Un passo verso la distensione tra la Confederazione e l’Italia

Le prove di distensione tra Svizzera e Italia sulla tragedia di Crans-Montana fanno un passo avanti. Dopo la decisione di non inviare più copia delle fatture alle famiglie delle vittime curate negli ospedali svizzeri, comunicata lunedì alla premier Giorgia Meloni, oggi Guy Parmelin è andato oltre. Di fronte ai giornalisti che gli hanno ricordato le accuse agli svizzeri di essere stati «troppo burocratici e poco umani», il presidente della Confederazione ha ammesso che «forse ci sono state alcune inaccortezze (maladresses, in francese)».
Come più volte ribadito, le spese mediche saranno a carico del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV) nella misura in cui non siano coperte dalle assicurazioni, come previsto dai regolamenti europei e stabilito dagli accordi bilaterali. L’assistenza reciproca in materia di prestazioni è infatti sancita nell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. Ma Parmelin ha chiarito che a Berna ci si chinerà sulla questione. «Ricordo che è un regolamento che applichiamo da anni con tutti i Paesi dell’Unione Europea. Ma siamo pronti a mostrare apertura e a trovare un accordo». La regolamentazione prevede una possibilità di deroga, ha precisato. «Una clausola che può permettere, se gli Stati sono d’accordo, un’eccezione, e il Consiglio federale sta analizzando questa opzione». Insomma, lo Stato italiano che aveva minacciato che «non si sarebbe mai accollato le spese», potrebbe ottenere una risposta diversa da quella avuta finora. Parmelin lo ha spiegato incontrando i rappresentanti dei media che lo attendevano a margine degli incontri con il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, a Roma.
Per Giorgia Meloni, una «soluzione accettabile» significa che «nemmeno un euro debba uscire dalle casse dello Stato italiano» o del suo sistema sanitario pubblico. Si appella, di fatto, al Regolamento 883/2004 dell’Unione Europea, che al paragrafo 3 dell’articolo 35 stabilisce che gli Stati membri possono «rinunciare al rimborso fra le istituzioni che rientrano nella loro sfera di competenza», in questo caso per le cure prestate ai cittadini. «Il Consiglio federale, e questo è l’impegno che ho preso, esaminerà questa eccezione nel regolamento per vedere cosa si può fare e trovare una soluzione», ha ammesso Guy Parmelin.
La tavola rotonda
Il presidente della Confederazione ha ringraziato l’Italia per la sua solidarietà nella gestione della tragedia e ha illustrato il sostegno svizzero alle vittime e ai loro familiari. Si è parlato, tra l’altro, della tavola rotonda che la Svizzera istituisce per riunire le vittime, i loro familiari, le compagnie di assicurazione interessate, persone potenzialmente tenute a fornire prestazioni e autorità competenti. «Vogliamo davvero venire in aiuto con soluzioni extragiudiziali per non perdere tempo, perché i tempi della giustizia sono molto lunghi, ed è ora, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, che le vittime hanno bisogno di sicurezza».






