Svizzera

Chiesto un volo di Stato per la salma della 22.enne italiana uccisa ad Aarau

La madre della giovane ha potuto vedere la salma, conferma l'avvocata Antonella Crudeli – I genitori sono assistiti dal Consolato d'Italia a Basilea – L’avvocato Bruno Gallo (che rappresenta il padre): «Gli inquirenti sono molto ermetici»
© KEYSTONE/Michael Buholzer
Jenny Covelli
01.09.2026 15:50

«Deve tornare a casa». È questo l’appello rivolto alle istituzioni italiane dal padre della 22.enne italiana (residente in Svizzera) uccisa nella notte tra il 29 e il 30 agosto nella zona dello Schachen, ad Aarau, durante la sparatoria avvenuta poco dopo la fine dell’Aarauer Rave.

La famiglia paterna, rappresentata dall’avvocato Bruno Gallo, ha chiesto formalmente alle autorità italiane di valutare l’organizzazione di un volo di Stato per il rientro della salma in Italia. La richiesta è stata presentata al console italiano, secondo quanto riferito dal legale. «La giovane ha perso la vita in circostanze tragiche, lontano da casa. Oggi la sua famiglia chiede soltanto che possa tornare al più presto nella sua terra, tra i suoi cari», si legge nel comunicato diffuso dall’avvocato. «Non chiediamo un privilegio. Chiediamo che, davanti alla morte violenta di una ragazza di 22 anni, lo Stato italiano faccia sentire la propria presenza».

Il padre ancora in attesa

Il padre della giovane si trova in Svizzera, ma alle 14.30 (l'ultima volta che lo ha sentito il legale, ndr.) non aveva ancora avuto modo di vedere la salma. La precedenza è stata data alla madre della 22.enne. «L'ha vista, sì, ha appena effettuato il riconoscimento della figlia», conferma l'avvocata Antonella Crudeli, da noi raggiunta telefonicamente poco dopo le 16. «Attualmente la signora si trova con i funzionari di Polizia, che la stanno informando sulle modalità di assistenza previste in questi casi e sui prossimi passi possibili».

I genitori sono assistiti dal Consolato d'Italia a Basilea. Il padre, ci ha spiegato il legale, non avrebbe ricevuto informazioni ulteriori rispetto a quelle comunicate pubblicamente dalla Polizia cantonale argoviese. «Ad oggi, non sa nulla di più. Gli inquirenti sono molto ermetici. Non fanno sapere nulla». Anche l'avvocata Crudeli aggiunge che «sono molto rigorosi» e hanno dichiarato che «forniranno dettagli solo alla conferenza stampa prevista domani».

Secondo la Farnesina, una task force italiana è stata inviata ad Aarau per assistere le famiglie dei connazionali coinvolti e seguire da vicino gli sviluppi dell’inchiesta, in raccordo con le autorità svizzere. La Polizia cantonale argoviese aveva confermato, domenica, di essere in contatto con l’addetto di polizia italiano, ma non aveva fornito ulteriori dettagli sul ruolo della task force.

L’inchiesta

Le indagini sono tuttora in corso. Al momento della prima conferenza stampa, nella serata di domenica, gli inquirenti avevano indicato tre possibili piste investigative: un attentato terroristico, un atto di follia omicida oppure un fatto criminale con movente ancora sconosciuto.

La polizia aveva inoltre riferito del ritrovamento di tracce riconducibili a due calibri diversi e di due luoghi nei quali sarebbero stati sparati colpi: l’area dell’evento (l'ippodromo di Schachen) e una zona vicina, lungo la strada, presso un’area di sosta per le comunità itineranti.

L'immagine mostrata durante la conferenza stampa di domenica. Verletzte Personen=persone ferite. Hülsenfund=ritrovamento di bossoli. Vermutete Schussrichtung=presunta direzione degli spari. Il comandante della Polizia cantonale di Argovia, Michael Leupold, ha precisato che gli inquirenti non sapevano ancora quale dei due luoghi fosse stato raggiunto per primo dagli spari.
L'immagine mostrata durante la conferenza stampa di domenica. Verletzte Personen=persone ferite. Hülsenfund=ritrovamento di bossoli. Vermutete Schussrichtung=presunta direzione degli spari. Il comandante della Polizia cantonale di Argovia, Michael Leupold, ha precisato che gli inquirenti non sapevano ancora quale dei due luoghi fosse stato raggiunto per primo dagli spari.

Nella notte tra domenica e lunedì è stato arrestato un cittadino svizzero di 43 anni, «fortemente sospettato» di essere l'autore della sparatoria. La Polizia cantonale ha precisato che, allo stato attuale, si presume l’esistenza di un singolo autore. Il movente e il ruolo dell’arrestato restano da chiarire.

«Ogni ulteriore attesa aggiungerebbe dolore»

Nel comunicato dell'avvocato Gallo, la famiglia paterna chiede alle autorità italiane di intervenire «con la massima urgenza» per consentire il rientro della salma della 22.enne. «Ogni ulteriore attesa rappresenterebbe un dolore che si aggiunge al dolore», si legge nella nota. «La giovane deve tornare a casa. E deve poterlo fare con la vicinanza concreta dello Stato» italiano.

La madre della vittima non se la sente, per il momento, di parlare con i media. L'avvocata Crudeli ha spiegato che l'unico contatto avuto è stato con il giornalista del TG1, al quale la donna ha trasmesso l'ultimo messaggio audio ricevuto dalla figlia, nella giornata di sabato 29 agosto: «Stasera vado al set B2B di TEKIBO e Pencil (il riferimento è ai due DJ della scena techno che si sono esibiti all’Aarauer Rave, ndr.). Lo stavo aspettando tantissimo. E dopodiché vado con loro in un altro locale a Zurigo», diceva entusiasta la 22.enne alla madre. «Ti giuro, ho conosciuto persone bravissime. Vabbè, dopo un giorno facciamo una videochiamata, magari domani sera, che ti voglio raccontare tante cose. Mi stanno succedendo tante cose belle, sto conoscendo tante persone belle, che hanno un’energia pazzesca. Ora, qua, posso dire che io sono rinata».

Dopo la sparatoria, i due DJ hanno affidato ai social il proprio dolore. TEKIBO ha definito quanto accaduto «assolutamente straziante», ricordando che «la techno e i rave dovrebbero essere luoghi di libertà e sicurezza». Ha aggiunto di avere perso una persona importante, di non trovare le parole per descrivere l’accaduto e di volersi prendere una pausa per elaborare quanto vissuto, chiudendo il messaggio con un «RIP» indirizzato all'amica che ha perso la vita. Pencil ha scritto che la notte ad Aarau è stata «il peggior incubo di sempre» e che quei minuti sono stati «il più grande orrore», aggiungendo di non riuscire a trovare le parole giuste e di essere profondamente addolorato per la perdita di un’amica: «Non dimenticheremo mai quel sorriso».

Per informare l’opinione pubblica e i rappresentanti dei media, una conferenza stampa è prevista domani, mercoledì 2 settembre, alle ore 14.00 a Schafisheim.

«Mi mancano le parole...»

Nel frattempo, l'area dell'ippodromo – che ieri era presidiata dalla Polizia – è stata completamente riaperta. Della sparatoria restano soltanto la bandiera svizzera esposta a mezz'asta e un memoriale. Su un tavolino fiori, candele e tre messaggi. «Mi mancano le parole. Un forte abbraccio e tanta forza», scritto in italiano. Gli altri due, scritti in tedesco, recitano: «Mer stahnd alli zäme! Mis Beileid…» e «Viel Kraft für Euch alle!», cioè «Siamo tutti uniti! Le mie condoglianze…» e «Tanta forza a tutti voi!».

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