Svizzera

Crans-Montana, l'Italia quindi non deve pagare? A Berna cresce il malessere

Sotto la cupola di Palazzo federale il tema fa discutere: in Parlamento è diffuso, ad esempio, il timore che il Consiglio federale stia facendo un'eccezione solo per rifarsi l'immagine
©Boris Grdanoski
Red. Online
07.05.2026 09:45

Non smette di far discutere il dramma di Crans-Montana. L'ultima polemica, in ordine di tempo, riguarda il pagamento delle fatture delle cure mediche. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, durante l’incontro avvenuto negli scorsi giorni con il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato che «il Consiglio federale affronterà la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati sulla base delle disposizioni di legge vigenti». A saldare le fatture, ha precisato in un’intervista, «saranno le assicurazioni sulle malattie, e, se non sarà sufficiente, interverrà la Legge svizzera sull'aiuto alle vittime in caso di eventi gravi, che coprirà la differenza». Una situazione che ha suscitato più di un malumore sotto la cupola di Palazzo federale, come riferito dallaTribune de Genève.

«Questo tema è stato oggetto di discussione mercoledì in Consiglio federale, ma non è ancora stata presa alcuna decisione» ha precisato, interrogata dal quotidiano ginevrino, Nicole Lamon, portavoce del governo. Va detto che Parmelin, in visita in Italia, non ha presieduto la seduta. In ogni caso, il tema come detto è piuttosto spinoso. E, di nuovo, sta creando non pochi grattacapi a Berna, anche perché il Consiglio federale aveva già varato una Legge speciale per le vittime di Crans-Montana scatenando, a sua volta, reazioni contrariate in Parlamento. 

«Questa nuova vicenda mi mette a disagio» ha ammesso la consigliera nazionale Céline Amaudruz (UDC/GE). «E non sono chiaramente l'unica, a giudicare dai numerosi messaggi ricevuti. La gente è indignata, perché si ha l'impressione che la Svizzera si pieghi davanti all'Italia. E che alla fine si chieda ai nostri contribuenti di pagare le fatture altrui». Per la ginevrina, bisogna distinguere bene tra questo risentimento e il dramma in sé. «Gli svizzeri si sono mostrati molto solidali di fronte a una catastrofe che ci ha scioccati tutti, e spetta ora alla Giustizia stabilire le responsabilità. Ma constato che il Consiglio federale tende a metterci davanti al fatto compiuto, prima con una legge speciale sull'aiuto alle vittime e ora con un accordo sul rimborso delle fatture. Temo che questa successione di precedenti ci causerà problemi in futuro».

Un parere condiviso in Parlamento da Cyril Aellen (PLR/GE), uno dei primi a guidare la fronda contro questo trattamento speciale per le vittime di Crans-Montana. Interpellato dalla RTS su questo accordo riguardo alle fatture, ha spiegato: «Stiamo cedendo alle sirene italiane». A suo dire, il problema deve essere gestito con il diritto ordinario. «In casi come questo, gli italiani devono pagare per i loro cittadini e gli svizzeri per i propri. Mi sembra molto più sano».

Aellen teme che il Consiglio federale stia cercando di rifarsi l'immagine dopo il dramma. Ma, ha aggiunto, la reputazione di un Paese si costruisce senza fare trattamenti di favore: «A causa dell'emozione suscitata dal dramma di Crans-Montana, c'è la volontà di trattare le cose in modo specifico. Eppure, le vittime di tragedie sono numerose nel nostro Paese, anche se non si tratta di eventi di tale portata. Dobbiamo loro un trattamento equo».

Dopo l’Italia, la Francia?

Se è vero che a sinistra le critiche sono meno aspre, è altrettanto vero che gli interrogativi non mancano. «L'Italia è stata uno dei primi Paesi a dire che non avrebbe fatto pagare i feriti accolti sul suo territorio. C'è quindi una logica di reciprocità, oltre a una responsabilità morale della Svizzera in questa catastrofe» ha reagito Brigitte Crottaz (PS/VD). «Detto ciò, questa decisione pone altre domande. A quanto ammontano i costi? Dove prenderemo i soldi? E cosa faremo con Paesi come la Francia, che hanno avuto vittime nell'incendio e che accolgono pazienti svizzeri da loro?»

Pur ritenendo il dossier «complesso», Crottaz ha detto di provare un certo disagio nella gestione di questo dramma, principalmente riguardo ai soldi destinati alle vittime di Crans-Montana che, grazie a una Legge speciale, riceveranno 50 mila franchi. «Il fatto che le vittime di Kerzers non abbiano avuto diritto allo stesso indennizzo è la prova che nella nostra legislazione mancano misure adeguate per le catastrofi di vasta portata». Diverse interpellanze parlamentari sono state peraltro depositate al riguardo.

Al Centro, per contro, Benjamin Roduit (VS) ha dichiarato che prima di commentare è necessario ricontestualizzare quanto accaduto. «Per me c'è stata una fretta incomprensibile: che l'Ospedale del Vallese invii le copie delle fatture in Italia senza consultazioni è una goffaggine monumentale». Roduito ha ricordato poi che quando è avvenuta la catastrofe, diversi Paesi sono intervenuti. «Quando accade un tale dramma, non si possono seguire le procedure abituali e fare calcoli da droghiere. Di fronte a una tragedia che ci ha travolti tutti, e durante la quale c'è stata solidarietà internazionale, bisogna trovare un accordo globale tra tutti i Paesi che hanno aiutato, anche a costo di uscire dai sentieri battuti. In questo senso, trovo normale che Guy Parmelin cerchi di calmare le acque e trovare una soluzione».

Sì a una tavola rotonda

Per Raphaël Mahaim (Verdi/VD), è giusto bloccare l'invio delle fatture in via provvisoria. «È d'altronde una decisione che il Consiglio federale e i ministri cantonali della sanità avevano preso molto rapidamente dopo il dramma». Mahaim ha ricordato inoltre che nessuno degli istituti coinvolti ha problemi di liquidità. «Il trattamento di queste fatture può quindi attendere».

Per lui, la soluzione definitiva su «chi dovrà pagare cosa» arriverà nel lungo termine. «Deve essere negoziata durante la tavola rotonda, la piattaforma istituita dalla Confederazione nella Lex Crans-Montana per riunire tutti gli attori del dossier. L'importante sarà che ciascuno sia trattato nel rispetto dell'uguaglianza di trattamento. Non si può tollerare che vi siano trattamenti diversi a seconda delle nazionalità». Per lui, questa è l'unica via per avere una «soluzione robusta» di fronte a questo dramma.


In questo articolo: