Svizzera

Crans-Montana, il DFAE all'Italia: «La competenza è della giustizia vallesana, non della politica»

Il Dipartimento federale degli affari esteri ha spiegato di «aver preso atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana»
©CYRIL ZINGARO
Red. Online
27.01.2026 14:50

Berna, infine, ha parlato. Contattato dal Corriere del Ticino a proposito della decisione del governo Meloni di non far rientrare in Svizzera l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, una decisione che ha acuito la crisi diplomatica fra i due Paesi, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha spiegato di «aver preso atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana». 

Tale richiesta, prosegue il DFAE, «riguarda le autorità giudiziarie competenti». La Svizzera e l’Italia, ribadisce il Dipartimento, «perseguono il medesimo obiettivo». E ancora: «Le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne».

Detto ciò, e concludendo, il DFAE chiarisce che la competenza è «della giustizia vallesana e non della politica». Di nuovo: «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri».

La vicenda in breve

Le tensioni degli ultimi giorni, dopo la scarcerazione del proprietario del Constellation Jacques Moretti, sono culminate ieri sera, come detto, nella decisione di far rimanere a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera. Gian Lorenzo Cornado – secondo una stringata quanto eloquente nota stampa di Palazzo Chigi – non dovrà muoversi dall'Italia fino a nuovo avviso. Nello specifico, dopo un incontro con la premier Giorgia Meloni e con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato deciso «di subordinare il (suo) rientro in Svizzera all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana». Detto in altre parole, l’ambasciatore Cornado non tornerà a Berna fintanto che le richieste italiane non saranno accolte. E sul tavolo, la premier Meloni ha messo l’avvio fattivo di una collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane per fare piena luce sulla strage di Capodanno.

In sostanza, L’Italia chiede la costituzione di una SIC – acronimo di Squadra investigativa comune – che permetta agli inquirenti italiani di affiancare i colleghi svizzeri nelle indagini. Come ha spiegato al Corriere del Ticino l’Ufficio federale di giustizia (UFG), «una SIC consente a più autorità di polizia giudiziaria di diversi Paesi di unirsi per condurre indagini penali congiunte». Si tratta di «una possibilità prevista esplicitamente dall’articolo 20 del Secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale».

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