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Chi finanzia l’iniziativa «200 franchi bastano?»

Dai contributi ticinesi ai grandi patrimoni: ecco chi finanzia il sì e il no al taglio del canone SSR
©Chiara Zocchetti
Red.Online
02.02.2026 10:30

Chi c’è davvero dietro i finanziamenti dell’iniziativa popolare «200 franchi bastano!», che mira a ridurre il canone radiotelevisivo della SSR? Il termine per dichiarare il budget per la campagna e le donazioni superiori ai 15 mila franchi è scaduto la scorsa settimana e il Controllo federale delle finanze ha rivelato i primi dati (la pubblicazione completa è prevista nei prossimi giorni). Stando al Blick in campo ci sono grandi patrimoni e attori politici ed economici di peso.

Oltre 1,3 milioni per l'iniziativa

Il comitato promotore dell’iniziativa dispone di un budget totale di 1,37 milioni di franchi. Il contributo più consistente arriva dall’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che investe complessivamente 980 mila franchi e sostiene l’iniziativa con altri 680 mila franchi.

Molto denaro dal Ticino

Dal Ticino arriva uno dei versamenti più consistenti: la società Meutel 2000 SA, con sede a Lugano, ha donato 150 mila franchi a favore dell’iniziativa e altri 150 mila alla campagna dell'USAM. L’azienda, che pubblica il Mattino della Domenica, è diretta da Antonella Bignasca Danzi, nipote del fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca. Proprio ieri, sul domenicale del movimento di via Monte Boglia è stata pubblicata l'opinione dei consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali che si sono espressi a favore dell'iniziativa nonostante il Governo, appena pochi giorni prima, si fosse espresso contrario.

Altri sostenitori

Tra gli altri sostenitori dell'iniziativa figurano la Fondazione per una politica borghese (Stiftung für bürgerliche Politik), vicina all’UDC e diretta dal presidente Rolf Dörig, che ha versato 100 mila franchi. C'è poi Avenergy Suisse, la lobby del settore petrolifero, che ha sborsato 75 mila franchi. Ueli Bamert, responsabile politico di Avenergy e candidato UDC alla presidenza della città di Zurigo, ha spiegato che questo impegno finanziario è giustificato dal fatto che l’iniziativa prevede di esentare le imprese dal pagamento del canone radiotelevisivo: «Una caratteristica tipica del settore petrolifero è che gli operatori di mercato realizzano fatturati molto elevati con margini relativamente bassi e si ritrovano quindi in una fascia di canone RTV superiore alla media». Anche singoli facoltosi contribuenti hanno messo mano al portafoglio, come l’ex consigliere nazionale PLR Hermann Hess (20 mila franchi), il cui patrimonio è stimato tra i 250 e 300 milioni di franchi secondo l'ultima classifica della rivista Bilanz.

Chi c'è nel campo del no

Nel campo del no spiccano invece i nomi di diversi ricchi eredi e imprenditori, tra cui il cineasta zurighese Ruedi Gerber che sostiene la campagna (100 mila franchi), i fratelli Meili (50 mila franchi), i figli di Andy Rihs (150 mila franchi) e il fondatore di Partners Group, Fredy Gantner (20 mila franchi). Il fronte contrario all’iniziativa può inoltre contare sul sostegno delle cooperative regionali della SSR e delle associazioni culturali e mediatiche. Il budget dichiarato per la campagna degli oppositori è di 1.312.853 franchi. La cooperativa di radio e televisione Zurigo-Sciaffusa, ad esempio, vi partecipa con 180 mila franchi.

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