Vallese

Christian Constantin dopo il Constellation: «Bisogna avere il coraggio di cambiare gli attuali responsabili politici»

Il presidente del Sion, intervistato dal Blick, è tornato sul dramma di Crans-Montana e sulle conseguenze subite dal cantone a livello d'immagine: «L'idea che siamo la Corsica della Svizzera non cambierà mai»
©Gabriele Putzu
Red. Online
28.03.2026 12:00

La tragedia del Constellation, a Crans-Montana, ha profondamente toccato e scosso la Svizzera. Finendo, altresì, per veicolare un'immagine pessima del Vallese e dei vallesani, definiti dai media internazionali «i corsi della Svizzera» e criticati, anche all'interno della Confederazione, per i rapporti troppo stretti fra imprenditori, autorità politica e potere giudiziario. Il rogo e la sua eco internazionale hanno intaccato l'orgoglio di un intero cantone, mentre l'immagine della stessa Crans-Montana è stata offuscata. Di più, la sovraesposizione è stata difficile, se non difficilissima da sopportare per molti vallesani, come scrive il Blick. Il quotidiano zurighese, al riguardo, ha dedicato un reportage. Intervistando alcune personalità di spicco del Vallese. Fra queste, Christian Constantin, presidente del Sion che a più riprese ha detto la sua sull'incendio e sulle conseguenze del dramma.

«Affermare che tutti i vallesani siano degli imbroglioni, sulla base di quanto successo, è una sciocchezza» ha detto Constantin. Fin dall’inizio, il presidente del Sion e promotore immobiliare ha cercato di contestualizzare la tragedia: un terribile incidente, certo, ma collegato essenzialmente all'imprudenza. O, meglio, all'uso di fuochi pirotecnici al chiuso: «La prima colpa è questa, e le conseguenze sarebbero state le stesse ovunque». Constantin, a tal proposito, ha sottolineato che la gestione dei soccorsi e dei ricoveri «è stata invece impeccabile». Grazie a ciò, ha aggiunto, «forse il numero dei decessi è stato addirittura inferiore».

Ma i pregiudizi sono duri a morire, ha osservato l’uomo d’affari: «Non cambieremo mai l’immagine del vallesano che beve volentieri un bicchierino o l’idea che siamo la Corsica della Svizzera. E che, in generale, ci conosciamo tutti. Un aspetto, questo, che a mio avviso è un punto di forza». D'altra parte, Constantin ha ribadito che una buona comunicazione sarebbe stata indispensabile e che siano mancate, da parte del Comune, delle scuse presentate tempestivamente. In questo senso, il patron del Sion si è rammaricato del fatto che Nicolas Féraud, il sindaco, non abbia parlato ai vallesani e al mondo con il cuore: «Il cuore ha spesso molto più buon senso».

Constantin è anche un investitore e, come detto, un imprenditore. Con affari anche a Crans-Montana. Il suo timore, ora, è che il Comune resti immobile. Paralizzato. «Bisogna assolutamente evitare uno scenario come quello di Leukerbad, dove nessuno nella località osava più prendere decisioni» ha spiegato CC. Per l’uomo d’affari, in un momento in cui bisognerebbe raddoppiare gli sforzi per generare entrate e far fronte alla colossale fattura che attende Crans-Montana, la paralisi non è insomma un’opzione. «L’esperienza ha dimostrato che in questi casi bisogna avere il coraggio di cambiare tutti coloro che ricoprono incarichi di responsabilità all’interno di un Comune, in modo da avere persone che non siano troppo coinvolte dal dramma».

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