Il punto

Peste polmonare tra dubbi, contagi e trattamenti: ecco cosa sappiamo finora

La malattia infettiva è la forma più rara ma pericolosa causata dal bacillo Yersinia pestis – Facciamo il punto della situazione tra pressioni internazionali, richieste di informazioni e parere degli esperti
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Irene Solari
08.10.2026 16:00

Prima il decesso di una giovane ricercatrice di laboratorio, poi il dubbio su una seconda morte definita «sospetta»; le richieste di chiarimento giunte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dagli Stati Uniti, le repliche da parte delle autorità russe. Il caso della peste polmonare siberiana, nelle ultime ore, sta facendo molto discutere e sta iniziando a far sorgere qualche interrogativo. Ma cosa sappiamo, finora, di questa situazione? Quali sono i rischi legati alla diffusione della malattia? Esistono dei vaccini? Facciamo insieme il punto.

L'infezione e il decesso

Come prima cosa riavvolgiamo il nastro e torniamo a quando è iniziato tutto, la scorsa settimana, il 29 settembre. Darya Shipilova, una ricercatrice 28.enne impiegata nell'Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, in Siberia, viene ricoverata in ospedale a Shelekhov, una città che si trova a quasi 20 chilometri a sud-ovest di Irkutsk a causa di una polmonite. Dopo tre giorni di degenza, la giovane muore il 2 ottobre. Alcune voci riportate dai media locali, iniziate a circolare dopo la diffusione della notizia, parlano di un'infezione avvenuta nel laboratorio e dovuta alla rottura accidentale di una provetta che conteneva il batterio della peste polmonare su ci la dipendente stava lavorando. Nelle ore subito successive è intervenuta anche l'agenzia federale russa per la tutela della salute, Rospotrebnadzor, la quale ha tuttavia tenuto a precisare che, in base agli esami eseguiti sulla vittima, «non è stato rilevato alcun microrganismo associato alla sua attività professionale». L'agenzia, che si occupa anche di malattie infettive, ha aggiunto che la ricercatrice è morta per una polmonite di origine «sconosciuta», tendendo - come detto - a minimizzare i sospetti che il decesso della donna fosse legato alle attività svolte nel centro di ricerca.

Pressing internazionale

Le spiegazioni, piuttosto sommarie, fornite dalle autorità russe però non hanno convinto appieno l'Organizzazione Mondiale della Sanità che, nella giornata di ieri (mercoledì) ha dichiarato di avere al momento «poche risposte certe sulla recente morte della dipendente dell'Istituto di ricerca sulla peste», come riporta la CNN. «A quattro giorni dal decesso - rileva l'OMS - le autorità russe non hanno ancora reso nota la causa esatta del decesso, limitandosi ad affermare che è avvenuto a causa di una polmonite». Una mancanza di dettagli che, in breve tempo, ha alimentato l'ipotesi secondo cui l'attività di laboratorio abbia comportato l'esposizione della 28.enne a un patogeno letale e ha sollevato interrogativi sull'adeguatezza delle misure adottate dalla Russia per contenere quella che le autorità hanno definito «una malattia infettiva». Anche gli Stati Uniti hanno fatto sentire la propria voce chiedendo una maggiore trasparenza sul caso. In una nota ufficiale conosciuta come démarche, il Dipartimento di Stato ha esortato Mosca ad adempiere agli obblighi internazionali di comunicazione in ambito sanitario, avvertendo che la mancata divulgazione di dettagli sulla morte di una ricercatrice viola gli obblighi internazionali in materia sanitaria. A riferirlo è il Wall Street Journal, sulla base delle dichiarazioni fornite da alcuni funzionari americani, secondo i quali Mosca «ha fornito scarse informazioni sul misterioso episodio». Il segretario di Stato Marco Rubio, dal canto suo, ha definito «ancora piuttosto limitate» le informazioni diffuse. «Esortiamo la Russia a essere trasparente e a condividere maggiori informazioni con il mondo, affinché tutti noi possiamo reagire in modo adeguato e appropriato», ha aggiunto. «Forse non c'è nulla di grave. Forse la questione è più seria di quanto pensassimo. Non lo sappiamo». Oltretutto, in base a un accordo sanitario globale del 2005, il Regolamento Sanitario Internazionale, i Paesi sono tenuti a notificare all'OMS entro 24 ore qualsiasi evento possa trasformarsi in un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. L'accordo impone inoltre ai firmatari di fornire aggiornamenti dettagliati, inclusi i risultati di laboratorio e le misure adottate per contenere la minaccia. Le autorità russe hanno fatto sapere però di aver disposto l'isolamento di centinaia di colleghi della donna deceduta e di persone che hanno trascorso tempo a stretto contatto con lei, oltre ad aver eseguito diverse analisi sul corpo della ricercatrice. 

C'è un secondo caso?

Queste misure però non avrebbero impedito il presunto secondo caso di contagio di peste: sempre polmonite, sempre in Siberia. Secondo quanto riportato da diversi media tra cui la CNN, un secondo impiegato del laboratorio di ricerca siberiano avrebbe contratto una polmonite di «causa indeterminata». Una notizia riportata anche dal direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus che ha chiesto informazioni in merito a Mosca. Sul presunto secondo caso di polmonite, però, la Russia è intervenuta tramite il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «I media stanno diffondendo molte notizie, e la stragrande maggioranza di ciò che i media riportano su questa situazione sono informazioni false». Peskov, citato dall'agenzia Interfax, ha nuovamente invitato a fare riferimento alle informazioni fornite da Rospotrebnadzor. Quest'ultima sostiene che «non vi è alcun rischio epidemico per la popolazione di Irkutsk o della regione di Irkutsk». Fino ad oggi, scrive l'agenzia sul suo sito, «il 90% dei contatti ha completato il periodo di osservazione medica. Non sono stati riscontrati problemi di salute legati a infezioni e i risultati di quasi 5.000 test di laboratorio non hanno rivelato la presenza di microrganismi patogeni pericolosi».

L'Yersinia pestis (Y. pestis) è il batterio agente eziologico della peste. Si tratta di un cocco-bacillo gram-negativo a forma di bastoncino senza spore, appartenente alla famiglia Yersiniaceae. Chiamato in passato Pasteurella pestis, è un organismo anaerobico facoltativo in grado di infettare l'uomo attraverso la pulce del ratto orientale, provocandogli la peste in tutte le sue forme (bubbonica, setticemica e polmonare). I sintomi cambiano a seconda della forma della malattia, ma quelli generici comprendono febbre alta (tra i 38 e i 41 gradi), mal di testa, dolori articolari, nausea e vomito, sete, diarrea, gonfiore e tumefazione dei linfonodi oltre a una generale sensazione di malessere.

Quattro tipi di peste

La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersinia pestis. È una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali all’uomo. Il bacino di diffusione è costituito tipicamente da varie specie di roditori e il suo vettore principale è la pulce dei ratti (Xenopsylla cheopis). Tuttavia la peste si può trasmettere anche tramite diverse specie di parassiti ematofagi (che si nutrono di sangue) come pulci, pidocchi e cimici dei letti. Esistono quattro principali tipi di peste causati dal batterio Yersinia pestis e sono suddivisi a seconda degli apparati dell'organismo che attaccano. La peste bubbonica, la forma più comune e più conosciuta, si sviluppa solitamente dopo il morso della pulce o quando i batteri penetrano attraverso una lesione cutanea. L'infezione provoca gonfiore e dolore ai linfonodi (i cosiddetti bubboni) e può progredire in peste setticemica una volta che i linfonodi non sono più in grado di contenere la malattia. La peste setticemica, infatti, infetta il flusso sanguigno, trasportando il bacillo nei principali organi del corpo, portando a una sepsi diffusa e alla morte in breve tempo. La peste faringea è una forma specifica e meno frequente della malattia che si sviluppa a seguito del consumo di carne contaminata e non sufficientemente cotta di animali infetti, oppure per il contatto diretto della mucosa orale e della gola con i batteri. Infine, il caso sotto i riflettori in questi giorni: la peste polmonare, una rara infezione dell'apparato respiratorio che può avere un elevatissimo tasso di mortalità se non trattata immediatamente e in modo adeguato. Non a caso gli scienziati la considerano la forma più pericolosa e grave dell'infezione.

Il bacillo Yersinia pestis visto al microscopio. © Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH
Il bacillo Yersinia pestis visto al microscopio. © Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH

Contagio, antibiotici, vaccini

La peste polmonare è trasmessa per via aerea, respirando particelle di saliva provenienti da un individuo infetto ed è molto contagiosa, oltre ad essere l'unica che può trasmettersi da persona a persona.Secondo i dati scientifici ripresi dalla CNN, il numero di riproduzione di base della peste polmonare è compreso tra 1,1 e 1,3. Il che significa che una persona infettata dalla malattia può trasmetterla, tramite tosse o starnuti, a circa 1,3 persone. Ma non solo. Anche le goccioline di fluidi provenienti da animali infetti possono trasmetterla. Secondo gli specialisti di malattie infettive sentiti dall'emittente americana, i sintomi della peste polmonare possono manifestarsi già 24 ore dopo l'esposizione. Nonostante la forte contagiosità, in partica la diffusione su larga scala della malattia sarebbe difficile: «In genere, le persone infette sono così debilitate che raramente riescono a trasmetterla, poiché è molto difficile per una persona malata riuscire a camminare, svolgere le normali attività quotidiane, figuriamoci viaggiare». Importante è, come detto, intervenire tempestivamente. «I pazienti trattati entro le prime 24 ore dall'infezione hanno le migliori probabilità di sopravvivenza». Le persone affette da peste polmonare in genere devono assumere antibiotici almeno per 10-14 giorni. Quelli più efficaci contro la peste sono cinque: ciprofloxacina, levofloxacina, moxifloxacina, gentamicina e streptomicina. Quanto alla questione dei vaccini, quelli contro la peste esistono dal XIX secolo e i medici li utilizzano. «Ma non è chiaro se questi siano efficaci anche contro la variante polmonare». In ogni caso, l'OMS non raccomanda la vaccinazione, «ad eccezione dei gruppi ad alto rischio e del personale di laboratorio regolarmente esposti al batterio».

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