Ticino

Quando la stagione non vuole partire, e c’è già chi pensa al lavoro ridotto

L’assenza di precipitazioni e le temperature ballerine stanno mettendo in difficoltà diversi comprensori sciistici del cantone - L’affluenza è bassa e, in alcuni casi, il calo è netto - Tra i gestori inizia a serpeggiare una certa preoccupazione per l’andamento finanziario
© CdT/Chiara Zocchetti

Affluenza sotto la media pluriennale e lavoro ridotto. Per gli impianti di risalita ticinesi le cose non vanno benissimo. Anzi, per alcuni «la situazione inizia a farsi complicata». A Natale quasi tutti avevano posticipato l’apertura: «Siamo in balìa del meteo», dicevano. Chi correva ai ripari con mini aperture, chi semplicemente attendeva temperature più fredde per usare i cannoni. Oggi, la situazione non è migliorata, ad eccezione forse di Campo Blenio, dove «si cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno».

«Abbastanza soddisfatti»

«Negli ultimi giorni abbiamo sfruttato le basse temperature per produrre neve artificiale», spiega al CdT il direttore degli impianti, Denis Vanbianchi. «Nel complesso siamo abbastanza soddisfatti: durante le vacanze non abbiamo registrato i numeri che avremmo voluto, ma preferiamo guardare al bicchiere mezzo pieno». Intanto, da ieri - assieme al piattello e al tappeto mobile - è in funzione anche l’ancora. Sui numeri e l’affluenza, Vanbianchi spiega: «Ci sono state giornate con 500 primi passaggi; anche domenica scorsa c’è stato il pienone e, complessivamente, da inizio stagione abbiamo totalizzato circa 5.000 primi passaggi». In una stagione normale, con tutto il comprensorio aperto e innevato, Campo Blenio dovrebbe raggiungere i 7.000–8.000 primi passaggi. «Non è un disastro. C’è chi sta peggio. È evidente, però, che abbiamo potuto lavorare solo grazie alla neve programmata, che comporta costi supplementari. Produrre neve ha un prezzo, ma se vogliamo offrire qualcosa agli utenti questa è la strada necessaria», conclude Vanbianchi, ricordando che proprio in questi giorni sono presenti oltre cento bambini delle scuole elementari.

«Situazione impegnativa»

Più critica, invece, la situazione a Carì, dove al momento sono aperti unicamente due tappeti mobili, quello in paese e quello alla stazione intermedia della seggiovia. «Stiamo lavorando per aprire la parte alta, che finora è rimasta chiusa», spiega il direttore degli impianti di Nuova Carì, Ettore Schranz. «Compatibilmente con le temperature, siamo in fase di preparazione, ma manca ancora la neve». Come aveva già riferito a Natale, Schranz conferma di essere «in balìa del meteo, sia per le temperature per molto tempo troppo elevate e tuttora instabili, sia per le precipitazioni totalmente assenti». In termini di affluenza, la situazione è critica: si registra infatti «un netto calo» dei primi passaggi. «La scorsa stagione abbiamo totalizzato circa 30.000 primi passaggi; ora siamo fermi a qualche migliaio». Schranz non nasconde una certa preoccupazione: «Stiamo valutando la mancanza di entrate e analizzando i numeri». Al momento, il comprensorio non ha ancora richiesto il lavoro ridotto, ma non lo esclude: «Stiamo valutando se chiederlo. La situazione non è semplice e sta diventando impegnativa». Prima della chiusura della stagione - prevista per il 22 marzo - restano ancora diverse settimane: «Speriamo di poter aumentare i primi passaggi». Nel frattempo, la società cerca di integrare l’offerta con attività alternative, «come il laser game, mentre il ristorante registra un discreto successo. La destinazione – conclude Schranz – al momento viene infatti raggiunta comunque, anche a piedi.

«Ci basta un giorno»

Non va meglio al Nara dove finora i giorni di apertura si possono contare sulle dita di una mano. «Abbiamo potuto lavorare soltanto per pochi giorni, dal 30 dicembre all’Epifania», conferma Matteo Milani, presidente della Amici del Nara SA. Nonostante l’offerta fosse ridotta, l’afflusso di persone è stato buono: «È stato sufficiente aprire una seggiovia per richiamare tanti visitatori. Con il servizio ristorazione attivo, le passeggiate e qualche attività per i bambini, la gente è arrivata. Tutto ciò, malgrado gli impianti fossero quasi del tutto fermi. Quindi basterebbe un po’ di neve per fare il pienone». Non vuole perdere la speranza, insomma, Milani, che ribadisce come basti un solo giorno per riavviare tutto. «In otto ore lavorative possiamo essere pronti ad aprire; quindi attendiamo con fiducia la neve e cerchiamo di restare ottimisti, con l’auspicio che si possa lavorare bene da qui ai prossimi fine settimana». Nel frattempo, però, visto l’inizio di stagione più che negativo, il Consiglio di amministrazione non esclude di dover introdurre «misure di emergenza, fra le quali eventualmente anche la richiesta il lavoro ridotto», conclude Milani.

«Dobbiamo investire»

A Bosco Gurin, racconta invece Giovanni Frapolli, gli impianti restano chiusi in settimana per riaprire nel weekend. «Ormai, con le scuole che si spostano fuori Cantone, nei giorni feriali chiudiamo. Se arriverà la neve, nelle prossime settimane rivaluteremo la situazione. Durante il periodo natalizio, comunque, i primi passaggi sono stati 3.650, contro i mille dello scorso anno. Quindi, malgrado tutto, siamo contenti». In generale, Frapolli ribadisce però la centralità degli investimenti. «Dobbiamo smetterla di vendere fumo, di aspettare e sperare nel meteo. Al contrario, servirebbe un cambio di mentalità: capire che è giunto il momento di investire. Ed è quanto stiamo facendo a Bosco Gurin. Tra qualche mese, sarà pronto l’impianto solare e saremo in grado di essere più autonomi sulla gestione dei costi dell’energia. Se vogliamo che gli impianti in Ticino restino vivi, dobbiamo garantire l’accumulo di acqua in montagna e abbassare i costi dell’energia».

«Dimezzati»

Ad Airolo l’apertura degli impianti è ancora parziale, conferma il direttore Nicola Mona. «A causa delle scarse nevicate abbiamo aperto al pubblico con almeno dieci giorni di ritardo rispetto a quanto previsto inizialmente. Nel frattempo, abbiamo innevato, laddove possibile, con i cannoni». Al momento, prosegue Mona, è aperta unicamente la zona di Pesciüm; mentre Ravina, Sasso e la discesa a valle restano chiuse. Una situazione che si riflette inevitabilmente anche sull’affluenza e sugli incassi: «Con un comprensorio ridotto alla metà, anche i primi passaggi diminuiscono. A spanne possiamo immaginare che questi siano fermi a circa la metà rispetto a una stagione normale». Lo scorso anno, ricorda Mona, il comprensorio aveva potuto aprire interamente sin dall’inizio, favorendo affluenza ed entusiasmo. «Quest’anno, invece, la stagione stenta a decollare. Sappiamo che le due settimane di vacanza a Natale sono decisive: se mancano quelle, ne risente l’intera stagione». In quel periodo, i comprensori realizzano infatti tra il 20% e il 30% del fatturato annuale. «Stiamo valutando come proseguire e non escludiamo di richiedere il lavoro ridotto. È un’opzione che stiamo vagliando. La mancanza di neve ci ha penalizzato. Ora dobbiamo capire se ci sono le condizioni per presentare la domanda». Al momento, la chiusura della stagione ad Airolo è prevista il 29 marzo. «Se in quella data ci fosse neve sufficiente, potremmo decidere di prolungare l’apertura, visto che la settimana successiva è Pasqua». Nell’immediato, però, non resta che attendere nuove precipitazioni: «La neve non è molta, ma le condizioni sono buone; semplicemente gli impianti aperti sono pochi. Speriamo di poter aprire al più presto anche altre piste». Airolo-Lüina, invece, è completamente aperto e funziona a pieno regime, conclude Mona.