La testimonianza

Crans-Montana, fuga dall'inferno: «Mi sono detto, davvero morirò così?»

Due ragazzi hanno raccontato al Corriere del Ticino i terribili momenti vissuti dentro e fuori il bar Constellation – «C'erano persone ustionate, senza vestiti, che urlavano in cerca di aiuto»
©JEAN-CHRISTOPHE BOTT
Mattia Sacchi
01.01.2026 19:30

L'atmosfera, a Crans-Montana, è surreale. All'indomani della tragedia del Constellation, costata la vita a una quarantina di persone, molte delle quali giovani, il paese pare vivere un tempo sospeso. Nel cuore del comune vallesano, incrociamo due testimoni. Il primo, che si trovava in un altro locale, ha assistito «da fuori» alla fuga disperata di ragazze e ragazzi dal bar-discoteca. Il secondo, invece, stava festeggiando il Capodanno proprio all'interno del Constellation. E, in quegli attimi terribili, ha creduto di morire.

«È qualcosa di tragico, sì» ha raccontato al Corriere del Ticino il primo testimone. «Di solito, l'anno nuovo porta con sé felicità e invece è successo tutto questo. Francamente, è triste». Il ragazzo, come detto, non era fisicamente al Constellation. Ci era stato il giorno precedente. Era appena uscito da un altro locale quando un amico «mi ha chiamato per dirmi: guarda, c'è un incendio. Ho guardato e ho visto che il Constellation era avvolto dalle fiamme, da tanta polvere e da tanto fumo». Il dramma, insomma, si stava compiendo. «Ho visto gente affrettarsi alla ricerca di una via d'uscita, muoversi di fretta, spingersi. Alcuni sono caduti, altri urlavano. È stato agghiacciante». Il giovane, in seguito, ha visto le prime persone ustionate attraversare la strada. «Li ho visti senza i vestiti, o con vestiti completamente bruciati. Li ho visti chiedere aiuto, gridare, erano in uno stato assolutamente non bello da vedere. È piuttosto difficile togliermi dalla testa ciò che ho visto. Abbiamo aiutato due o tre persone, poi, quasi in contemporanea, sono arrivate autopompe dei pompieri, ambulanze e polizia. Le autorità hanno eretto una barriera, facendo uscire tutti. Ma anche da fuori potevamo vedere persone ustionate in cerca di aiuto. È stato orribile, davvero orribile». 

Il secondo testimone, dal canto suo, ha iniziato il suo racconto riallacciandosi alle testimonianze di due ragazze francesi, secondo cui l'incendio è stato causato da una candela pirotecnica attaccata a una bottiglia di champagne. Le autorità cantonali hanno parlato di flashover, termine con cui ci si riferisce al passaggio repentino da un incendio localizzato a un incendio generalizzato. «Le cameriere giravano con le bottiglie di champagne, con attaccate queste candele pirotecniche. Ricordo che le bottiglie erano troppo vicine al soffitto. Il soffitto ha preso fuoco, tutto assieme, all'improvviso». Il ragazzo ha poi spiegato di essere rimasto bloccato all'interno per dieci minuti. «L'aria era irrespirabile e insopportabile. Non riuscivo a vedere nulla, il fumo entrava negli occhi. Era un caos. Ho pensato, fra me e me: morirò davvero così, in maniera stupida? In realtà non c'era modo di uscirne, tutti cercavano di farlo ma nessuno poteva entrare per aiutare. Alla fine ha prevalso l'istinto di sopravvivenza, ho rotto una finestra e sono riuscito a uscire assieme ad altre due persone dietro di me. Credo ci fossero duecento persone nel seminterrato. Ho usato un tavolo per ripararmi dal calore e dalle fiamme». 

Una volta raggiunto il piano superiore, il ragazzo ha spiegato che l'atmosfera non era differente rispetto al seminterrato: «Ho visto una luce e l'ho seguita. Ma anche al piano di sopra, in realtà, non vedevo nulla, sentivo solo urlare, in più le porte non si aprivano. Ho pensato, per un attimo: che cosa faccio? Rimango, vado? Mi sono preso trenta secondi, per pensare. Sono quasi svenuto, per tutto il fumo, ma alla fine come dicevo ho rotto una finestra e sono uscito. Sono riuscito a mantenere un po' di compostezza. Ma ero scioccato, molto scioccato. Non sapevo bene che cosa mi stesse succedendo. Mi sembrava di essere in un film».

In questo articolo: