Rette per le case anziani: «Presto un cambiamento»

Chi possiede una casa di proprietà, magari costruita negli anni a prezzo di grossi sacrifici, non deve essere penalizzato quando si trova a dover andare in casa anziani. Ne è convinto il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa che, come annunciato venerdì sera durante la trasmissione della RSI «Patti Chiari», è pronto a portare la questione in Governo. Il tema, del resto, è più che mai attuale, specialmente considerando l’invecchiamento della popolazione ticinese. La quota di persone over 80, da qui ai prossimi venticinque anni, dovrebbe raddoppiare. Sempre più persone, di riflesso, potrebbero dover far capo alle strutture di cura sul territorio. Già, ma a che prezzo? Perché, come evidenziato dagli stessi ospiti delle case per anziani, le rette - calcolate in base al reddito e alla sostanza della persona - sono spesso proibitive, specialmente per chi possiede una casa o un appartamento.
De Rosa ha però annunciato che il sistema potrebbe essere presto riformato, con un duplice obiettivo. Da un lato, il processo amministrativo sarà snellito e il calcolo - «che è molto complesso e veramente molto macchinoso» - facilitato. Dall’altro, la riforma permetterà di «procedere con lo sgravio della sostanza immobiliare». In pratica, quindi, nel calcolo della sostanza non verrà più considerata la sostanza immobiliare, «anche per riconoscere lo sforzo e il sacrificio che hanno fatto molti dei nostri anziani nel mettere da parte dei risparmi per costruire la propria casa primaria», ha sottolineato De Rosa. Lo sgravio riguarderà in particolare le persone per le quali la sostanza immobiliare incide oggi in modo significativo sul calcolo della retta, e secondo stime preliminari fornite dal direttore del DSS potrebbe interessare una quota rilevante degli ospiti delle 65 strutture presenti in Ticino.
Meno burocrazia e incertezza
«Oggi - ricorda il direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano, Paolo Nodari - il sistema è molto complicato: la sostanza immobiliare incide parecchio, venendo presa in considerazione in modo simile alla sostanza liquida ai fini del calcolo della retta». Non solo. Per stabilire l’ammontare della retta, vengono richiesti diversi documenti, andando molto indietro negli anni. «Tutto ciò fa sì che per effettuare il calcolo siano necessari talvolta mesi, non settimane. Questa incertezza rappresenta un grosso disagio, tanto per gli anziani ospitati nelle strutture quanto per i loro familiari, che non sanno esattamente quanto dovranno pagare».
Con la proposta sul tavolo, invece, anche la burocrazia dovrebbe essere snellita. «Secondo quanto ci è stato illustrato dai rappresentanti dell’Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio, il nuovo modello prevede innanzitutto un sistema di calcolo delle rette più semplice e trasparente», spiega Nodari. Come detto, non verrebbe più considerata la sostanza immobiliare (la casa), ma ci si baserebbe unicamente sui redditi e sulla sostanza mobiliare (la liquidità). Oltretutto, evidenzia, ci si riferirebbe a dati fiscali molto più recenti: «Il calcolo si baserebbe sull’ultima decisione di tassazione cresciuta in giudicato, e questo faciliterebbe non poco il lavoro sia per gli anziani che per gli istituti, permettendo di arrivare al calcolo della retta in tempi più rapidi».
L’operazione, è stato comunque chiarito da De Rosa, sarà finanziariamente neutra per i Comuni e il Cantone, perché se alcuni proprietari di casa pagheranno meno, altre persone saranno chiamate a contribuire di più. «Si tratta di una ridistribuzione», dice Nodari. «Con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e, soprattutto, più equità. Finora, infatti, la presenza di una casa di proprietà ha avuto un peso rilevante nel calcolo della capacità economica. Al contrario, da quanto vediamo tutti i giorni, il disagio è enormemente diffuso. Ci sono anziani che hanno una proprietà immobiliare, ma non hanno liquidità sufficiente. In alcuni casi, per onorare i pagamenti, si vedono costretti a vendere la casa o a chiedere aiuto economico ai figli». Insomma, la situazione attuale è per molti anziani complicata, e rappresenta una grossa fonte di preoccupazione. «Bene, quindi, il cambiamento prospettato da questa riforma, anche se ci vorrà del tempo». L’entrata in vigore, spiega Nodari, prevede un periodo transitorio. «Chi sarà chiamato a pagare di più in futuro non deve allarmarsi: l’adeguamento non sarà immediato e verrà applicata la regolamentazione più favorevole alla persona. Oltretutto, ogni anno è possibile chiedere una revisione del calcolo. Perciò, a fronte di una diminuzione della sostanza, anche la retta subirà un ribasso».
Il nodo dei tetti massimi
Irrisolto, invece, rimarrà il nodo della retta massima. Oggi, l’importo minimo è fissato per tutti a 84 franchi al giorno. Al contrario, quello massimo varia da istituto a istituto. E, come si evince dalle tabelle pubblicate sul sito del Cantone, per il 2025 si va da un minimo di 127 franchi al giorno a un massimo di 238. «Questa è un’altra nota dolente e un ulteriore elemento di incertezza per gli anziani», commenta Nodari. «Sapere che è sufficiente spostarsi in un Comune vicino per pagare centinaia di franchi in più o in meno al mese ha un impatto notevole e solleva interrogativi sul piano dell’equità». Così come esiste una retta minima uniforme, secondo Nodari sarebbe quindi utile aprire una riflessione su una maggiore armonizzazione delle rette massime. «Una maggiore chiarezza e prevedibilità aiuterebbero le persone a orientarsi meglio».
