Quel «trilemma» irrisolvibile

Un equilibrio fragile e sottile in un mondo che cambia velocemente. È lo scenario che vede protagoniste energia e geopolitica. Due temi al centro della conferenza tenutasi martedì nella sede del gruppo Ceresio Investors a Lugano e organizzata dal Limes Club Como-Ticino. A confrontarsi sulla questione, analizzando anche l’evoluzione futura della filiera energetica, due esperti dei settori: Massimo Nicolazzi, senior advisor dell’Istituto Studi Politica Internazionale (ISPI), nonché membro del comitato scientifico della rivista Limes e Giovanni Leonardi, ex presidente del CdA dell’Azienda elettrica ticinese (AET) e già CEO di Alpiq SA. L’incontro è stato moderato da Oliviero Pesenti, ex presidente dell’Associazione industrie ticinesi (AITI) e membro del consiglio direttivo del Limes Club. Presente anche il presidente del Limes Club Como-Ticino Cesare Baj.
Fino a quando reggeremo?
L’energia è da sempre un tema legato a doppio filo alla geopolitica. Basti pensare alla corsa dei Paesi alle fonti energetiche, al loro collocamento e al transito lungo le rotte internazionali. L’attualità lo dimostra ogni giorno con lo Stretto di Hormuz, il cui blocco ha causato in tre mesi la perdita di un miliardo di barili di petrolio. «Per ora stiamo reggendo a questa situazione per due ragioni», spiega Nicolazzi. «In primo luogo la Cina ha di molto rallentato le proprie esportazioni attingendo alle scorte che aveva da parte, quindi rallentando la propria domanda. Anche noi in Europa abbiamo delle scorte ma le stiamo bruciando: negli ultimi due mesi abbiamo usato fondi per cento milioni di barili al mese». Quanto durerà questa situazione? Secondo gli analisti non moltissimo, «fino a luglio-agosto». Dopodiché, aggiunge Nicolazzi, o la situazione diventerà più flessibile, «o non ci resterà altro da fare che distruggere la domanda. Ma questo creerebbe profonde disuguaglianze, perché chi può permettersi di comprare il petrolio lo trova, ma ci sono Paesi che non avranno questa opzione. La crisi attuale ha quindi un potenziale di forte disordine sociale».
Compromessi e rinunce
Da un punto di vista industriale, ci si è dunque chiesti quali tecnologie saranno determinanti per un approvvigionamento affidabile, competitivo e sostenibile in un contesto di sempre crescente domanda energetica. «Siamo di fronte a un dilemma, o meglio, un ‘trilemma’ energetico», risponde Leonardi. «Si cerca sempre di trovare il compromesso tra tre poli: la sicurezza di approvvigionamento per le aziende, il fattore ecologia e la decarbonizzazione dei sistemi. Ma il terzo punto, che deve poi mettere in equilibrio gli altri due, è quello dei costi. Perché se vogliamo un approvvigionamento sicuro e costante con un prezzo basso dell’energia, probabilmente rinunceremo al fattore ecologico». Un meccanismo, aggiunge Leonardi, che c’è già in alcuni Paesi al di fuori dell’Europa. «Dipenderà tutto da questo equilibrio. Se vogliamo restare competitivi con i costi, dovremo cercare energie primarie che sono immagazzinabili: carbone, gas, nucleare, idroelettrico. Ma dovremo anche vedere di cosa la nostra società ha bisogno dal punto di vista pratico e quanto siamo disposti a pagare». Un ragionamento che ha anche messo in luce la questione importante del costo dell’energia e gli obiettivi di autonomia energetica.
Due soli e gli altri satelliti
In un’ottica di progressiva ridefinizione degli equilibri globali, come quella a cui stiamo assistendo, è importante pure chiedersi come stanno cambiando i rapporti di forza sull’asse internazionale. Secondo Nicolazzi, «si va progressivamente verso un sistema con due soli e un numero sparso di satelliti. La grandezza in questo caso conta», spiega riferendosi alle maggiori superpotenze: Stati Uniti e Cina. «Si rischia quindi di finire in una situazione dove i singoli Stati europei dovranno decidere se posizionarsi sulla Via della Seta o sulle rotte transatlantiche».
Verso la decarbonizzazione
«Fortunatamente in Europa non siamo barili-dipendenti, abbiamo ancora un buon mix di energie primarie», rassicura Leonardi. E proprio guardando al futuro si nota come molti Governi stiano investendo massicciamente nella transizione energetica. «Oltre il 75% delle fonti di energia consumate mondialmente sono fossili», rileva Nicolazzi. «Significa che fino a oggi l’investimento nelle rinnovabili ha coperto l’aumento della domanda senza intaccare lo zoccolo duro del consumo fossile. Ma credo che per il futuro dovremo puntare alla decarbonizzazione. Non ci si può rinunciare. Si tratta solo di capire quale sarà il percorso».
