Da Blatten a Crans-Montana, in Vallese due tragedie molto diverse in pochi mesi

La tragedia di Crans-Montana non ha un impatto solo sulla Svizzera, ma anche e soprattutto sul Vallese. Un Cantone che, solo qualche mese prima, era finito sotto i riflettori per il disastro di Blatten. A fine maggio 2025, una grande porzione del Birchgletscher, ghiacciaio sovrastante il villaggio, era precipitata a valle. La massa di detriti aveva raggiunto l'abitato, seppellendo case, edifici e infrastrutture. Le immagini della frana avevano fatto il giro del mondo. Nei giorni precedenti al disastro, circa 300 persone avevano dovuto abbandonare le loro case, poi sepolte dai detriti. Non solo. Nel crollo, una persona era stata data per dispersa: un mese dopo, erano stati individuati e recuperati i suoi resti. L'uomo era un 64.enne della zona, allevatore di pecore.
Circa sette mesi dopo, il Vallese è di nuovo dilaniato. E questa volta, da una tragedia immane, che nulla ha a che vedere con il disastro avvenuto a maggio. Il bilancio delle vittime e dei feriti è pesantissimo. E non fa altro che appesantire un Cantone già duramente messo alla prova dalle catastrofi naturali avvenute nel corso degli anni.
Dalle valanghe alle frane, il Vallese è infatti soggetto a disastri naturali. L'ex consigliere federale Pascal Couchepin, nato e cresciuto nella zona, interpellato dal Tages-Anzeiger, confessa che i suoi primi ricordi di infanzia sono «le inondazioni e le valanghe». «Ed è così per molti. La memoria collettiva nel Vallese è segnata da incidenti e catastrofi naturali», ha spiegato l'ex presidente della Confederazione. Come sottolinea Couchepin, in passato, nel Cantone era abitudine affrontare le catastrofi con fatalismo religioso. «Si diceva: è stata la volontà di Dio».
Un aspetto, questo, sottolineato sempre sul Tages-Anzeiger anche dallo storico e regista vallesano Wilfried Meichtry che, da tempo, si occupa dell'impatto delle catastrofi naturali sul Cantone. Secondo Meichtry, fino all'inizio del 20. secolo, la paura delle catastrofi era onnipresente nel Vallese, al punto che i parroci dei villaggi guidavano i fedeli in processioni fino alle lingue dei ghiacciai.
Quella accaduta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, tuttavia, è una tragedia molto diversa. Che non ha eguali. Nel tempo, infatti, solo lo sviluppo turistico ha permesso al Vallese di cambiare il suo rapporto con la montagna. Le zone un tempo ostili, oggi sono una fonte di reddito e una base economica. E proprio per questo motivo, quanto accaduto a Crans-Montana è ancor più doloroso. «La gente ha imparato a convivere con le catastrofi naturali», ha spiegato ancora Meichtry al Tages-Anzeiger. «Ma questa tragedia è un tipo diverso di catastrofe. Elaborarla sarà molto difficile e doloroso anche per il Vallese, abituato alle catastrofi».
Prima dell'incendio del Constellation, un disastro non causato dalla natura in Vallese si era verificato solo nel 2012, quando un bus con targhe belghe, di ritorno da un campo sciistico, si era schiantato in un tunnel autostradale vicino a Sierre. Nell'incidente erano morte 28 persone, tra cui 22 bambini.
