Crans-Montana, l'assordante silenzio di Vail Resorts

Dalla tragedia di Crans-Montana, scrive il Blick, un protagonista chiave è rimasto in silenzio: Vail Resorts. Il gigante americano si gioca molto, se non moltissimo nella stazione vallesana: banalmente, stiamo parlando del proprietario degli impianti di risalita, di una scuola di sci e di 11 ristoranti. Da dicembre, il gruppo non ha pubblicato alcun comunicato stampa. Solo cifre mondiali – in perdita – destinate agli investitori per il trimestre chiusosi il 31 ottobre scorso. I prossimi risultati trimestrali, a fine gennaio 2026, usciranno il 9 marzo. Per Vail Resorts, investire a Crans-Montana nel 2024, dopo Andermatt nel 2022, fa parte di una strategia di crescita ed espansione verso l’Europa. La tragedia di Capodanno ha scosso, brutalmente, i suoi piani.
La tragedia, costata la vita a 41 persone, ha esposto Vail Resorts. Nei prossimi anni, il comune di Crans-Montana non avrà piena libertà di investimento, essendo condizionato dal risarcimento danni che potrebbe metterne a dura prova le finanze. Contattato da Blick, il gruppo americano ha risposto attraverso Nadia Guerriero, direttrice delle operazioni di Vail Resorts per l’Europa e l’Australia: «Superare questi eventi non significa dimenticarli, ma il turismo svolge un ruolo importante nel sostenere la comunità locale. Siamo impegnati ad andare avanti con cautela, responsabilità e rispetto». Guerriero ha aggiunto che il gruppo resta convinto della scelta di puntare su Crans-Montana. «Siamo fiduciosi nei nostri investimenti in Svizzera e nell'eccellente esperienza offerta dalla stazione di Crans-Montana e dalla sua regione, abbiamo la fortuna di avere una clientela molto fedele e un crescente interesse da parte dei visitatori locali e internazionali».
Il gruppo con sede nel Colorado, ricordiamo, aveva sborsato 120 milioni di dollari per acquisire l’84% delle Remontées Mécaniques de Crans Montana (CMA) dall’investitore ceco Radovan Vitek, oltre ai ristoranti e alla scuola di sci. A ciò si aggiunge un investimento di 30 milioni di dollari nella stazione sull’arco di 5 anni, ovvero 6 milioni all'anno. «Confermiamo questo impegno, che è già in corso» ha ribadito Guerriero. Non solo, «ascoltiamo molto la comunità locale e i visitatori per effettuare gli investimenti più pertinenti per una migliore esperienza degli ospiti». In questo contesto, la responsabile ha specificato che il gruppo «ha già effettuato investimenti significativi nell’innevamento artificiale e nella qualità delle piste, ma anche nella gastronomia».
La cifra di 30 milioni su 5 anni rimane tuttavia modesta se paragonata ai 30-40 milioni che investe ogni anno, ad esempio, la stazione concorrente di Zermatt. Ma, nel complesso, Crans-Montana rimane un impegno importante per Vail Resorts, tanto più che gli impianti della stazione erano in perdita l'anno scorso, con quasi un milione di deficit a fine luglio. Il rischio, in termini di ritorno sull’investimento per Vail Resorts, è accentuato dal suo stesso modello di business. Quest'ultimo funziona tramite sinergie, integrando le stazioni in offerte combinate. Al centro del modello c'è il famoso (per alcuni famigerato) Epic Pass, l'abbonamento che dà accesso a diverse stazioni nel mondo, abbinato a hotel, ristoranti e negozi sportivi. Una rete in cui Crans-Montana – integrata nell’Epic Pass che dà accesso illimitato alle sue piste fino al 6 aprile 2026 – dovrebbe giocare un ruolo centrale per l’Europa, e dalla quale Vail Resorts si aspetta un ritorno economico. «A seguito degli investimenti e dell'integrazione della stazione nell’Epic Pass, Crans-Montana dovrebbe generare un utile operativo di oltre 15 milioni di franchi all’anno» indicava il gruppo al momento dell’acquisizione.
Crans-Montana fa parte di una quarantina di altre stazioni sciistiche di proprietà di Vail Resorts, il che diversifica i rischi. Su questo, non ci piove. Ma questo mese di febbraio Vail Resorts non ha goduto del favore degli investitori, secondo il settimanale di riferimento Barron's, a causa di un innevamento insufficiente negli Stati Uniti. L'azione del gruppo ha perso il 55% in 5 anni e il 63% dal suo picco di novembre 2021, momento dal quale la sua capitalizzazione di mercato è passata da 15 a 5 miliardi di dollari. Vail Resorts, inoltre, era inoltre finita sulle prime pagine per la cattiva gestione di alcuni impianti di risalita difettosi negli Stati Uniti e per scioperi del personale che avevano fatto molto scalpore nelle stazioni americane. Un anno fa, il gruppo era stato definito il «McDonald's delle stazioni sciistiche» dai suoi detrattori a seguito di incidenti su seggiovie mal manutenute. «I loro impianti sono per la maggior parte obsoleti e rimangono in servizio fino al guasto completo» aveva dichiarato Franz Julen, presidente degli impianti di risalita di Zermatt.
In seguito a queste vicende, l'amministratrice delegata di Vail Resorts, Kyrsten Lynch, era stata licenziata nel maggio 2025. In carica dal 2021, era stata sostituita dal suo predecessore, Rob Katz, che aveva già guidato il gruppo dal 2006 al 2021. Un ritorno al comando che sembrava destinato a rassicurare gli investitori nervosi dopo il calo del 63% del titolo dall'arrivo di Kyrsten Lynch. Ma l'azione ha perso un ulteriore 15% dopo il ritorno di Katz e prima della tragedia di Crans-Montana, poiché la crescita è rimasta mediocre sul mercato americano. È in questo contesto che la strategia puntava sulla crescita in Europa, Svizzera e Austria. Il dramma di Crans-Montana è avvenuto appena sette mesi dopo il cambio di CEO. Ora, Katz deve affrontare prospettive incerte per la stazione. La speranza di Vail Resorts è legata all'organizzazione dei Mondiali di sci alpino del 2027, affidata proprio a Crans-Montana.
