Crans-Montana, Beat Jans critica l'Italia: «Controproducenti i loro tentativi di pressione»

Sono ripresi stamane i lavori alle Camere federali. Agli Stati, il piatto forte della seduta era la discussione sulla Legge urgente voluta dal Governo per venire in aiuto alle vittime di Crans-Montana, e per tamponare le conseguenze civili e penali della tragedia. Una discussione, lo sapevamo, tutto fuorché tranquilla. Chi pensava a tutti i gruppi politici allineati, magari addirittura a una votazione all’unanimità per dare un segnale forte che «la Svizzera c’è», non ha fatto i conti con la complessità di una vicenda che continua a occupare le prime pagine dei giornali, non solo del nostro Paese. Sul tavolo, in effetti, c’è molto.
Presente in aula, il consigliere federale e «ministro» della giustizia Beat Jans ha preso parola sulla scia dell'okay, da parte della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati, alle misure che prevedono il versamento di 50 mila franchi una tantum alle persone colpite dalla tragedia. «Quello che è successo a Crans-Montana la notte di Capodanno è una tragedia di proporzioni straordinarie» ha esordito Jans. Mai, infatti, così tante vittime hanno necessitato di supporto in contemporanea. «Inoltre, molte delle persone colpite provengono dall'estero. Questo ha reso ancora più difficile il lavoro dei servizi di assistenza alle vittime, non solo a causa della barriera linguistica, ma anche perché all'estero hanno aspettative diverse». Jans ha parlato altresì di svantaggio, per le vittime di Crans-Montana, poiché «i fondi di responsabilità civile disponibili sono ben lungi dall'essere sufficienti per riparare in alcun modo questi enormi danni».
A proposito dei rapporti fra Svizzera e altri Paesi colpiti dalla tragedia, Jans ha parlato apertamente dell'Italia, e all'Italia, per la prima, primissima volta: «Vorrei chiarire un'altra cosa» ha detto il consigliere federale. «Non stiamo facendo quello che stiamo facendo sotto pressione esterna. L'Italia sta esercitando pressioni attraverso tutti i canali possibili, questo è chiaro e di per sé è preoccupante. I tentativi di pressione dell'Italia sono stati controproducenti. Il ritiro dell'ambasciatore, in questo senso, è incomprensibile e sproporzionato».
E ancora: «La Svizzera è uno Stato di diritto: le richieste di assistenza giudiziaria vengono gestite in modo collaborativo, rapido e trasparente, una volta ricevute». Non solo, ha chiarito Jans, il Governo non detta le decisioni della magistratura.