Svizzera

Caso F-35, «nessuno vende a prezzo fisso una cucina consegnata fra cinque anni»

La Commissione della gestione ha demolito l'argomento con cui il DDPS difese l'acquisto dei caccia – Amherd tace, il Consiglio federale risponderà entro dicembre
©ANTHONY ANEX
Red. Online
13.09.2026 14:30

C'è un momento chiave nello scandalo F-35, scrive la SonntagsZeitung. Poco prima del Natale 2024, leggiamo, il Dipartimento federale della difesa (DDPS) riceve dagli Stati Uniti un cosiddetto non-paper, un documento diplomatico informale che serve a saggiare reazioni. Gli americani vi scrivono che nell'affare F-35 «potrebbero verificarsi costi supplementari», e che anche il governo statunitense dovrà pagare di più per i jet. È quanto rivela la Commissione della gestione del Consiglio nazionale (CdG) nel rapporto pubblicato questa settimana.

Poi, dopo Capodanno, arriva il botto. L'8 gennaio Darko Savic presenta le dimissioni: all'epoca dirige presso Armasuisse il programma Air 2030, di cui fa parte l'acquisto degli F-35. Una settimana dopo, la consigliera federale Viola Amherd annuncia il proprio ritiro per fine marzo. Seguono il capo dell'esercito Thomas Süssli e il comandante delle Forze aeree Peter Merz.

Come nasce un argomento politico

Savic è stato il primo, a fine 2021, a parlare pubblicamente di prezzo fisso. Il DDPS ha fatto proprio quel racconto fino ai vertici, trasformandolo nell'argomento centrale a favore dell'acquisto. Amherd stessa, dietro le quinte, ha ripreso parlamentari che mettevano in dubbio il Festpreis; alle critiche della stampa il Dipartimento rispondeva con «rettifiche» pubblicate sul proprio sito.

La cronologia ricostruita dalla CdG è impietosa. Già nell'agosto 2024, infatti, gli americani danno le prime indicazioni verbali su possibili rincari. In dicembre arriva il non-paper. La conferma definitiva è del 24 febbraio 2025, in una lettera in cui il governo statunitense definisce il prezzo fisso un «malinteso». Solo a quel punto, due mesi dopo il non-paper, Amherd informa il Consiglio federale al completo. Quando la notizia diventa pubblica è ormai estate.

Il rapporto conferma che un «prezzo fisso forfettario» non è mai esistito. Una clausola contrattuale lo «suggeriva», ma nelle commesse d'armamento con lo Stato americano il prezzo viene fissato definitivamente solo alla stipula del contratto tra fabbricante e governo USA, non prima nell'accordo con la Svizzera. «Qualsiasi mastro falegname l'avrebbe capito», commenta il consigliere nazionale UDC e membro della CdG Thomas Burgherr. «Nessuno offre oggi a prezzo fisso una cucina che verrà consegnata fra cinque anni».

Trattative da solo, senza mandato

Chi abbia lanciato la narrazione del prezzo fisso, ribadisce la SonntagsZeitung, la CdG non è riuscita a stabilirlo in via definitiva. Ma gli indizi convergono su Savic. «Probabilmente è stato il padre creativo del racconto sul prezzo fisso», dice la consigliera nazionale PS e membro della Commissione Priska Seiler Graf. «L'idea era in buona fede, ma giuridicamente non stava in piedi».

Dopo la decisione del Consiglio federale del giugno 2021 a favore dell'F-35, la Confederazione vuole tutelarsi ulteriormente sul prezzo. È Savic a condurre le trattative. Nell'ottobre 2021 chiede agli americani, per e-mail e telefono, una formulazione sul prezzo fisso: motivazione, scrive la CdG, è che ciò «faciliterebbe in modo significativo il processo politico in Svizzera». Poco prima la sinistra aveva lanciato l'iniziativa Stop-F-35, poi ritirata. Savic ottiene una clausola speciale, la «Nota 55», che regola il presunto prezzo fisso. La base del racconto è posata.

Qui, tuttavia, sta il punto più grave. Durante quelle stesse trattative, rivela la CdG, gli Stati Uniti avevano chiarito «in modo inequivocabile» che la Svizzera non avrebbe ottenuto alcun prezzo garantito: sarebbe stato contrario al diritto americano e scorretto verso gli altri Paesi partner. Cosa Savic abbia fatto di quell'obiezione non è chiaro. Era l'unico destinatario delle e-mail sul versante svizzero, e la Commissione non ha trovato «alcun indizio» che abbia trasmesso internamente le affermazioni centrali degli americani. Condusse le trattative sostanzialmente da solo, e dall'alto non aveva nemmeno ricevuto un mandato per farlo.

Per la CdG il modo di procedere è «incomprensibile», visto che nell'Amministrazione federale vige il principio del controllo incrociato. Un «confronto critico» con le trattative è stato «di fatto reso impossibile» all'interno di Armasuisse. Savic era in scambio regolare con l'allora capo degli armamenti Martin Sonderegger, al quale riferiva direttamente pur non essendogli subordinato. «Più le persone erano coinvolte da vicino», scrive la Commissione, «più si pone la domanda se l'ambiguità non sia stata addirittura messa in conto».

Avvocati a 890 franchi l'ora

Da Armasuisse la narrazione si diffonde in tutto il DDPS: esercito, Forze aeree, segretariato generale, consigliera federale. Tutti parlano di prezzo fisso. Nessuno si prende la briga di verificare i documenti. Eppure nella Letter of Offer and Acceptance, nonostante la clausola speciale, ci sono «almeno 15 punti» in cui si parla di «costi stimati». Fuori da Armasuisse nessuno ha letto integralmente il contratto, Amherd compresa: la CdG definisce la sua conduzione dell'affare da sei miliardi semplicemente «insufficiente».

A giustificare la mancata verifica ha contribuito un alibi. Invece di coinvolgere il proprio servizio giuridico, i vertici del DDPS si sono affidati allo studio legale zurighese Homburger, con tariffe orarie fino a 890 franchi. Gli avvocati avevano già assistito Savic nelle trattative sul prezzo e cercarono poi di salvare il salvabile: una ventina di raccomandazioni di stralcio presentate all'inizio di novembre 2021 per attenuare le clausole di rischio americane, nessuna delle quali, secondo la CdG, passò. Nonostante questo coinvolgimento, Armasuisse commissionò più tardi allo stesso studio una perizia sul prezzo fisso per tutelarsi giuridicamente: per la Commissione, dato il possibile conflitto d'interessi, la scelta «non era opportuna». Una seconda perizia venne poi affidata allo studio americano Arnold & Porter, anche in quel caso passando da Homburger.

Chi non ci credeva, ma lo difendeva lo stesso

Nel 2022 il Controllo federale delle finanze scrive che non esiste «alcuna sicurezza giuridica per un prezzo fisso inteso come forfait». Il DDPS, di nuovo, non approfondisce. «Qui il Consiglio federale avrebbe dovuto esaminare seriamente la questione», dice Seiler Graf. «L'occasione è rimasta inutilizzata. Si è preferito lo scontro». Alla riunione conclusiva con il Controllo federale delle finanze, Savic, il capo di stato maggiore del DDPS, il capo del programma e il comandante delle Forze aeree Merz si schierarono compatti dietro la clausola. Nessuno osava più criticare. Davanti alla CdG una persona ha ammesso di non aver creduto al prezzo fisso e di averlo comunque difeso davanti al Parlamento e all'opinione pubblica.

A oggi il DDPS non ha preso le distanze da quella narrazione. Quando l'estate scorsa i costi supplementari divennero pubblici, la linea era: continuiamo a ritenere che ci sia un prezzo fisso, ma non possiamo imporlo. Ora il Dipartimento si limita a dire di aver «preso atto» del rapporto. Il Consiglio federale, dal canto suo, prenderà posizione: ha tempo fino a dicembre.

Amherd non intende rilasciare dichiarazioni e rimanda alle informazioni già fornite agli organi parlamentari. Savic non ha risposto alle richieste del Tages-Anzeiger. Come la maggior parte dei protagonisti, oggi non lavora più per lo Stato. «In qualsiasi azienda un caso simile avrebbe delle conseguenze», dice Burgherr. «Alla Confederazione nessuno è disposto ad assumersi la responsabilità».

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