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Ieri pomeriggio il consigliere federale Parmelin ha incontrato Donald Trump dopo l'intervento tenuto dal presidente statunitense al WEF: «Discussioni cortesi ma ferme»– TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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13:24
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A Davos, Kushner mostra le mappe per la «nuova Gaza»
Il genero di Donald Trump Jared Kushner, nel suo intervento a Davos (GR) in occasione della firma del Board of Peace, ha svelato il «piano generale» per il futuro di Gaza, mostrando una mappa dove sono segnate le aree abitate e le infrastrutture nella Striscia.
Lo riportano i media internazionali. Il progetto, afferma Kushner, sarà realizzato in fasi, tra cui «alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti» anche per il turismo costiero. «C'è un piano generale. Lo costruiscono in tre anni», ha detto Kushner mostrando diapositive della 'Nuova Gaza' con grattacieli avveniristici sul lungomare della Striscia.
13:14
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Accordo USA-Svizzera, negoziati a Berna «il prima possibile»
Il primo ciclo di negoziati sull'accordo relativo ai dazi tra gli Stati Uniti e la Svizzera avrà luogo a Berna «il prima possibile», ha dichiarato il presidente della Confederazione Guy Parmelin al termine delle discussioni a margine del Forum economico mondiale (WEF) di Davos. «Il primo ciclo di negoziati a livello tecnico si terrà a Berna appena possibile», ha scritto oggi su X il consigliere federale, che in mattinata si è intrattenuto con il rappresentante statunitense per il commercio a margine del WEF. A tal proposito Parmelin ha detto che la discussione è stata «molto costruttiva». All'incontro era presente anche la direttrice della segreteria di Stato dell'economia (SECO) Helene Budliger Artieda.
La questione dazi
Ieri Parmelin aveva dichiarato ai media che sarebbe stato presto organizzato un incontro con Greer, in cui si sarebbero discusse le modalità dei negoziati. Tra le altre cose, si sarebbe parlato del luogo e della frequenza degli incontri. L'accordo che si sta cercando di raggiungere dovrebbe porre fine alla disputa doganale tra Berna e Washington. In agosto, gli Stati Uniti hanno imposto un dazio fino al 39% sui prodotti svizzeri. Dopo mesi di negoziati, a novembre, la tariffa doganale è stata ridotta al 15%. Ora, entro il 31 marzo, si dovrebbe arrivare a un accordo giuridicamente vincolante.
La bilancia commerciale
Ieri pomeriggio Parmelin ha incontrato Trump dopo l'intervento tenuto dal presidente statunitense al WEF: nelle discussioni - descritte dal consigliere federale come «cortesi ma ferme» - la bilancia commerciale tra la Svizzera e gli Stati Uniti è stata uno dei temi trattati.
12:13
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Davos, l'appello dall'Ucraina: «investite ora, non aspettate la pace»
A Davos (GR) mentre la presenza del presidente americano Donald Trump monopolizza il Forum economico mondiale (WEF) l'Ucraina lancia un appello urgente e controcorrente: investire ora, non dopo la guerra. Anna Derevyanko, direttrice della European Business Association (EBA), un'associazione ucraina di imprese, è in missione al WEF per convincere le aziende a scommettere su un paese sotto i bombardamenti.
«L'economia ucraina continua a funzionare: siamo esausti, ma non ci arrendiamo», afferma in un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten, tracciando un quadro di radicale resilienza forzata, dove la carenza di energia e personale batte la corruzione nelle preoccupazioni delle imprese.
«Il discorso di Trump non ha portato nulla di nuovo, è stato molto prevedibile: noi aspettiamo», commenta. «La guerra russa in Ucraina è una questione urgente che richiede immediata attenzione. Non credo che Trump al momento possa semplicemente distoglierne lo sguardo».
L'arrivo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Davos potrebbe aiutare a far tornare l'est europeo al centro dello sguardo del mondo. «Percepiamo che l'attenzione per l'Ucraina sta scivolando in basso nell'agenda: altre regioni si fanno avanti e a causa di Trump e in questo momento tutti parlano solo della Groenlandia».
Malgrado tutto la missione a Davos è chiara. «Siamo qui per costruire ora i contatti per il periodo post-bellico: chi aspetta che tutto sia sicuro, arriva troppo tardi». La 48enne ammette comunque che il principale ostacolo agli investimenti è la totale imprevedibilità. «Ci avviciniamo al quinto anno di guerra e nessuno può dire quando finirà. Gli investitori hanno bisogno di sicurezza, sia fisica che tramite garanzie statali. Se investi miliardi, devi sapere se la fabbrica domani ci sarà ancora. Attualmente non possiamo garantirlo».
I recenti scandali di corruzione non fanno bene, ma l'operatrice invita a un'analisi realistica. «Di certo non ci sono d'aiuto. Ma bisogna vedere la cosa in modo spassionato: l'economia spesso aggira lo stato per evitare proprio questi problemi, anche in altri paesi. È importante come lo stato reagisce alla corruzione scoperta e lì sta succedendo qualcosa. E, francamente: per le aziende in Ucraina oggi le interruzioni di corrente e la carenza di manodopera sono problemi di gran lunga più gravi della corruzione. Queste preoccupazioni esistenziali pesano di più».
La situazione energetica e demografica è infatti drammatica. «L'80% dei nostri membri soffre di interruzioni di elettricità. I generatori aiutano, ma se la corrente manca per 20 ore nessuna fabbrica può produrre. Per quanto riguarda il personale, il 95% delle ditte segnala una carenza. Molti uomini sono stati mobilitati, molti uccisi. Altri sono fuggiti».
La risposta delle imprese è una lezione di resilienza forzata: «Sostituiamo, dove possibile, le persone con la tecnologia. Digitalizziamo i processi e utilizziamo l'intelligenza artificiale (IA) ovunque possibile, semplicemente perché ci mancano le braccia. Chi è ancora qui viene trattenuto con salari più alti e un focus sulla sicurezza e la salute mentale. Questa è la lezione che il mondo può imparare da noi: resilienza radicale. Quando cadono i razzi, si impara più in fretta. Perché per l'Ucraina non c'è altra strada. Per noi significa andare avanti o smettere di esistere. Vale sul campo di battaglia così come nelle aziende e per la società nel suo insieme».
La dipendenza dalle decisioni di una singola persona come Trump è fonte di frustrazione. «Non a volte, sempre! Ci siamo abituati alla frustrazione permanente. Ma bisogna distinguere: militarmente dipendiamo dagli Usa, economicamente invece siamo sulla stessa barca dell'Europa: e anche davanti all'Europa ci sono grandi compiti. Dobbiamo spezzare questa dipendenza, non abbiamo scelta: o cambiamo o moriamo».
Alla Svizzera, Derevyanko rivolge una richiesta precisa. «Al governo: estenda le assicurazioni sui rischi anche ai nuovi investitori elvetici, non solo a quelli che sono già da noi. Questo dà alla vostra economia un vantaggio competitivo. Alle aziende: utilizzate il tempo adesso. Costruite contatti. Non aspettate condizioni perfette in Ucraina, altrimenti perderete l'opportunità di entrare».
Le opportunità, nonostante tutto, esistono. «Energia, farmaceutica, infrastrutture e, naturalmente, tecnologia militare, questo settore sta esplodendo in questo momento. E non dimenticate l'IA. Il rischio è alto, ma lo sono anche le possibilità di guadagno». La forza dell'Ucraina sta proprio in tale resilienza testata sul campo: «Sono tempi incerti per il mondo. Nessun paese ha la garanzia di poter operare domani secondo le regole di ieri. È più conveniente investire ora nella resilienza e imparare dall'Ucraina, che pagare dopo per l'omissione», conclude.
12:09
12:09
Trump firma la carta fondatrice del Consiglio per la Pace di Gaza
Donald Trump ha firmato oggi al WEF di Davos (GR) l'atto di creazione del Consiglio per la Pace (Board of Peace), insieme alla ventina di leader che hanno partecipato alla cerimonia. Tra di loro non figura nessuno degli alleati tradizionali degli Stati Uniti.
Tra i presenti Viktor Orban, l'unico leader dell'Unione europea, e il presidente dell'Argentina, Javier Milei, entrambi alleati di ferro di Trump. Tra i firmatari anche la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. «La carta è ora pienamente in vigore e il Consiglio per la Pace è ora ufficialmente un'organizzazione internazionale», ha detto Trump.
«È una giornata entusiasmante, tutti vogliono farne parte», ha affermato il presidente statunitense, nonostante diversi Paesi abbiano rifiutato l'invito a partecipare a quello che molti hanno già soprannominato «l'Onu privata» del tycoon. Trump ha però assicurato che l'organismo lavorerà «in coordinamento» con le Nazioni Unite.
Durante la cerimonia di creazione del Consiglio per la Pace, Trump ha sostenuto che «ora abbiamo la pace in Medio Oriente» e ha ribadito di aver messo fine a sette guerre, aggiungendo che «un'altra finirà molto presto», riferendosi all'Ucraina. Ha inoltre sottolineato che nei colloqui di pace «si stanno facendo molti progressi».
«Oggi forniremo maggiori dettagli sul Consiglio per la Pace: ha l'opportunità di diventare uno degli organismi più importanti mai creati e lo prendo molto sul serio. Tutti vogliono farne parte: ci sono Paesi qui presenti, sono tutti miei amici; alcuni mi piacciono, altri no, ma quelli che sono qui mi piacciono tutti. Sono grandi leader, grandi personalità», ha dichiarato Trump durante la cerimonia.
Il presidente statunitense si è detto «veramente onorato» della presenza dei leader sul palco e ha ringraziato in particolare l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro del comitato esecutivo, nonostante il Regno Unito abbia declinato la partecipazione al Consiglio.
Sono 20 al momento i Paesi che hanno accettato di entrare nel Board of peace, secondo una lista diffusa dai media americani. Si tratta di Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Restano quindi fuori quasi tutti i Paesi dell'Ue, dall'Italia, alla Germania, alla Francia, e poi anche Norvegia e Regno Unito.
11:34
11:34
Trump attacca Keller-Sutter, ma per la ministra «non è personale»
11:02
11:02
Cassis: «Questa edizione del WEF dimostra che siamo in una nuova era»
L'edizione di quest'anno del Forum economico mondiale (WEF) dimostra che il mondo è entrato in una nuova era. Lo ha dichiarato oggi a Davos (GR), dalla House of Switzerland, il consigliere federale Ignazio Cassis.
Il «ministro» degli esteri ha messo in evidenza come la situazione mondiale abbia portato a una maggiore necessità di dialogo fra gli attori globali. Il tutto osservando anche altri punti di vista, magari di Paesi africani e asiatici, che hanno tutt'altre filosofie di quelle del mondo occidentale e che a volte mettono in evidenza la doppia morale di quest'ultimo. Un tale confronto fa bene.
I numerosi conflitti, la Groenlandia, i rapporti fra Cina e Stati Uniti, sono tutti argomenti importantissimi che ci fanno capire che siamo entrati in una nuova era, ha detto il ticinese. In questa era stiamo cercando un'interpretazione, di cosa stiamo parlando esattamente? Che obiettivi perseguiamo? «Tutto ciò l'ho percepito in maniera drammatico nell'edizione di quest'anno» del WEF, che ha attirato un numero incredibile di partecipanti.
Dobbiamo anche ammettere - ha continuato il consigliere federale - che molto rimane poco chiaro. Non possiamo far finta di aver capito tutto, c'è un continuo movimento, fatto tipico appunto di una nuova era, di un nuovo mondo. La Confederazione dovrà partecipare e dire la sua su come plasmare questa nuova realtà, ha affermato.
Rispondendo a una domanda sulle critiche mosse ieri da Donald Trump nei confronti di Karin Keller-Sutter, Cassis ha spiegato che nel successivo incontro con il presidente statunitense si è parlato dei rapporti bilaterali e non si sono fatti commenti su quanto detto. Anche questo - ha detto - fa parte della nuova era, in cui forse non valgono più le stesse regole di prima. «A volte non bisogna fermarsi a guardare troppo i dettagli» e continuare a lavorare. Un discorso simile può essere tra l'altro fatto con l'approccio dello stesso Trump sulla Groenlandia, ha affermato.
Riguardo all'approccio della Svizzera sul Board of peace, Cassis ha sottolineato che ci sono diversi dettagli ancora ambigui. Il tutto va quindi chiarito prima che la Confederazione possa dire la propria opinione. Quel che è certo - ha ricordato - è che la Svizzera lavora sempre per la pace.
Più in generale, Cassis ha messo in evidenza l'importanza degli Stati Uniti per la sicurezza globale, anche per quel che riguarda il conflitto in Ucraina.
Avendo quest'anno la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), la Confederazione è particolarmente implicata in queste tematiche. Proprio in questa veste ufficiale, Cassis ha in programma viaggi a Kiev, Mosca e Washington, se la situazione lo permetterà. Visto che molto dipende dall'evoluzione delle cose, non sono ancora in agenda date ufficiali.
10:50
10:50
Due morti per il maltempo in Grecia, il primo ministro rinuncia al WEF
L'ondata di maltempo che ha colpito con violenti temporali gran parte della Grecia ieri, causando la morte di due persone e costringendo le autorità a sospendere le attività scolastiche, si sta spostando verso est in direzione delle isole del Mar Egeo, dove sono previsti forti venti e burrasca.
Le isole dell'Egeo settentrionale sono state dichiarate in stato di allerta. Anche le isole del Dodecaneso, le Cicladi e la parte orientale di Creta saranno interessate, secondo le previsioni, dal maltempo. Ieri pomeriggio, un ufficiale della guardia costiera di 53 anni è morto dopo essere stato scaraventato in acqua nel porto di Paralio Astros, nel Peloponneso orientale. L'uomo stava pattugliando il porto per avvisare i pescatori dell'emergenza del maltempo.
Una seconda vittima si è registrata nel sobborgo meridionale ateniese di Glyfada, dove una donna è stata travolta dall'acqua caduta con le forti piogge ed è annegata. Lo riporta Kathimerini. Tre case costruite lungo il letto di un torrente nel vicino sobborgo ateniese di Agios Dimitrios sono state evacuate durante l'emergenza, mentre i vigili del fuoco hanno ricevuto decine di chiamate di intervento per allagamenti nelle case nella zona sud e ovest di Atene.
A seguito del maltempo il primo ministro ellenico Kyriakos Mitsotakis ha annullato il suo viaggio per partecipare oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). Stando a quanto riporta Kathimerini, Mitsotakis si recherà comunque oggi a Bruxelles per un incontro informale dei leader dell'Unione europea.
10:47
10:47
Alle 13:00 l'incontro tra Trump e Zelensky a Davos
Volodymyr Zelensky è arrivato in Svizzera per partecipare al WEF di Davos (GR), dove avrà un incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump alle 13:00. Lo ha riferito il portavoce del presidente ucraino, Serhiy Nikiforov, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Ukrinform.
Il programma della visita include anche un discorso di Zelensky al Forum economico mondiale (WEF), previsto alle 14:30, nonché la partecipazione a una sessione del panel del «Consiglio consultivo internazionale per la ripresa dell'Ucraina». Nell'ambito dell'evento, Volodymyr Zelensky incontrerà i rappresentanti delle aziende energetiche.
In base a quanto ha quotidiano britannico Financial Times, Zelensky avrebbe voluto firmare a Davos un «piano di prosperità» da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa. Al momento non sarebbe però prevista alcuna firma ufficiale, con la questione della Groenlandia e quella del «Consiglio di Pace» ancora in sospeso.
Un altro fattore che avrebbe portato alla decisione di non procedere con il piano per Kiev sarebbe il rifiuto della Russia, finora, di dare disponibilità ad accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa, scrive il quotidiano.
A tal proposito, oggi l'inviato del presidente Donald Trump Steve Witkoff si recherà a Mosca con il genero del leader statunitense Jared Kushner. Come riferito dallo stesso Witkoff in data odierna a Davos, «i colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina hanno fatto »molti progressi« e si sono »ridotti a un'unica questione« tra Kiev e Mosca».
10:46
10:46
Merz: «Sulla Groenlandia passi nella giusta direzione»
«Qualsiasi minaccia di impadronirsi di territori europei con la forza sarebbe inaccettabile. Anche nuovi dazi minaccerebbero le fondazioni delle relazioni transatlantiche e se fossero adottati la risposta dell'Europa sarebbe unita, calma, misurata e ferma».
Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz nel suo special address a Davos (GR), dopo lo scontro con gli Usa sulla Groenlandia su cui «si stanno facendo passi nella giusti direzione: accolgo con favore le dichiarazioni di Trump della scorsa notte».
«Siamo entrati in un mondo di grandi potenze» il che rappresenta «una seria minaccia». «Le fondamenta» dell'«ordine internazionale degli ultimi tre decenni, ancorato al diritto internazionale, sono scosse», ha aggiunto Merz al Forum economico mondiale (WEF), osservando che «il vecchio ordine mondiale si sta disfacendo a un ritmo mozzafiato».
Merz ha indicato che non si deve accettare passivamente questa nuova realtà, perché «possiamo scegliere» e i partner con valori simili devono stare insieme.
09:31
09:31
Zelensky in viaggio per Davos
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è in viaggio per Davos. Lo ha indicato il suo consigliere Dmytro Lytvyn, senza fornire dettagli su un possibile incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump. Ieri, lo stesso Trump aveva annunciato che avrebbe incontrato oggi il leader ucraino.
Secondo il quotidiano britannico Financial Times, Zelensky avrà un incontro con Trump intorno alle 13.00. L'attesa per Zelensky era firmare un "piano di prosperità" da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa.
Al momento non sarebbe però prevista alcuna firma ufficiale, con la questione della Groenlandia e quella del "Consiglio di Pace" ancora in sospeso. Un altro fattore che avrebbe portato alla decisione di non procedere con il piano per Kiev sarebbe il rifiuto della Russia, finora, di dare disponibilità ad accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa, scrive il quotidiano.
08:21
08:21
La Danimarca è pronta a dialogo, «ma nel rispetto dell'integrità territoriale»
La Danimarca desidera perseguire «un dialogo costruttivo con i suoi alleati» sulla sicurezza della Groenlandia e dell'Artico, ma nel rispetto della sua «integrità territoriale». Lo ha detto la prima ministra danese Mette Frederiksen.
«Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità. Sono stato informata che non è stato così», ha dichiarato la premier in una dichiarazione, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
La questione della sovranità non è stata sollevata, ha confermato, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo con il segretario Generale della Nato Mark Rutte. Anche il capo della Nato ha affermato che il tema della sovranità della Groenlandia non era stato discusso durante i colloqui con Trump.
La prima ministra danese ha sottolineato di aver «coordinato i suoi sforzi» con il governo groenlandese durante tutto il processo di discussione. «Abbiamo mantenuto uno stretto dialogo con la Nato e io stessa ho parlato regolarmente con il segretario generale della Nato Mark Rutte, in particolare prima e dopo il suo incontro con il presidente Trump a Davos», ha spiegato. «Il Regno di Danimarca desidera continuare un dialogo costruttivo con i suoi alleati sulle modalità per rafforzare la sicurezza nell'Artico, incluso il Golden Dome statunitense, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale», ha ribadito.
08:00
08:00
Cosa prevede l'accordo raggiunto sulla Groenlandia
L'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Usa potrebbero costruire basi militari.
Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico.
L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte, che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.
Lo stesso Rutte ha detto però all'Afp che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che ci sia stato un incontro molto positivo», ha comunque commentato l'olandese ieri sera dal Forum economico mondiale di Davos (GR).
Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, Rutte ha risposto che l'argomento «non è stato discusso» con Trump. «È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto.
Dal canto suo, la Casa Bianca ha confermato che i dettagli dell'accordo quadro devono ancora essere definiti «da tutte le parti coinvolte» e che verranno resi noti in seguito.
«Se questo accordo andrà in porto, e il presidente è molto fiducioso che accadrà, gli Stati Uniti raggiungeranno tutti i loro obiettivi strategici in relazione alla Groenlandia, a costi molto contenuti e per sempre», ha affermato la portavoce Karoline Leavitt.
07:43
07:43
Oggi il debutto del nuovo «Consiglio di Pace» di Trump
Il presidente statunitense Donald Trump sarà di nuovo il protagonista della giornata al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). Oggi si terrà la prima riunione del suo «Consiglio di Pace», con la partecipazione di almeno una decina fra capi di Stato e ministri.
Alla seduta sono attesi ad esempio il presidente argentino Javier Milei, quello azero Ilham Aliyev e quella kosovara Vjosa Osmani. Per gli USA, saranno presenti anche il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.
Il consiglio, inizialmente concepito per promuovere il piano di pace a Gaza, negli ultimi giorni ha assunto l'aspetto di un concorrente privato delle Nazioni Unite nella risoluzione dei conflitti in tutto il mondo. Dallo scorso fine settimana, diverse decine di Paesi hanno indicato di aver ricevuto inviti a partecipare, tra cui Svizzera, Francia, Germania, Canada, Russia e Cina. La Confederazione sta ancora valutando la questione e per ora non vi prenderà parte, mentre dall'Eliseo, come ad esempio da Svezia e Norvegia, è già giunto un no.
L'incontro avviene mentre Trump sta esercitando pressioni sull'Europa per ottenere la Groenlandia. Ha ribadito le sue intenzioni ieri da Davos durante un lungo e attesissimo discorso, prima di annunciare sul suo social, Truth, che avrebbe ritirato le minacce di nuovi dazi contro otto Paesi europei se il territorio autonomo danese non gli fosse stato ceduto.
L'inquilino della Casa Bianca ha pure rilasciato dichiarazioni sulla Svizzera, che hanno sollevato preoccupazioni riguardo a un ritorno di dazi elevati. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, che ieri si è brevemente intrattenuto con il tycoon, si è tuttavia detto ottimista sul fatto che le tariffe resteranno al 15%, come negoziato a novembre.
Parmelin e il ministro degli esteri Ignazio Cassis stileranno un bilancio della settimana nella giornata odierna. Nel programma ufficiale di oggi del WEF figurano gli interventi di ospiti quali il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente israeliano Isaac Herzog, mentre non si accenna al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cui potenziale arrivo nei Grigioni resta pertanto avvolto nel mistero.
06:22
06:22
Il punto alle 6.00
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha affermato che la questione della sovranità della Groenlandia non è stata sollevata durante il suo faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, ha risposto che l'argomento «non è stato discusso con il presidente».
«È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto Rutte.
Non solo. Rutte, ha dichiarato all'AFP che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che stasera ci sia stato un incontro molto positivo. Ma c'è ancora molto lavoro da fare», ha dichiarato Rutte al World Economic Forum di Davos.
Rimanendo sul tema, secondo quanto emerso nelle scorse ore, l'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Stati Uniti potrebbero costruire basi militari. Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico. L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.
