Il caso

Prostituzione in Ticino, infrazioni quasi triplicate

L’esercizio illecito della professione ha conosciuto negli ultimi anni un aumento evidente, in gran parte da collegare al crescente utilizzo di appartamenti non autorizzati - Il commissario della Polizia cantonale Calà Lesina: «Fenomeno costantemente monitorato»
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
17.02.2026 06:00

È quasi triplicato, nel giro di un paio di anni, il fenomeno della prostituzione illegale in Ticino. E la ragione sarebbe da ricercare soprattutto nel crescente utilizzo di appartamenti non autorizzati per svolgere la professione. Sì, perché a fronte di un numero stabile - o addirittura in calo - di postriboli presenti sul territorio cantonale, il numero delle case (illegalmente) sfruttate per lavorare nel settore è cresciuto. Ad attestarlo sono i dati relativi alle infrazioni per l’esercizio illecito della prostituzione. Basti pensare che nel 2022 secondo il rendiconto del Consiglio di Stato i casi di questo tipo erano 50, mentre nel 2024 (anno a cui risale l’ultimo dato completo disponibile) erano saliti a 149. Un aumento considerevole, dunque, che come confermatoci da Gianluca Calà Lesina, commissario capo responsabile della Sezione TESEU della Polizia cantonale, è in larga misura collegato al «trasferimento» delle professioniste del sesso dai locali erotici agli appartamenti privati.

Nel mirino gli affitti brevi

«L’aumento delle denunce - spiega - è riconducibile, da un lato, al più frequente utilizzo di appartamenti per l’esercizio della prostituzione che non rispettano i requisiti previsti dalla Legge sulla prostituzione e dal relativo regolamento - in particolare quelli oggetto di locazioni di breve durata - e, dall’altro, alla costante e intensa attività di contrasto svolta dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali delegate al perseguimento delle violazioni dell’articolo 199 del Codice penale», che riguarda appunto l’esercizio illecito della professione. In sostanza, negli ultimi tempi, le donne attive nel settore si muoverebbero sempre più spesso affittando appartamenti o case - spesso su piattaforme che propongono soluzioni di affitto breve, come Airbnb - piuttosto che rivolgersi ai locali erotici. Una scelta che garantirebbe loro una maggiore discrezione e privacy, ma che assicurerebbe al contempo anche la possibilità di potersi muovere più liberamente, restando sul territorio per qualche settimana o pochi mesi, per poi fare ritorno a casa o trasferirsi altrove. Il problema, però, è che molto spesso si tratta di appartamenti o case non autorizzate per la prostituzione.

Ottenere l’autorizzazione a esercitare in un appartamento, infatti, non è affatto semplice. Secondo l’articolo 43 del Regolamento sull’esercizio della prostituzione, per poter notificare un appartamento è necessario che la persona che lo mette a disposizione presenti la richiesta alla sezione TESEU della Polizia cantonale. E non è comunque certo che ottenga il via libera, perché anche il Comune è chiamato a decidere se l’appartamento in questione sia situato in una zona considerata idonea. Oltretutto, il contratto è di almeno 3 mesi, e questo rappresenta un altro disincentivo per chi è abituato a rimanere sul territorio per poco tempo. Alla fine del 2024, in Ticino gli appartamenti notificati risultavano essere 24, uno in più rispetto all’anno precedente.

Avviato il gruppo di lavoro

Al di là dei numeri ufficiali, però, rimane un vasto sottobosco di illegalità. Non a caso, passando in rassegna gli ultimi anni, le infrazioni per esercizio illecito della prostituzione sono costantemente cresciute: erano 50 nel 2022, sono salite a 59 nel 2023 e addirittura esplose, a quota 149, nel 2024. «La tendenza al rialzo è stata confermata anche nel 2025», spiega Calà Lesina, sottolineando invece che, al contrario, la situazione nei nove postriboli presenti sul territorio è sotto controllo. «A seguito delle ispezioni effettuate nei locali erotici e negli appartamenti ai sensi dell’articolo 14 della Legge sulla prostituzione, è stato riscontrato come le disposizioni vigenti risultino sostanzialmente rispettate». Il problema, dunque, va ricercato altrove, soprattutto negli appartamenti.

La guardia, ci viene assicurato, resta alta. «Il fenomeno è costantemente monitorato e, qualora emergano elementi indicativi di violazioni delle disposizioni vigenti, queste vengono segnalate alle competenti autorità di perseguimento penale». Inoltre, fa sapere il commissario, «la Polizia cantonale partecipa al gruppo di lavoro interdipartimentale, istituito dal Consiglio di Stato nel 2024, con l’obiettivo di monitorare il fenomeno della prostituzione, valutare l’efficacia delle normative vigenti e, se del caso, proporre eventuali modifiche legislative». Se emergessero fenomeni preoccupanti, quindi, il Cantone potrebbe anche decidere di rimettere mano alla legge del 2019.

Serve un allentamento?

A sollecitare un cambiamento è Primis, servizio di Zonaprotetta, secondo cui la normativa attualmente in vigore rappresenta un limite. «Poter lavorare regolarmente in un appartamento, oggi, non è affatto semplice», evidenzia la responsabile Vincenza Guarnaccia. «Per richiedere l’autorizzazione, la persona che esercita la professione deve andare alla TESEU con il proprietario dell’appartamento, che non deve però trovarsi in zona residenziale. Oltretutto, non possono essere autorizzati più di due appartamenti all’interno di uno stesso stabile e a esercitare la professione deve essere soltanto una persona».

Insomma, le regole sono piuttosto rigide e il risultato «è una zona grigia che rischia di aumentare l’illegalità, anziché limitarla». Ecco perché, secondo Guarnaccia «occorrerebbe trovare una soluzione che agevoli maggiormente il lavoro in appartamento. Addirittura, a nostro avviso bisognerebbe permettere a due persone di lavorare in uno stesso appartamento, anche per garantire più sicurezza». Aumentano le professioniste

Complicato, invece, è capire se la situazione ticinese – con il crescente ricorso agli appartamenti per l’esercizio della prostituzione - sia un unicum in Svizzera. «Ogni Cantone – spiega in proposito il commissario Calà Lesina - dispone di una propria regolamentazione in materia di prostituzione; ne consegue che eventuali confronti devono tenere conto anche di questo aspetto». Ciò che invece accomuna buona parte dei cantoni, aggiunge, «è la crescente mobilità delle persone che esercitano la prostituzione, caratterizzata da permanenze in un determinato luogo sempre più brevi». Ciononostante, secondo i dati della Polizia, il numero di professioniste del sesso è tornato a crescere. Nel 2024, si sono annunciate 352 nuove persone intenzionate a esercitare la prostituzione: erano state 284 nel 2023 e 219 nel 2022. «L’aumento delle notifiche, riscontrato anche nel 2025, è riconducibile sia alle disposizioni legali che impongono l’obbligo di annuncio per operare nel rispetto delle normative vigenti, sia alla già menzionata maggiore mobilità nel settore», conclude il commissario.