Quasi 50 mila migranti in 24 ore: Ceuta è al collasso

(Aggiornato) Il flusso ininterrotto di migranti dal Marocco verso Ceuta sta andando avanti anche nella giornata di oggi, dopo aver investito ieri la località - enclave spagnola e porta d'ingresso dell'Europa in Africa - che è finita rapidamente in ginocchio di fronte a quella che è stata definita una vera e propria «emergenza umanitaria e sociale». Le immagini diffuse nelle scorse ore hanno fatto in breve tempo il giro del mondo: centinaia di ragazzi fradici che raggiungevano a nuoto la riva e colonne umane lunghe chilometri sulle colline vicine. Un esodo che non accenna a diminuire, con il bilancio dei morti annegati che è purtroppo nuovamente salito arrivando a 34, fa sapere la Guardia Civil, e con quasi 50 mila persone che sarebbero riuscite a passare il valico. La capacità d’accoglienza dell’enclave è ormai al collasso e molti giovani hanno passato la scorsa notte nei parchi cittadini, sui prati o all'ingresso dei parcheggi pubblici, trasformando la città autonoma in un dormitorio a cielo aperto. Sarebbero infatti, stando alle agenzie di stampa, almeno 49.000 i migranti che sono riusciti ad attraversare la frontiera di Ceuta dal territorio marocchino nelle ultime 24 ore, secondo stime indicate da fonti ministeriali, nonostante il ministero dell'Interno spagnolo non abbia ancora confermato ufficialmente la cifra. Delle 49.000 persone, che equivalgono a oltre la metà della popolazione di Ceuta di 85.000 abitanti, almeno 7.000 sarebbero migranti minorenni e, pertanto, sottoposti alla tutela delle autorità della città autonoma.
L'appello e l'arrivo Sanchez
Le forze di sicurezza marocchine ieri non hanno neanche provato a fermare la valanga di uomini, donne e bambini, perfino persone disabili, che nel giro di poche ore - prima per mare, poi attraversando via terra la frontiera - hanno cambiato il volto di Ceuta. A lanciare per primo l'allarme - come riferito dalle agenzie di stampa - era stato il presidente dell'enclave, Juan Jesus Vivas, denunciando la pressione migratoria nell'ultima settimana con l'arrivo di 1.500-2.000 persone a nuoto, a un ritmo di 300 al giorno. «Siamo di fronte a un'assoluta emergenza umanitaria e sociale», ha ripetuto ieri il governatore, che ha chiesto a Madrid di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, di istituire un comando unico e rafforzare le forze di sicurezza con il dispiegamento dell'esercito a difesa della «sicurezza dei cittadini». Dopo aver mobilitato unità dell'esercito per far fronte all'emergenza, il presidente del Governo Pedro Sanchez è arrivato in mattinata nella città autonoma, accompagnato dal ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska. Un arrivo accompagnato da un folto gruppo di cittadini che ha protestato per la gestione della crisi migratoria.
«Una barriera fisica»
«Quanto accaduto a Ceuta è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna», le parole del premier spagnolo. Sanchez ha espresso «un rimprovero e una condanna al livello più energico possibile» degli arrivi in massa. «È deplorevole», ha aggiunto. Per il presidente del Governo, i responsabili dell'entrata in massa di migranti nell'enclave sono «le mafie». Quella in corso, ha detto, è «una delle maggiori crisi» vissute nel Paese, provocata da «una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza della Corte Suprema, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto». In attesa di stabilire se siano necessarie modifiche legislative, Sanchez ha assicurato che si stanno accelerando le pratiche di espulsione di quanti sono arrivati negli ultimi giorni a Ceuta e che il Governo ha chiesto alle autorità marittime di installare boe lungo i frangiflutti della frontiera per creare «una barriera fisica» agli arrivi di migranti via mare. L'Esecutivo, ha aggiunto, utilizzerà tutte le risorse per garantire la sicurezza dei ceuti, ristabilire la convivenza in un impegno per il presente e il futuro della località. «Recuperare al più presto la normalità a Ceuta», mantenere il coordinamento con il Marocco e rafforzare i dispositivi di controllo alla frontiera: sono le priorità indicate dal premier spagnolo, dopo la riunione di coordinamento sulla crisi migratoria, alla quale hanno partecipato anche il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska e il presidente della città autonoma, Juan Jesus Vivas. «È urgente recuperare quanto prima la normalità e non mettere a rischio la convivenza».
Scontri alle frontiere
Intanto, nelle prime ore della giornata di oggi, centinaia di persone hanno dato vita a violenti scontri lungo le frontiere tra il Marocco e le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla nel mezzo dei nuovi tentativi di ingresso dei migranti. A denunciarlo è l'Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh), secondo cui nella città marocchina di Fnideq (Castillejos), al confine con Ceuta, «gruppi di persone hanno tentato di forzare la recinzione di frontiera e lanciavano pietre contro le forze di sicurezza dispiegate nella zona». L'Amdh riferisce inoltre che «nei pressi del punto di frontiera di Beni Nsar, a Nador, si sono verificati violenti scontri tra le forze dell'ordine e centinaia di giovani, tra cui molti minorenni», che hanno cercato di entrare a Melilla «sia attraverso la barriera di recinzione di confine sia dal porto». La polizia marocchina ha arrestato circa 30 persone a seguito degli scontri, secondo quanto riportato da un corrispondente dell'agenzia AFP, e le forze dell'ordine hanno ripetutamente tentato di disperdere i migranti, utilizzando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.


