L'analisi

Spagna campione del mondo 2026: il trionfo della Roja che domina calcio maschile e femminile

Dall'1-0 sull'Argentina ai 16 trofei in appena cinque anni: ecco come le Furie Rosse sono diventate una macchina vincente del calcio mondiale
©Jacquelyn Martin
Marcello Pelizzari
20.07.2026 10:30

L'Europeo, due anni fa. Il Mondiale domenica, dopo l'1-0 che ha condannato un'Argentina troppo brutta e rinunciataria per poter ambire al trono. Ha vinto la Spagna, ha vinto il calcio allargando il discorso. Perché, nel cammino delle Furie Rosse, tutti hanno visto metodo e qualità. Tant'è che il paragone con gli invincibili, la squadra che vinse due Campionati d'Europa e una Coppa del Mondo fra il 2008 e il 2012, è tutto fuorché una bestemmia. Ma c'è di più, in realtà. Molto di più: quest'ultimo successo rientra nel solco di un cammino straordinario che, oltre alla nazionale maggiore maschile, coinvolge (sempre di più) anche quella femminile.

La prima nazione a vincere tutto

La Spagna, giova ricordarlo, è la prima nazione a detenere contemporaneamente il titolo mondiale maschile e femminile. Nel 2023, la Roja superò l'Inghilterra nella finale di Sydney. E ancora: la nazionale maschile ha messo le mani sulla Nations League nel 2023 e sull'oro olimpico nel 2024, mentre quella femminile ha conquistato due Nations League fra 2024 e 2025. Comprendendo le giovanili, la Spagna ha vinto ben 16 trofei a livello europeo e mondiale dall'Under 17 al livello senior. «Un vero dominio» per dirla con Guillem Balague, giornalista ed esperto di calcio spagnolo, intervistato dalla BBC. «È come una tempesta perfetta. Dal punto di vista culturale, facciamo le cose in un certo modo. Tutti ci credono. La cosa importante è che non ci fermiamo. Questo è un altro Everest, perché la nazionale maschile aveva vinto il Mondiale nel 2010 due anni dopo aver vinto l'Europeo. Ora, ci siamo riusciti di nuovo».

La scommessa de la Fuente: un rischio calcolato

Quel «facciamo le cose in un certo modo» spiega, se vogliamo, la scelta di nominare Luis de la Fuente alla testa della nazionale maschile nel dicembre del 2022. Nessuno, forse, si sarebbe aspettato un filotto del genere: Nations League, Europeo e Mondiale. Soprattutto perché la Spagna veniva da un'eliminazione, brutta, da Qatar 2022 e, dopo Luis Enrique, tanti avrebbero preferito il nome di grido. E invece, la Federazione ha puntato su, citiamo ancora Balague, «un tizio che comprendeva lo stile e il sistema». Un rischio, considerando che de la Fuente non aveva mai allenato un grande club. Ma calcolato: de la Fuente aveva trascorso quindici anni fra serie minori, ruoli nei settori giovanili e posizioni da vice-allenatore prima di assumere la guida di varie selezioni Under spagnole. E la chiave, in fondo, era ed è proprio questa: il commissario tecnico conosceva questa nidiata sin dal principio. Il titolo mondiale, insomma, nasce da lontano. Molto lontano. Dalla calma e dalla pazienza con cui de la Fuente, negli anni, ha costruito, citiamo l'ex centrocampista della Roja Juan Mata, sempre intervistato dalla BBC, «una squadra per il presente, ma per il futuro».

L'epoca d'oro del calcio femminile spagnolo

Nel frattempo, il calcio femminile in Spagna sta vivendo un'epoca d'oro. Il Mondiale del 2023, pensate, è arrivato alla terza partecipazione della Roja. L'esordio risale solo al 2015. Così diceva, nel 2024, l'ex giocatrice Maria Garrido, oggi giornalista: «I cambiamenti nel calcio femminile in Spagna sono stati particolarmente significativi». E ancora: «Dieci anni fa, quando giocavo per il Barcellona, non esisteva una Masia (la celebre accademia del club catalano, ndr) per le ragazze. Ci pagavamo le spese di trasporto, i nostri genitori ci accompagnavano agli allenamenti e non guadagnavamo alcun soldo. Ma negli ultimi anni la situazione è migliorata enormemente. C'è stata una spinta considerevole per promuovere il calcio femminile, con la creazione di più categorie giovanili, strutture e condizioni migliori e la fondazione di un'accademia calcistica dedicata alle ragazze. Questa trasformazione non solo ha rivoluzionato lo sport, ma ha anche accresciuto il rispetto per il calcio femminile in Spagna».

Yamal, Cubarsi e un futuro già scritto

Il futuro della Spagna appare luminoso, per dirla con la BBC. Lamine Yamal e Pau Cubarsi, volendo sintetizzare al massimo il senso e la portata di questo trionfo, hanno conquistato la loro prima Coppa del Mondo ad appena 19 anni. Vicky Lopez, che gioca nella nazionale femminile, alla stessa età ha già vinto tre Champions League con il Barcellona. L'attaccante Salma Paralluelo, per contro, ha rappresentato il suo Paese più di 50 volte prima dei 23 anni.

Non finisce qui: Yamal è diventato il terzo giocatore più giovane a disputare una finale di Coppa del Mondo, dopo il leggendario Pelé nel 1958, a 17 anni e 249 giorni, e l'italiano Giuseppe Bergomi nel 1982, a 18 anni e 201 giorni. Con Cubarsi in campo dal primo minuto domenica, all'età di 19 anni e 178 giorni, la Spagna è però stata la prima squadra a schierare due adolescenti in un'unica finale di Coppa del Mondo. «La Spagna ha un modo di giocare che nessuno al mondo ha dimostrato di poter anche solo avvicinare» ha detto a BBC Sport l'ex portiere dell'Inghilterra Joe Hart dopo la vittoria sull'Argentina. «Hanno subito appena 10 tiri in porta contro in tutto il torneo».

Intervenuto a Fox Sports, il francese Thierry Henry ha ipotizzato un dominio totale della Roja da qui ai prossimi anni: «La Spagna non era abituata a vincere in questo modo. E ora vince a ogni livello».

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