Mai concordato un prezzo fisso, una catena di errori sugli F-35

Svizzera e Stati Uniti non hanno mai concordato contrattualmente un prezzo fisso forfettario per l’acquisto degli aerei da combattimento F-35. Non solo. La struttura organizzativa delle trattative non era appropriata. Il DDPS, allora diretto da Viola Amherd, non ha seguito i lavori con il necessario rigore e il flusso di informazioni era insufficiente. Soltanto poche delle persone coinvolte hanno letto integralmente il contratto. Il Consiglio federale, inoltre, è stato informato troppo tardi sui maggiori costi, mentre il dipartimento ha adottato, incomprensibilmente, una linea comunicativa categorica con il Parlamento e l’opinione pubblica. Queste, in sintesi, le conclusioni a cui è giunta la Commissione della gestione del Nazionale, che dalla fine di giugno dell’anno scorso ha svolto un’ispezione sulla controversa questione del prezzo fisso dell’F-35.
Sul tappeto dal 2022
Il problema era venuto alla luce già nel 2022, quando il Controllo federale delle finanze aveva messo in guardia che non c’era alcuna certezza giuridica riguardo alla nozione di «prezzo fisso» per l’acquisto dei nuovi aerei. Il DDPS aveva garantito che con il credito di sei miliardi di franchi (più l’inflazione) deciso dal popolo nel 2020 si sarebbero potuti comprare 36 velivoli di quinta generazione del produttore americano Lockeed Martin. «Il CDF mette significativamente a rischio gli interessi della Confederazione quando mette in discussione gli accordi contrattuali chiari ed espressamente confermati con gli Stati Uniti» aveva replicato il dipartimento. Poi, nel giugno dell’anno scorso, la doccia fredda: il Consiglio federale annuncia che per gli F-35 si prospetta un maggior costo oscillante fra 650 milioni e 1,3 miliardi di franchi. Da parte governativa, dove Martin Pfister ha raccolto la pesante eredità di Amherd, si parla di «malinteso». Nel frattempo, per rispettare il tetto di spesa deciso alle urne, il Consiglio federale ha deciso di rivedere al ribasso - da 36 a forse 30 (cifra non ancora confermata)- il numero di jet da acquistare.
Che cosa non ha funzionato
La Commissione ha consegnato un rapporto di un centinaio di pagine nel quale elenca punto per punto che cosa non ha funzionato e formula una serie di raccomandazioni.
Nel corso dei negoziati armasuisse (l’Ufficio federale dell’armamento) è riuscita a concordare con i rappresentanti americani una clausola che vincolava il prezzo offerto al prezzo fisso concordato dagli Stati Uniti con il produttore. Ma DDPS e Consiglio federale non sarebbero dovuti partire dal presupposto che si trattasse di un prezzo fisso forfettario. «Quest’ultimo, oltre a non essere esigibile, non è nemmeno stato definito contrattualmente», scrive la commissione. Poiché negli affari «Foreign military sales» (FMS) a fare stato è il prezzo stabilito definitivamente nel contratto tra il produttore e il Governo statunitense, non in quello fissato nel contratto tra la Svizzera e il Governo statunitense.
In pochi hanno letto tutto
La Commissione critica anche il fatto che soltanto poche delle persone coinvolte hanno letto integralmente il contratto. «Il risultato delle trattative», afferma, « è stato verificato in misura insufficiente». I commissari dicono anche di non riuscire a comprendere perché il DDPS abbia difeso il prezzo fisso forfettario in modo così assoluto nei confronti del Parlamento. Al più tardi i dubbi espressi dal Controllo federale delle finanze sul prezzo fisso forfettario avrebbero dovuto portare a una verifica approfondita e a ulteriori trattative.
Oltretutto, le trattative con gli USA non erano state organizzate in modo opportuno. La Segreteria generale del DDPS ha affiancato ad armasuisse uno studio legale (poi pagato 1,9 milioni di franchi), escludendo di fatto il servizio giuridico interno dalle trattative contrattuali. Ciò risulta contrario al mandato legale di armasuisse quale ufficio degli acquisti centrale della Confederazione specializzato nel settore degli armamenti. La Segreteria generale e l’allora capo del DDPS non hanno seguito abbastanza da vicino le trattative. Il Dipartimento è anche stato informato in misura insufficiente sulle tappe concrete dei negoziati e non ha nemmeno richiesto tali informazioni.
La Commissione ha constatato che Amherd ha informato troppo tardi il Consiglio federale in corpore in merito ai maggiori costi che si prospettavano. Armasuisse ha ricevuto i primi indizi di possibili maggiori costi nel mese di agosto del 2024, l’allora capo dipartimento, che aveva annunciato le dimissioni in gennaio, ha informato i colleghi soltanto nel marzo del 2025, poco prima della sua partenza. Oltre ad Amherd, nel frattempo anche i principali responsabili amministrativi del dossier hanno lasciato gli incarichi per la Confederazione.
Storni: «Fatta trasparenza»
«È stata fatta trasparenza» commenta Bruno Storni (PS), membro della Commissione della gestione. «Personalmente, trovo molto grave che il servizio giuridico dell’esercito sia stato cortocircuitato da uno studio legale privato. I pochi ad armasuisse che erano a conoscenza dell’intero contratto hanno poi presentato una perizia giuridica sul prezzo fisso che sapeva di strategia di comunicazione. Se nel 2022 fossero state ascoltate le osservazioni del Controllo delle finanze, i termini dell’accordo avrebbero potuto essere rinegoziati. Ora la commissione chiede che per futuri acquisti di ampia portata ci sia un coinvolgimento più coerente del servizio giuridico di armasuisse e la definizione di un chiaro mandato negoziale».
In aula lunedì, c’è chi vuole di più
Il rapporto è stato pubblicato a pochi giorni dalla discussione al Nazionale sul credito aggiuntivo di 394 milioni di franchi per i nuovi aerei (nel limite stabilito nel 2020). Si preannuncia un dibattito animato. La sinistra è contraria (il PS chiede ancora una volta al Consiglio federale di fermare definitivamente l’acquisto degli F-35), mentre sul fronte opposto UDC e PLR cercheranno di ottenere un ulteriore credito di 650 milioni per acquistare tutti i 36 aerei previsti nei piani originari.

