Pressioni politiche su Crans-Montana? «È pericoloso mettere in discussione lo Stato di diritto»

Roberto Balzaretti è l’ambasciatore di Svizzera a Roma. Un ruolo che, nei giorni della tragedia di Crans-Montana, ha acquistato un peso e un significato diversi rispetto al passato. Il diplomatico ticinese ha accolto l’invito del Corriere del Ticino a discutere in modo aperto di quanto sta accadendo, a partire dalla decisione della Farnesina di richiamare l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e di subordinarne il rientro alla costituzione di una squadra investigativa comune (SIC) sul disastro del Constellation.
«Richiamare un ambasciatore per consultazioni è una decisione seria. Di solito avviene quando il dialogo tra Stati è problematico. L’ambasciatore è richiamato in patria, poi si attende che i Paesi risolvano il problema che ha motivato il provvedimento. Conta, però, che la portata della misura sia diversa a seconda delle intenzioni espresse da chi la mette in atto. Il ministro italiano degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato a più riprese che l’Italia non ha un problema con la Svizzera e ha detto di aver richiamato l’ambasciatore per discutere di persona, con lui, in che modo l’Italia intende determinarsi riguardo al procedimento penale in corso nel Vallese. Quindi, in sé l’atto del richiamo è serio. Nel caso concreto, però, ascolto ciò che dice il ministro Tajani e prendo atto che non ci sono problemi con noi, con la Svizzera».
È indubbio, tuttavia, che a questo punto la scelta della Procura vallesana sulla richiesta di assistenza giudiziaria e sulla costituzione di una squadra investigativa comune possa essere, in qualche modo, condizionata dalla pressione della politica italiana. I cittadini svizzeri potrebbero anche interpretare questa scelta come un cedimento al ricatto di Roma.
«Io non la leggerei così - dice Roberto Balzaretti - La richiesta di assistenza giudiziaria, di competenza della magistratura, è regolata da norme, accordi internazionali e bilaterali, convenzioni del Consiglio d’Europa ed è abbastanza usuale in casi simili. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, così come fa sempre quando cittadini italiani sono coinvolti in reati avvenuti all’estero: avere uno scambio strutturato secondo le regole delle convenzioni internazionali su procedimenti giudiziari in corso è abbastanza normale. Anche la costituzione di un gruppo d’indagine comune è di competenza esclusiva della magistratura vallesana, non della politica. La decisione nel merito, su questo punto, sarà presa sulla base degli interessi del procedimento in corso. Non sono le discussioni politiche che motivano o accelerano la scelta, ma soltanto il diritto».
A maggior ragione, allora, richiamare l’ambasciatore sembrerebbe non avere senso. Se la decisione è tutta della magistratura, e la magistratura è un potere indipendente dalla politica sia in Svizzera sia in Italia, che senso ha trattenere l’ambasciatore in Italia? Il gesto appare quantomeno forzato. Spiega però l’ambasciatore Balzaretti come non si debba «sottovalutare un aspetto essenziale del lavoro del ministero italiano degli Affari esteri, ovvero accompagnare la difesa degli interessi dei propri cittadini all’estero. Roma ha ritenuto che il gesto forte di richiamare l’ambasciatore potesse anche contribuire a preparare meglio le proprie posizioni e a mostrare all’opinione pubblica l’importanza accordata al ruolo di difesa dei cittadini italiani all’estero».
Il ruolo della diplomazia
Molti lettori si sono chiesti quale sia il ruolo di un ambasciatore di fronte a casi come quelli generati dalla tragedia di Crans-Montana, come cioè la diplomazia si muova, se su indicazione del DFAE o in maniera autonoma.
«Le due cose - sottolinea Balzaretti - C’è un coordinamento con quella che noi chiamiamo la “Centrale”, quindi con lo staff presidenziale e il Dipartimento degli Affari esteri. Sul caso di Crans-Montana è attivo anche un gruppo di lavoro che comprende in realtà tutti i Dipartimenti, perché questa tragedia solleva questioni di ogni tipo: sanitarie, di assicurazione sociale, di polizia, di cooperazione internazionale. Il ruolo del diplomatico non cambia: dobbiamo spiegare chi siamo, perché facciamo certe cose, come funzioniamo. Senza entrare in competenze che appartengono ad altri, in questo caso alla magistratura. A noi tocca spiegare il nostro sistema, ma anche capire ciò che accade nel Paese in cui siamo; quindi, raccogliere le informazioni, in modo aperto e a volte anche confidenziale, e trasmetterle affinché Berna decida tenendo conto delle possibili conseguenze delle proprie scelte. L’Italia conosce bene la Confederazione, quello che ho cercato di fare io è stato soprattutto trasmettere prima il profondo senso di cordoglio e di partecipazione, che è anche il nostro, per le 40 persone che hanno perso la vita e per i tanti feriti; poi, ribadire la volontà delle nostre autorità di sostenere in tutti i modi le vittime, di fare chiarezza, di fare giustizia. E ancora, sottolineare il fatto che la magistratura è indipendente dagli organi politici e che questo principio è sacrosanto e dobbiamo rispettarlo. Possiamo fare tante cose insieme, ma non interferire nel lavoro dei magistrati».
Molti osservatori hanno parlato di crisi tra Italia e Svizzera, non soltanto diplomatica. L’ambasciatore elvetico a Roma non è del tutto d’accordo. «Penso che non si possa e non si debba parlare di crisi bilaterale - dice Balzaretti - Intanto, perché la discussione è possibile e linee sono aperte, per usare un’espressione semplificata; non c’è alcun problema a dialogare nei modi usuali della diplomazia. Il Governo italiano, la popolazione italiana, la stampa, l’opinione pubblica chiedono giustizia per le vittime, per coloro che hanno perso la vita e per i feriti. Ed è una cosa che vogliamo anche noi. Quindi, non parlerei di crisi. Possono esserci difficoltà di comprensione, che però si appianano. Soprattutto, abbiamo una volontà comune che ci unisce e non ci divide. Noi svizzeri abbiamo una sfida nostra: risolvere bene questa vicenda, soprattutto sul piano giudiziario, ma non solo. L’Italia vuole la stessa cosa, e su questo dobbiamo essere uniti».
La strada della riconciliazione
«Fare giustizia in modo completo permetterà di avanzare e quindi di consolidare relazioni bilaterali che sono importantissime - aggiunge Balzaretti - L’Italia è il nostro secondo partner commerciale in Europa, il quinto per gli investimenti. Abbiamo cooperazioni intense in tutti gli ambiti: scientifico, culturale, logistico, energetico. E abbiamo anche secoli di storia europea comune, una lingua comune. Tutto questo non sparisce».
La strada della riconciliazione, tuttavia, rimane impervia. E se la Procura vallesana prenderà decisioni che contrastano con le richieste del Governo italiano, le cose potrebbero ulteriormente complicarsi.
«La magistratura vallesana agirà in totale indipendenza e nell’interesse di un procedimento chiaro e completo, che porti a un risultato soddisfacente sulla base dei fatti e delle cooperazioni possibili - conclude Balzaretti - Sta a loro decidere quali siano gli strumenti migliori per fare tutto questo. Lo ripeto: al di là del carattere fortemente emotivo di questa vicenda, noi dobbiamo rispettare un principio sacrosanto delle nostre democrazie, la separazione dei poteri. Dobbiamo avere fiducia nella magistratura. Per questo esistono, in tutti i sistemi giuridici del mondo, diverse istanze e possibilità di ricorso . Per questo sono date le possibilità di rappresentare le vittime, le loro famiglie. Per questo ci sono gli avvocati. Per questo c’è un apparato giudiziario che permette a noi tutti di vivere in un sistema democratico. Se si mettono in discussione questi principi, magari anche spinti da buoni motivi, da buone ragioni, si fa in realtà qualcosa di pericoloso per lo Stato di diritto che vogliamo salvaguardare».
