponderata decisione di passare all’atto, ma piuttosto all’incapacità di gestire la tensione causata dal comportamento precedente tenuto dalla vittima, che era fastidioso, minaccioso e potenzialmente pericoloso».

Niente carcere

A favore degli imputati anche alcune circostanze personali, come l’incensuratezza. «Questa è normalmente un fattore neutro per il giudizio della Corte - ha precisato la presidente -, tuttavia in questo caso abbiamo considerato che testimonia la verità di quanto detto dagli imputati nel corso del dibattimento: non sono soliti comportarsi in modo violento, ma in questa situazione sono stati tirati in mezzo loro malgrado». Inoltre, ha rilevato la Corte, hanno dato prova di un comportamento rispettoso in carcere e hanno riflettuto in modo costruttivo su quanto fatto. Per queste ragioni, la Corte di Appello ha deciso di condannare i due imputati principali a una pena detentiva di tre anni (36 mesi), di cui 20 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni e 16 mesi da espiare. «Pena che è già stata scontata durante il periodo di detenzione. Quindi gli imputati verranno scarcerati». Agli altri due imputati, invece, la Corte ha inflitto una pena di 7 mesi sospesi con la condizionale per due anni. Non è inoltre stata pronunciata l’espulsione a carico dei giovani (alcuni di loro sono cittadini italiani) in quanto non è stato ravvisato il rischio di recidiva.

Cosa era successo

Il processo d’Appello, ricordiamo, aveva preso il via lo scorso mercoledì. A ricorrere contro la sentenza della Corte delle Assise criminali del 19 aprile 2023 era stato il procuratore pubblico Pablo Fäh. Il magistrato inquirente aveva chiesto un inasprimento delle pene motivato dal fatto che, a sua dire, non andava ritenuta la legittima difesa nei confronti di nessuno degli imputati. Nemmeno di colui che era stato assolto in primo grado (gli era stata infatti riconosciuta la legittima difesa totale, la quale toglie l’illiceità dell’atto commesso), per il quale era stata auspicata la condanna. I difensori dei quattro giovani - gli avvocati Giuseppe Gianella, Pascal Cattaneo, Felice Dafond e Chiara Agostina Donati - si erano invece battuti per un alleggerimento delle pene e per l’assoluzione dei loro assistiti.

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