Crans-Montana, le autorità del Vallese sarebbero state informate delle falle di sicurezza

L'inchiesta sull'incendio di Crans-Montana sembrerebbe aver preso una nuova piega. Se, finora, l'attenzione si era concentrata principalmente sui coniugi Moretti, gestori del Constellation, ora l'attenzione degli inquirenti si è spostata sulle autorità stesse, al di là della denuncia nei confronti del sindaco Nicolas Féraud presentata dai genitori di un ferito grave. Sono emersi, infatti, gravi problemi strutturali: carenza di personale, sovraccarico di lavoro e assenza di controlli antincendio. Le autorità erano state avvertite, ma nulla è cambiato fino alla catastrofe del 1. gennaio 2026, che ha provocato 41 vittime.
Anche il Cantone, oltre al Comune, apparentemente era a conoscenza del fatto che i controlli non venissero eseguiti con rigore e regolarità. L'argomento era stato affrontato più volte durante i corsi di formazione del servizio cantonale di protezione antincendio. L'ex capo della sicurezza, durante il suo interrogatorio, è stato categorico: «Tutti sapevano». Ha poi citato il capo dei pompieri, gli ispettori regionali e il capo del dipartimento della sicurezza civile e militare. «Ci dicevano tutti che dovevamo fare del nostro meglio e controllare almeno gli alloggi» ha dichiarato.
L'attuale responsabile della sicurezza di Crans-Montana ha spiegato, durante l'audizione, che il suo team avrebbe dovuto, per legge, effettuare 500 controlli all'anno. Tuttavia, le risorse mancavano, e non solo a Crans-Montana. Nel 2025 sono stati controllati solo 119 stabilimenti. «Ci siamo concentrati su case e scuole. Bar e ristoranti sono stati trascurati». L'ex responsabile ha confermato: a causa della mancanza di personale era impossibile far rispettare la legge. Nei suoi rapporti annuali aveva regolarmente segnalato il problema, e anche il suo successore ha indicato di averne parlato direttamente con il consigliere comunale responsabile.
Il punto è che i due capi della sicurezza si trovavano ai livelli più bassi della gerarchia. I loro interrogatori suggeriscono, come spiega il Blick, un fallimento sistemico molto più ampio. Tuttavia, per il Ministero pubblico, non sono affatto semplici comparse: oggi sono accusati di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni personali gravi per negligenza. La scorsa settimana i loro telefoni cellulari e i loro hard disk sono stati sequestrati. L'ultimo controllo al Constellation risaliva a più di sei anni fa. Eppure, secondo la legge vallesana, i locali pubblici come bar e ristoranti devono essere controllati ogni anno. La competenza in materia spetta al Comune.
La Procura ha ordinato il sequestro di tutte le e-mail dell'amministrazione comunale a partire dal 1. gennaio 2015. Gli inquirenti hanno così avuto accesso a tutti i messaggi inviati e ricevuti dai dipendenti e dai responsabili municipali. «Sussistono forti sospetti sulla responsabilità dei dipendenti comunali nell'incendio» precisa l'ordinanza. Lo stato del bar stesso mostra quali siano state le conseguenze di queste lacune nei controlli: le vie di fuga non erano chiare, le uscite di sicurezza erano in parte bloccate o chiuse. Sui soffitti e sulle pareti era stata applicata della schiuma acustica; se fosse resistente al fuoco non è chiaro, poiché nell'ultimo controllo del 2019 tale materiale non veniva nemmeno menzionato. Sarà l'indagine a stabilire se queste negligenze abbiano avuto un'influenza effettiva sulla catastrofe. Finora, i municipali e il sindaco di Crans-Montana non hanno dovuto rispondere delle loro azioni.
Diversi avvocati delle vittime chiedono che l'inchiesta penale sia estesa al Municipio. Nello specifico, il Ministero pubblico dovrebbe aprire procedimenti contro il Féraud e il capo della sicurezza, Patrick Clivaz. L'esperto di diritto penale André Kuhn, dal canto suo, ha spiegato al Blick che il Mubicipio potrebbe essere perseguito penalmente se venissero accertate mancanze nella gestione della municipalità. Almeno una famiglia delle vittime ha inoltre depositato una denuncia penale contro Nicolas Féraud, come detto, per lesioni personali colpose, messa in pericolo intenzionale della vita altrui e incendio colposo.
Il Ministero pubblico non ha ancora reagito a queste richieste. Per ora, per i dipendenti comunali vale la presunzione di innocenza. Resta da vedere chi sarà infine ritenuto penalmente responsabile, ma non vi è dubbio che in questa vicenda numerosi avvertimenti siano rimasti lettera morta.
