Chiesto un volo di Stato per la salma della 22.enne italiana uccisa ad Aarau

«Deve tornare a casa». È questo l’appello rivolto alle istituzioni italiane dalla famiglia della 22.enne italiana (residente in Svizzera) uccisa nella notte tra il 29 e il 30 agosto nella zona dello Schachen, ad Aarau, durante la sparatoria avvenuta poco dopo la fine dell’Aarauer Rave.
La famiglia paterna, rappresentata dall’avvocato Bruno Gallo, ha chiesto formalmente alle autorità italiane di valutare l’organizzazione di un volo di Stato per il rientro della salma in Italia. La richiesta è stata presentata al console italiano, secondo quanto riferito dal legale. «La giovane ha perso la vita in circostanze tragiche, lontano da casa. Oggi la sua famiglia chiede soltanto che possa tornare al più presto nella sua terra, tra i suoi cari», si legge nel comunicato diffuso dall’avvocato. «Non chiediamo un privilegio. Chiediamo che, davanti alla morte violenta di una ragazza di 22 anni, lo Stato italiano faccia sentire la propria presenza».
Il padre ancora in attesa
Il padre della giovane si trova in Svizzera, ma alle 14.30 (l'ultima volta che lo ha sentito il legale, ndr.) non aveva ancora avuto modo di vedere la salma. Secondo quanto riferito dall'avvocato Gallo, la madre potrebbe invece averla vista «poco fa»: un’informazione che, al momento, non risulta confermata da fonti ufficiali.
I genitori sono assistiti dal Consolato d'Italia a Basilea. Il padre, ci ha spiegato il legale, non avrebbe ricevuto informazioni ulteriori rispetto a quelle comunicate pubblicamente dalla Polizia cantonale argoviese. «Ad oggi, non sa nulla di più. Gli inquirenti sono molto ermetici. Non fanno sapere nulla» (secondo la Farnesina, una task force italiana è stata inviata ad Aarau per assistere le famiglie dei connazionali coinvolti e seguire da vicino gli sviluppi dell’inchiesta, in raccordo con le autorità svizzere. La Polizia cantonale argoviese ha confermato, domenica, di essere in contatto con l’addetto di polizia italiano, ma non ha fornito ulteriori dettagli sul ruolo della task force).
L’inchiesta
Le indagini sono tuttora in corso. Al momento della prima conferenza stampa, nella serata di domenica, gli inquirenti avevano indicato tre possibili piste investigative: un attentato terroristico, un atto di follia omicida oppure un fatto criminale con movente ancora sconosciuto.
La polizia aveva inoltre riferito del ritrovamento di tracce riconducibili a due calibri diversi e di due luoghi nei quali sarebbero stati sparati colpi: l’area dell’evento (l'ippodromo di Schachen) e una zona vicina, lungo la strada, presso un’area di sosta per le comunità itineranti.

Nella notte tra domenica e lunedì è stato arrestato un cittadino svizzero di 43 anni, «fortemente sospettato» di essere l'autore della sparatoria. La Polizia cantonale ha precisato che, allo stato attuale, si presume l’esistenza di un singolo autore. Il movente e il ruolo dell’arrestato restano da chiarire.
«Ogni ulteriore attesa aggiungerebbe dolore»
Nel comunicato dell'avvocato Gallo, la famiglia paterna chiede alle autorità italiane di intervenire «con la massima urgenza» per consentire il rientro della salma della 22.enne. «Ogni ulteriore attesa rappresenterebbe un dolore che si aggiunge al dolore», si legge nella nota. «La giovane deve tornare a casa. E deve poterlo fare con la vicinanza concreta dello Stato» italiano.
«Mi mancano le parole...»
Nel frattempo, l'area dell'ippodromo – che ieri era presidiata dalla Polizia – è stata completamente riaperta. Della sparatoria restano soltanto la bandiera svizzera esposta a mezz'asta e un memoriale. Su un tavolino fiori, candele e tre messaggi. «Mi mancano le parole. Un forte abbraccio e tanta forza», scritto in italiano. Gli altri due, scritti in tedesco, recitano: «Mer stahnd alli zäme! Mis Beileid…» e «Viel Kraft für Euch alle!», cioè «Siamo tutti uniti! Le mie condoglianze…» e «Tanta forza a tutti voi!».
