Ticino

Prostituzione, al fisco un «tesoretto» di oltre sei milioni

Il nuovo metodo di riscossione sembra funzionare: «Ma c’è qualche criticità per gli appartamenti»
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
17.02.2026 06:00

Oltre sei milioni di franchi in cinque anni. A tanto ammonta l’incasso per il Cantone grazie alla nuova Legge sull’esercizio della prostituzione che, dalla sua introduzione, sembra aver risolto il problema della fiscalità. Già, perché la procedura in vigore prima del 2019, anno della nuova legge, era troppo lenta e burocratica, specialmente tenendo conto della mobilità di chi esercita la professione. Rimanendo in Ticino per pochi mesi appena, le professioniste del sesso sfuggivano spesso al fisco. E nonostante il settore proliferasse, al Cantone rimaneva in tasca ben poco.

Ora, come detto, la musica è cambiata. Chi mette a disposizione le camere ha infatti l’obbligo di trattenere giornalmente l’imposta dovuta dalle persone che esercitano la prostituzione che deve poi essere riversata all’autorità fiscale. In sostanza, quindi, spetta al gestore del locale erotico assicurarsi che le donne versino l’imposta forfetaria di 25 franchi al giorno. E sempre il gestore ha poi l’obbligo di versare, entro il 1. di ogni mese, l’importo all’autorità fiscale. Fatta eccezione per il biennio della pandemia, quando i ricavi per il Cantone sono rimasti attorno ai 700 mila franchi, negli anni successivi le cifre hanno iniziato a salire: nel 2022 è stato incassato poco più di un milione, nel 2023 1,2 milioni, nel 2024 quasi 1,3 milioni e nel 2025 di nuovo 1,2 milioni.

«Nei locali funziona bene»

Il nuovo metodo di riscossione, ci viene spiegato dalla Divisione delle contribuzioni, «non ha evidenziato particolari problemi di applicazione nei confronti dei locali erotici, presso i quali il gerente è responsabile della trattenuta e del versamento all’autorità fiscale dell’imposta forfetaria di 25 franchi al giorno».

Tuttavia, «ha messo in risalto qualche criticità nel contesto dei casi di esercizio della prostituzione negli appartamenti disciplinati dall’articolo 14 della Legge sulla prostituzione». Le donne che lavorano in appartamento, aggiunge la Divisione, «versano l’imposta forfetaria direttamente all’autorità fiscale, negli stessi termini previsti per il gerente di un locale erotico».

Ma i controlli, in assenza del gerente, sono più complicati. Senza contare i casi nei quali l’esercizio della professione avviene illegalmente negli appartamenti non autorizzati. «Anche e non solo in relazione al crescente fenomeno dello spostamento e dell’esercizio illecito della prostituzione negli appartamenti, il Consiglio di Stato ha nominato un gruppo di lavoro interdipartimentale», conclude la Divisione delle contribuzioni.